Mi sono sentito dire che Rovigo non è una bella città. Mi è stato facile controbattere che non è vero: ha infatti due piazze straordinarie, monumenti e architetture interessanti, strade con scorci gradevoli, vestigia importanti come i resti delle antiche mura e le torri del castello. Mi sono sentito dire che Rovigo è una città priva di verde. Mi è stato più difficile controbattere: è vero. Ci sono pochi alberi attorno all’antico castello; una stretta corona di verde sopra l’alveo tombinato dell’Adigetto; il parco IRAS della casa di riposo, in quartiere San Bortolo; due bei viali alberati con platani che conducono alla stazione ferroviaria; poi, ancora, quel che resta di parco Curiel e qualche alberello lungo le strade del centro.
Sì, a Rovigo il “verde” è proprio poco, ma i più non sanno che la città nasconde un bosco, è il Parco A. Langer.
Il bosco nascosto
Il parco occupa una striscia di terreno lunga oltre 500 metri e larga circa 120, con una superficie di sei ettari e mezzo che, per una buona metà, è coperta da un fitto intrico di alberi, e per la rimanente è un ameno prato in piccola parte occupato da un orto sociale: l’Orto delle Farfalle.
Il parco è stato intitolato ad Alexander Langer, ambientalista, figura di altissimo profilo sociale, portatore di valori straordinari. Forse mai, come in questo caso, la scelta è stata più appropriata.
E’ un ambiente semi-naturale, uno spazio in cui la natura ha saputo rigenerarsi velocemente quasi avendo coscienza che un ritardo avrebbe comportato la propria fine. Così si è preservato, anche grazie alle tante battaglie che hanno visto contrapposte, per anni, le Associazioni ambientaliste e le Istituzioni: perché nel parco era previsto un attraversamento con un asse viario e recentemente di un gasdotto.
Pericoli a quanto pare scongiurati per la grande “macchia verde”, che si è formata negli anni, occupando il luogo un tempo deputato al “Tiro a Segno”: vi insisteva un’infrastruttura opportunamente organizzata per svolgere in condizioni di sicurezza il tiro a segno con armi da fuoco.
Le esercitazioni di tiro già non si facevano più quando, nel 1968, entrai per la prima volta in questo luogo. Ero studente della prima classe delle superiori, fui selezionato a partecipare ad una gara campestre e, per la competizione, mi portarono proprio in quest’area. Mi ricordo che si entrava da Viale Porta Adige: superato il cancello, si percorreva un bel viale di tigli e, in fondo, si trovava un edificio dall’architettura gradevole, ora un rudere, che era il centro servizi dell’impianto. In questo edificio ci cambiammo e ci preparammo alla corsa. Il tragitto comportava il passaggio sopra l’argine del canale per un lungo tratto e poi il ritorno tra le paratie murarie della struttura. Non vinsi, ma mi rimase impresso il luogo, allora quasi privo di alberi, e lo sforzo profuso nella corsa.
L’area è rimasta abbandonata per lunghissimo tempo, in realtà tutt’ora lo è. Per un paio d’anni, forse alla metà degli anni ‘80, ci andavo settimanalmente per disputare la solita partitella di calcio tra amici. Il campo di gioco era attestato lungo Viale Porta Adige, a destra del viale di tigli sopra menzionato. Già allora tra i resti murari dell’impianto di tiro a segno si era sviluppata una copiosa vegetazione arbustiva ed arborea.
A distanza di tanti anni, quale associato di Italia Nostra, sono stato coinvolto nella questione della salvaguardia del sito e ho, in qualche modo, contribuito alla “lotta” per impedire lo sfregio di quello che è diventato un bosco a ridosso della città. Assieme ad Italia Nostra si sono schierate altre associazioni tra le quali il WWF, Legambiente, la Lipu, il FAI e anche Comitati di Cittadini e il Gruppo Ortisti dell’”Orto delle Farfalle”. Tante persone che operano per mantenere il luogo pulito e gradevole. Annualmente, nel mese di settembre, viene organizzata una festa per promuovere questa realtà oramai consolidata nel territorio.
Con decreto del Ministero Dei Beni e Delle Attività Culturali e del Turismo del 21 gennaio 2014, Parco Langer è stato dichiarato di interesse culturale ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.
Per la precisione le motivazioni del vincolo sono supportate dalla presenza dei resti dell’ex Tiro a Segno; tuttavia protegge il parco anche il vincolo paesaggistico presente, in quanto area rientrante entro la fascia di 150 metri dal canale Ceresolo.
Si percepisce Parco Langer percorrendo Viale Porta Adige da nord: si staglia ben definito oltre gli argini del canale Ceresolo, poi la strada disegna un’ampia rotatoria e il bosco scompare. A sud “Casa Serena”, assieme ad altri caseggiati, ne occulta la vista: il bosco in effetti è nascosto nella città. E’ negato ai più dagli insediamenti urbani e infrastrutturali che lo circondano: a est infatti sorgono gli edifici residenziali e il palazzetto dello sport e poi il più grande bacino scolastico di Rovigo, con quasi tutti gli istituti delle Scuole Medie Superiori. A ovest il traffico della rotatoria di viale Porta Adige è la barriera più eloquente; tutta la complessità delle intersezioni viarie e tecnologiche non consentono un minimo segnale di tanta insolita bellezza.
Ci si arriva infatti da un sentiero appena abbozzato nel terreno che si insinua tra la casa di riposo e due edifici quasi gemelli che con essa sono confinanti. Un sentiero lungo sessanta metri che d’un tratto si apre sul grande prato, poi ancora cinquanta metri e sulla sinistra l’Orto delle Farfalle annuncia la grande macchia verde. Ancora un ponticello da attraversare…
La suggestione del bosco
Superato il ponticello si entra nel bosco e si esce dalla città. Tutto cambia: sentieri tortuosi aggirano i tronchi degli alberi, la boscaglia mostra la continua lotta delle piante tese a raggiungere la luce del sole che vicendevolmente si negano. Lungo i sentieri, piccole cataste di legname, rami e tronchi caduti mostrano uno scenario fantastico, un incanto; la stessa aria non è più quella della vicinissima città, la vegetazione la trattiene, la inumidisce, la rende odorosa: una meraviglia.
Al suo interno si elevano alberi notevoli, sono i pioppi e, con dimensioni minore, i salici, gli aceri, gli ontani, i tigli e gli olmi ecc, e il sottobosco vario, molto ricco. Molta importanza e risonanza ha avuto poi il ritrovamento, nel parco, della “rana rossa”, la rara Rana di Lataste “Un ritrovamento importantissimo perchè l’anfibio, a rischio estinzione, è una specie di prioritario interesse comunitario e rientra nella Lista Rossa IUCN dedicata allo stato di conservazione delle specie animali e vegetali del pianeta.”
da www.wwfrovigo.it.
Mi pare che dare compimento al parco voglia dire farlo emergere in quanto elemento interattivo per eccellenza proprio per i poli scolastici e sportivi, per la vicina casa di riposo e per il contesto residenziale: mancano gli elementi in grado di unire che sono i percorsi, i piccoli manufatti aggreganti, i giochi per bambini, ecc., in fondo poca cosa.
Parco Langer in definitiva vale bene una passeggiata, un incontro con coloro che si dedicano al suo mantenimento, alle colture di un orto che aggrega persone avvicinandole alla terra.
Mi sento di ringraziare i tanti che hanno fatto sì che questo bosco sopravvivesse alle trasformazioni cittadine, menzionando, per tutti, Diego Foresti, sempre presente nelle lotte, nella organizzazione di eventi, ma anche nella coltivazione di ortaggi e nella pulizia del tutto.
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Come citare questo articolo
Lauro Benetti. “Parco Langer”. Ventaglio Novanta, n. 61, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/parco-langer/