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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Riaperta la chiesa di San Genesio

Ampia la partecipazione popolare, a testimonianza del legame tuttora vivo nei confronti del Santuario Mariano di Stienta

di Michelangelo Caberletti

Ventaglio Novanta n. 61 2020 pp. 32–35

E’ destinata a rimanere negli annali storici e nel cuore di molti stientesi la data del 3 febbraio 2020, giornata che, dopo anni di attese e rimandi, ha visto la riapertura della chiesa della Madonna di San Genesio. Una folla composta e devota, a malapena contenuta nell’ampia navata, ha partecipato alla sentita cerimonia. Una prova davvero bella dell’amore che ancora lega la popolazione rivierasca del Po a questo santuario mariano, nonostante la sua disagevole ubicazione nel mezzo della campagna. L’avvenimento era atteso con trepidazione dal momento che voci di intoppi burocratici insormontabili e una certa inerzia da parte della parrocchia, avevano fatto temere il definitivo abbandono di questo edificio, gravemente lesionato dal sisma del 2012, ma tanto caro alla devozione popolare.

La proprietà dei Camerini e il contratto di comodato

Il problema principale per avviare i lavori di restauro era legato alla possibilità di poter ottenere i necessari sostegni pubblici stanziati per i luoghi di culto resi inagibili dal terremoto. E ciò in quanto la chiesa della Madonna di San Genesio risulta tuttora di proprietà della famiglia Camerini, ultimo residuo del grande latifondo messo insieme nel corso dell’Ottocento dall’avo Silvestro (denominato Agenzia di Stienta), e proprio la presenza di questa titolarità privata precludeva l’accesso ai fondi pubblici.

Dopo anni di tentennamenti, l’ostacolo è stato superato grazie ad una sinergia di forze tra l’Amministrazione Comunale di Stienta e la Diocesi, che hanno ottenuto dagli eredi Camerini, contessa Diana Lorena e duca Paolo Fulgeri, un contratto di comodato d’uso gratuito di durata trentennale in favore della parrocchia (in pratica un riconoscimento formale della situazione esistente).¹ Ciò ha permesso di sbloccare l’erogazione dei fondi pubblici e di poter accedere al contributo della Fondazione Cariparo per la quota scoperta della spesa preventivata.

Nel frattempo a Stienta si è costituito un comitato di cittadini, presieduto dal prof. Roberto Rovigatti, che ha promosso una sottoscrizione per far fronte sia alle spese impreviste, che ai lavori non contemplati dall’aiuto regionale, quali il restauro dei serramenti, la tinteggiatura della facciata, l’aggiornamento degli impianti, ecc. Secondo quanto ha riferito il presidente al termine della cerimonia, sono stati donati finora oltre 16 mila Euro e la raccolta non è ancora conclusa, manifestando palese soddisfazione per la generosità con la quale hanno risposto tanto i cittadini, quanto le aziende del luogo.

Una volta risolti i problemi burocratici e finanziari, i lavori di restauro e messa in sicurezza sono stati affidati nel luglio dello scorso anno all’impresa Milan Luigi di Giacciano con Barucchella, che ha provveduto con solerzia e competenza alla loro esecuzione, sotto la direzione dell’architetto Massimiliano Furini.

La cerimonia

Per la cerimonia di riapertura si è scelta non a caso la ricorrenza di San Biagio (3 febbraio), in quanto nella chiesa di San Genesio vi è un altare dedicato al santo vescovo di Sebaste, oggetto di particolare devozione. La Santa Messa è stata celebrata dal vescovo mons. Pierantonio Pavanello, che nell’omelia ha ripercorso le tappe che hanno portato a questo risultato. Una vicenda, dobbiamo ricordare, sbloccata proprio dal vescovo (all’indomani del suo ingresso nella diocesi di Adria-Rovigo) al quale si erano rivolti sia direttamente che tramite appelli sulla stampa, diversi cittadini di Stienta, preoccupati dalla situazione di stallo cui sembrava destinato il restauro dell’edificio sacro.

Giustamente il vescovo nell’omelia ha rimarcato l’importanza di mantenere vive le radici religiose di comunità, che in questa chiesa hanno sempre trovato modo di esprimere la loro fede e ottenere così conforto nelle angustie materiali e spirituali. Perché è la fede che salva, che guarisce, come ebbe più volte a dire Gesù: “Và, la tua fede ti ha salvato!”.

L’immagine miracolosa

Si deve qui ricordare che nella chiesa di San Genesio si venera da secoli un’immagine miracolosa della Madonna, originariamente collocata in un piccolo oratorio di proprietà dei monaci benedettini pomposiani. Per far fronte al crescente numero di pellegrini che provenivano dai territori soggetti al ducato e alla diocesi di Ferrara, verso metà Seicento i monaci vi aggiunsero un’ampia navata, trasformando l’oratorio in un santuario mariano vero e proprio, con tanto di alloggio per chi aveva bisogno di sostarvi.

Le vicende politiche avvenute all’inizio dell’Ottocento, quali l’esproprio dei beni monastici attuato dai francesi (da cui è derivata la proprietà Camerini) e il distacco dal contesto ferrarese voluto dagli austriaci, gli hanno impedito di fare quel salto di qualità com’era avvenuto per santuari analoghi (vedi La Comuna di Ostiglia o il Pilastrello di Lendinara). Per questo è rimasto come fermo nel tempo; tuttavia non sono venuti meno la devozione popolare e il fascino misterioso di questo luogo, non a caso scelto dall’Associazione Nazionale Alpini, sezione di Padova e Rovigo, per erigervi il monumento ai caduti e dispersi nelle guerre e tenere qui il suo raduno annuale. L’ANA di Rovigo era infatti, presente alla cerimonia con un nutrito numero di soci, accompagnati dal capogruppo Edgardo Sauro Massari.

Al termine della cerimonia religiosa sono intervenuti per un breve saluto il sindaco di Stienta dr. Enrico Ferrarese, l’assessore regionale Cristiano Corazzari, la contessa Diana Lorena Camerini che ha rivolto un saluto anche a nome del fratello Paolo Fulgeri, l’architetto Massimiliano Furini, il vicesindaco Riccardo Malavasi e il prof. Rovigatti, che ha riferito i risultati ottenuti e i futuri progetti del Comitato per i restauri. Fra il pubblico alcuni sindaci dei comuni vicini, il sindaco dei ragazzi, il rappresentante della Fondazione Cariparo, il comandante della stazione carabinieri e diverse autorità provinciali che con la loro presenza hanno voluto testimoniare l’importanza dell’avvenimento. Al termine della cerimonia religiosa è seguito un incontro conviviale presso la struttura polivalente di Zampine, denominata “Quattro Lamiere”, il cui utile è stato devoluto al Comitato per i restauri.

Ora la chiesa “dlà Madona” come la chiamano affettuosamente gli stientesi, può continuare il suo percorso nella storia, auspicando, secondo il desiderio espresso da molti, un suo maggiore utilizzo sia per cerimonie religiose che come luogo di visitazione negli itinerari del turismo lento e sostenibile (slow or green tourism), di chi ama e rispetta la natura.

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Come citare questo articolo

Michelangelo Caberletti. “Riaperta la chiesa di San Genesio”. Ventaglio Novanta, n. 61, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/riaperta-la-chiesa-di-san-genesio/

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