MERAVIGLIA
Afrore Delle fronde tue verso le albe rivolte… Fronteggiate Da strutture di cera eclissate Mentre rive del mare i piedi ti bagnano Il subconscio [Con le tue mani] sorreggimi. Io dalla tua assenza, lancinato, vivo Ossessiva la presenza tua Intercorre Sofferenti d’amore le rose ho spiato
AZUL
Il cielo multiforme. La voglia di volersi coricare fra le rocce Cullati dalle migliaia di emozioni Contrastanti. Fuori dalla casa azzurra Uno strapiombo sul Mare Liquoroso e vivo come a fine maggio.
RECETTORI
E ti senti Tutto Vibrare e rabbrividire Ma sei lontano anni luce dall’assiderazione È diverso È l’opposto perché sei vivo [!] E te ne stai ricordando La Vita ti sta sbattendo in faccia questa verità, Ancora una volta
SYMBOLUM
Inizia a delinearsi una linea All’orizzonte Ma il quotidiano macinare rimane soleggiato Evita il richiamo del cambiamento Moderno. Brontosauri si nutrono silenziosi Sfregiando indifese acacie Come se un domani non ci fosse… Mentre i Velociraptor dilaniano carcasse Ansimanti Gli ultimi Pterodattili volteggiano Errabondi e incompresi nel loro solito Strillare E quello Stegosauro… Impassibile fissa l’incanto irrequieto di quel Meteorite
MERITEVOLE E DUBBIOSA
I tuoi pregi sono sapori di piatti sconosciuti Sapidi e tanninici Aleggi come l’aroma del sughero di una bottiglia Profanata nel giorno festivo. Sei una goccia sulla schiena, La rugiada sugli aghi del pino silvestre. Senza temere di scattarti fotografie sfocate Rimango sospeso fra pensieri danzanti e Cullato da Leggiadre vestali di monumentale ebbrezza Sovrappensiero e Cristallizzato nell’ambra della reminescenza Prego che tutto ciò non finisca, non ora..!
ISPIRAZIONE (…)
Il ruscello dirigibile Diretto verso una sponda remota Il suo colore cangiò Si fece testo… Tutto il suo corpo..! Come sangue sprigionò Positività
STUPORE E SAZIETA’
Desidero scrivere Ardo dal desiderio di descriverti La mia schiavitù è questa! Ogni cosa …ogni cosa fa parte di un cerchio Una ripetuta intricata infinita linea immaginaria Filo di delusioni e di amori L’angoscia del futuro batte alla porta Sono le quattro del mattino di una notte insonne Al raptus inconcludente del sollecitare il vuoto… Incubi fioriscono come funghi nel sottobosco dell’ignoranza È impossibile dare forma al vago Ma della bruttezza fisica non manca visione E allora incornicio quadri di finte convinzioni…
PALLONCINI DI VITA
Soffici impalpabili e volatili Siete colorate bolle di sapone Temerari Alla conquista del cielo Vi vedo minuti…girini di speranza… [Dopo dieci anni] Rimango affacciato al balcone Un palloncino cade a terra Esplode rapido…stramazza senza esitazione Era l’ultimo E mi sento raggelare La mia infanzia è appassita È quel fiore inaridito del pattume cimiteriale Relegato… in preda alla disperazione Prego sconsolato in lingue sconosciute Vivo con disagio ricordi disgustosi Avvolto da lenzuola di febbrili sudori Rimango vittima di incontrollati brividi alla schiena… Dimenticando che è giorno di festa.
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Come citare questo articolo
Marco Paiatto. “Sospeso tra pensieri danzanti”. Ventaglio Novanta, n. 59, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/sospeso-tra-pensieri-danzanti/