Per Rovigo è sicuramente un motivo di orgoglio poter offrire, a residenti e turisti, l’opportunità di immergersi nella storia frequentando il Museo dei Grandi Fiumi. Una istituzione concepita come un itinerario nel passato – dalla Protostoria al Rinascimento – reso possibile ed accattivante grazie ad una sequenza di ambienti, studiati anche scenograficamente, in modo da coinvolgere, e spesso stupire, i visitatori.
Ma la nascita del Museo dei Grandi Fiumi, ospitato nell’ex convento di San Bartolomeo, ha un precursore che non va dimenticato: il Museo Civico delle Civiltà in Polesine. Istituzione questa che intendiamo ricordare, in particolare perché quest’anno ricorre il 40mo della sua apertura.
Per saperne di più e ripercorrere la genesi dell’istituzione, ci incontriamo col dott. Raffaele Peretto, attuale presidente del CPSSAE nonché ex direttore del Museo dei Grandi Fiumi, che visse le due tappe del museo rodigino.
– Dott. Peretto come nacque il Museo Civico delle Civiltà in Polesine, antecedente del Museo dei Grandi Fiumi?
“Fu nel dicembre 1978 che l’Amministrazione Comunale di Rovigo istituì il Museo Civico delle Civiltà in Polesine, designando la sede nell’ ex monastero di San Bartolomeo. Il neonato museo veniva ad incorporare collezioni etnografiche e le preziose testimonianze archeologiche che erano state raccolte e conservate presso il Museo Archeologico; questo nato nel 1971 per merito del CPSSAE, la cui sede, in Viale Regina Margherita, era prossima alla demolizione. Il nuovo museo rodigino, però, si collocava nel precario stato di conservazione della struttura architettonica di San Bortolo. Nonostante questi problemi il Museo Civico delle Civiltà in Polesine veniva aperto al pubblico il 10 maggio 1980 con due sezioni espositive, archeologica ed etnografica; due anni dopo ospitò quella naturalistica, con la presentazione della storica collezione ornitologica dell’Ufficio Caccia della Provincia di Rovigo”.
– Quale ritiene sia stato l’aspetto più significativo di questo primo museo rodigino denominato Museo Civico delle Civiltà in Polesine?
“Di fronte ad una situazione inadeguata per gli spazi museali, gli impegni e gli obiettivi del Museo si indirizzarono in studi sul territorio con indagini sul campo, attraverso continue attività di ricerca prevalentemente rivolte all’evoluzione paleoambientale del Polesine e all’individuazione di tracce insediative sepolte attraverso programmate ricognizioni di superficie. L’azione del Museo in questo settore ha, infatti, contribuito ad allargare sensibilmente le conoscenze del Polesine nell’antichità attraverso costruttive collaborazioni con la competente Soprintendenza Archeologica, con Istituti Universitari, Gruppi Archeologici e volontari. L’analisi geomorfologica del territorio e i sorprendenti riscontri emersi dalle foto aeree hanno portato ad una più verosimile ricostruzione di antichi paesaggi sepolti dalle vicende dei fiumi Po, Adige, Tartaro. Oltre a due centuriazioni dell’agro Adriese, sono state individuati dalla fotografia aerea altri ridotti interventi territoriali e tracce di rettifili stradali romani.
Si è indagato e scavato in aree interessate da un’articolata distribuzione insediativa nell’età del Bronzo lungo antiche diramazioni padane. Rilevanti sono state, anche, le scoperte di organizzate aree insediative di genti etrusco-padane tra i secoli VI e V a.C. nell’antico entroterra di Adria. Fruttuose sono state le campagne di scavo svolte in collaborazione con istituti delle Università di Padova, Ferrara, Pavia, Bochum e quelle direttamente gestite dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto in varie località polesane.
Il Museo organizzò inoltre alcune mostre archeologiche e convegni e per tre anni corsi di aggiornamento per insegnanti che, per le numerosissime adesioni, si tennero in sale cinematografiche. Si curarono alcune pubblicazioni, quali L’antico Polesine (1986), Il Museo e la Scuola (1989), Atria, siti archeologici della Provincia di Rovigo (1989), Balone, insediamento etrusco presso un ramo del Po (1994).
– Come nacque poi l’idea del grande passo che ha portato alla realizzazione del Museo dei Grandi Fiumi?
Una svolta decisiva per il museo rodigino derivò dall’avvio del progetto di restauro della sua prestigiosa sede, sostenuto dalla Regione Veneto e dallo Stato. Si giunse, così, in più fasi, dal 1990 al 2004, al radicale restauro dell’ex Monastero di San Bartolomeo, finalizzato alla restituzione filologica del complesso in relazione alla sua funzione museale. Ciò segnò una fase di rinnovato splendore del monumento, uno dei più notevoli della città e del territorio provinciale.
La disponibilità di una rinnovata sede con oltre 6000 metri di superficie si apriva verso l’organizzazione di un moderno museo rivolto all’Europa. Questa è stata l’idea vincente di Gabbris Ferrari che, al tempo Assessore alla Cultura, portò il Comune di Rovigo ad istituire nell’ottobre 1997 il Museo dei Grandi Fiumi, facendolo subentrare al precedente Museo Civico. Il nuovo museo doveva ribaltare l’immagine di un antico Polesine inospitale, valorizzando quanto le ricerche avevano portato alla luce. Con questo spirito, nella sua futura sede fu svolto l’articolato Simposio Internazionale Verso il Museo dei Grandi Fiumi dal 5 al 6 marzo 1998¹, conclusosi con la sottoscrizione dell’accordo di programma Partnership dei grandi fiumi d’Europa, rivolto a promuovere una costruttiva collaborazione per favorire lo sviluppo culturale ed economico di bacini fluviali europei. In breve vennero definite le prime idee progettuali che sostanzialmente costituivano l’articolazione del percorso espositivo museale, rivolto alla presentazione delle tappe fondamentali della storia naturale ed antropica del territorio, inserita e vista in un ampio raggio, confrontandola con aree del Mediterraneo e dell’Europa”.
Un grande fervore dunque, che portò alla nascita del Museo dei Grandi Fiumi, di cui torneremo a parlare nel prossimo numero del Ventaglio. Abbiamo qui doverosamente ricordato la nascita e l’avvio del suo antecedente, ovvero del Museo delle Civiltà in Polesine, aperto 40 fa nel 1980. Ma c’è un altro anniversario da ricordare, a cui dedichiamo l’apposito riquadro.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “La nascita del Museo di Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 61, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-nascita-del-museo-di-rovigo/