Dall’inizio del XV secolo si ebbe un cambio di tendenza da parte dei ricchi mercanti veneziani che preferirono investire i loro favolosi guadagni nell’acquisto di ampi appezzamenti di terreno un po’ in tutte le province venete. Il progressivo ridursi degli scambi commerciali con i territori del Mediterraneo orientale, divenuti infidi per la bellicosità dell’impero turco, sempre più determinato ad estendere il proprio potere, e l’intraprendenza di nuove potenze marinare come la Spagna, il Portogallo, l’Olanda, l’Inghilterra, pronte a sfruttare le nuove rotte commerciali dopo la scoperta dell’America, portarono infatti le ricche famiglie della Serenissima ad effettuare consistenti investimenti fondiari.
Anche in Polesine fu possibile reperire vaste aree da destinare all’agricoltura, a volte dopo consistenti lavori di bonifica in terre da secoli soggette a ripetute alluvioni. Erano investimenti meno proficui, ma certamente più sicuri rispetto ai rischi del mare. E, con questi possedimenti terrieri, ecco la necessità di costruire fabbricati utili alle nuove attività agricole e dimore adeguate per la direzione e la sorveglianza dei lavori.
Dimore degne della grandezza ed importanza delle nobili famiglie proprietarie, edifici da destinare anche a luogo per la villeggiatura e per gli svaghi, ma anche residenze più stabili. Sorsero così, anche qui in Polesine, molte ville e case padronali, progettate spesso da quegli architetti che già avevano mostrato il loro genio nella costruzione dei grandi palazzi veneziani.
In più occasioni questa rivista ha avuto modo di ricordare ed illustrare le principali ville storiche e i più noti palazzi che ancora oggi abbelliscono le nostre città e i paesi.
Questa volta proponiamo un itinerario meno noto, che ci porta a scoprire edifici di rilievo tuttora presenti ed ammirabili nel territorio del Comune di San Bellino.
A ridosso della riva sinistra del Canalbianco, lontana dal centro abitato, troviamo Villa Moro, certamente la costruzione più eminente della zona.
E’ un palazzo seicentesco che si sviluppa su tre piani. Nella facciata presenta nel corpo centrale un pronao a doppio ordine con piccole lesene sulla superficie, concluso dal timpano..
Una doppia scala accentua la scenografia, consentendo l’accesso al piano nobile. Al piano terra troviamo un salone centrale con accesso alle quattro stanze laterali un tempo adibite a cucine e servizi. Nei saloni e nelle stanze dei due piani superiori, che presentano le stesse disposizioni del piano terra, sono stati conservati i pavimenti in terrazzo veneziano ed i soffitti con travature in legno. In qualche stanza si possono notare delle tracce di decorazioni a stucco.
La villa è circondata da un alto muro che racchiude il giardino, un imponente rustico neoclassico e le abitazioni dei contadini. A ridosso di questo muro è stata costruita, adiacente alla strada arginale sul Canalbianco, la chiesetta padronale con una porta esterna per l’accesso anche alla popolazione della tenuta, menzionata già in una visita pastorale del 1604. La famiglia veneziana dei Moro appare già nei registri parrocchiali del 1602.
Un altro grande edificio, esistente in prossimità del centro abitato del paese, è Villa Guarini. Risale al cinquecento. Forse a causa di un incendio, che nel 1919 la distrusse, subì nel 1925 una radicale ristrutturazione che purtroppo le fece perdere la primitiva fisionomia. Sulla sua facciata, ora priva di elementi architettonici, rimane soltanto una scala a due rampe laterali di accesso al piano nobile. Nel giardino antistante sono presenti i resti di una vera da pozzo in marmo bianco.
Il palazzo è ricordato soprattutto per l’importanza dei membri della famiglia Guarini che giunsero a San Bellino nel 1476 con Battista. Per i suoi meriti di ambasciatore in Francia, fu gratificato dal Duca di Ferrara Borso con la cessione in feudo di un esteso territorio, poi bonificato e denominato “Presa Guarina”.
Su questo terreno Battista costruì una sontuosa villa, quella che ancora esiste seppur molto modificata. Questa dimora fu abitata anche dall’umanista Giovan Battista Guarini che nacque nel 1538. Dal Duca Alfonso II di Ferrara ebbe importanti incarichi per missioni diplomatiche, e fu apprezzato come docente insegnando nelle Università di Ferrara e Padova.
Interessante per la storia del Comune polesano la sua determinata presa di posizione, grazie alla quale nel 1609 fu bloccata la rimozione dell’arca di San Bellino dalla chiesa del paese. All’epoca il santo fu scelto quale patrono del capoluogo polesano, e pertanto si era deciso di trasportare l’arca di San Bellino nel duomo di Rovigo. L’iniziativa del Guarini, che ha impedito tale trasferimento, ha pertanto preservato un bene di grande rilievo – sia sul piano religioso che storico e culturale -per il comune che porta il nome del Santo Vescovo padovano di cui conserva le spoglie mortali.
I Guarini vengono inoltre menzionati più volte nei registri parrocchiali. Nel 1647 viene citata la nobildonna Giulia Guarini Ariosti. Essa sostenne le spese per l’abbellimento della cappella maggiore della chiesa e la costruzione della nuova arca di San Bellino, come risulta da una scritta riapparsa recentemente.
In località Presciane si trova Villa Nani Mocenigo dalle linee architettoniche molto semplici, di probabile origine tardo-settecentesca. Si sviluppa su tre piani. Sembra che questa villa sia stata edificata al posto di una precedente costruzione di Presciano Presciani, amministratore del Duca di Ferrara, già indicata nelle mappe del 1527. Un lungo viale alberato collega, ancora oggi, il palazzo direttamente alla chiesa parrocchiale di Presciane, un tempo di proprietà della villa stessa.
Quasi di fronte alla predetta villa Nani Mocenigo sorge un altro palazzo di origine settecentesca. E’ Villa Vallerini che si sviluppa su due piani con un corpo centrale e due brevi ali laterali, forse aggiunte in epoca successiva (una delle due è stata recentemente demolita). La sua facciata, molto semplice ed equilibrata, è solcata da due canne fumarie ed è arricchita dalle sei finestre del granaio sovrastante e da un balcone del piano nobile sormontato da una breve cornice.
Tra le varie case padronali, che sorgono sul territorio di San Bellino, ricordiamo Casa Barbarigo (Corte Rosine), un interessante edificio che richiama la composizione della tipica architettura rurale della zona.
La sua costruzione risale al 1583. Si sviluppa su due piani ed ha una facciata con due eleganti camini laterali. Sotto il tetto spicca una cornice dentellata e al centro una breve gradinata che porta all’ingresso principale e presenta, sul pianerottolo, due panchine di marmo.
In periodi successivi è stata aggiunta da un lato un’ala di un solo piano con due finestre che richiamano quelle del fabbricato principale; dall’altro lato è stato annesso un lungo fabbricato ad un piano, quale rustico per le attività della corte.
Un cenno meritano altri edifici non privi di interesse, tra cui Villa Altieri e Villa Zambonin, mentre è inutile cercare il palazzo che la tradizione ha a lungo indicato come la casa in cui nel 1696 venne alla luce il pittore Mattia Bortoloni. Il fabbricato, ubicato tra San Bellino e Presciane, fu rifatto completamente anni fa e pertanto non più riconoscibile. Anche se in realtà in tempi recenti è stata documentata la nascita di Bortoloni a Canda, è molto probabile che la sua famiglia si sia spostata in questa località. Qui il giovane pittore cominciò a dipingere, realizzando, all’età di 23 anni, la sua prima pala d’altare per la chiesa di San Nicola di Castelguglielmo, di cui ci ripromettiamo di parlare in un prossimo numero del Ventaglio.
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Come citare questo articolo
Paolo Zambonin. “Le Ville di San Bellino”. Ventaglio Novanta, n. 61, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-ville-di-san-bellino/