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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Da Praglia a Badia Polesine

Ai tempi del Coronavirus, grazie ad internet e cellulare, ricostruito un ponte culturale attivato da Ventaglio 90 tra le due storiche abbazie

di Maria Luisa Daniele Toffanin

Ventaglio Novanta n. 61 2020 pp. 150–153

Confinati in casa dall’emergenza Coronavirus, troviamo libertà impensate nella fantasia fanciulla, che si affaccia alla mente e porge memorie-flash di tempi passati.

E subito mi sovviene “un ponte” lanciato da Praglia fino a Badia Polesine, cittadina della Vangadizza, altro monastero storicamente importante, confiscato e definitivamente soppresso all’arrivo delle truppe napoleoniche.

Ma la prima immagine badiese che si affaccia alla mia mente non è quella dell’Abbazia badiese, ma piuttosto quella del Teatro Sociale: il suo profilo appare per primo all’orizzonte dei pensieri miei e a quelli dell’amica Milvia, la quale, proprio in questi giorni di lockdown, ha ritrovato due o tre fotografie della Piccola Fenice polesana. Le è anche riaffiorato il ricordo della Collezione Balzan fra Ottocento e Novecento, sita al piano superiore del teatro, illustrata gentilmente da una signora molto esperta.

Vogliamo ricostruire l’evento. Io e l’amica Milvia iniziamo a scavare telefonicamente, oltre le barriere del virus, in questo terreno remoto cercandone la data: le foto risalgono al 2016, ma per noi sono come nuove, perché il tempo ha sfumato, frammentato i ricordi.

Io sollecito Milvia a rivedere col pensiero l’evento a cui – dopo la visita del teatro e della Pinacoteca – partecipammo raggiungendo una sala della Vangadizza. Mi risponde di non avere un preciso riferimento sull’argomento, forse occultato nella memoria perché in quella giornata a lei interessava di più l’arte.

Scatta allora in me la molla che mi porta a rintracciare un prezioso numero telefonico: quello del telefonino della signora Mara Barison, al tempo bibliotecaria comunale di Badia Polesine, e così la chiamo. Forse – penso – mi considererà matta, dopo 4 anni di silenzio… Le chiedo gentilmente informazioni sulle foto relative al nostro incontro lì a Badia. Lei mi dà precise indicazioni sulla mostra, assicurandomi circa la disponibilità dei documenti fotografici datati maggio 2016. Me li manda subito. Ed eccoli finalmente!

Rappresentano l’interno della Vangadizza: sullo sfondo della prima foto infatti ecco Segantin, Soffiantini, la sottoscritta, Massimo Toffanin e poi la sala dell’abbazia (a cui si ha accesso dal bel chiostro) piena di gente.

Così si chiarisce il mistero di quell’incontro: Lino Segantin presentava l’ultimo numero del Ventaglio, la rivista che dirige, e noi commentavamo la figura di Sebastiano Schiavon, del quale si parlava nel numero del periodico.

Nel labirinto dei ricordi si affaccia anche un’altra amica: è Bruna che ai miei quesiti ha già la risposta pronta, avendo trovato al volo – nel Ventaglio n. 52 del gennaio 2016 – il mio l’articolo intitolato “Sebastiano Schiavon e Battista Soffiantini a Praglia”, due personaggi accomunati dagli stessi interessi culturali e religiosi, che nel primo ventennio del Novecento soggiornarono presso l’abbazia padovana.

La memoria si riattiva: come un puzzle si ricostruisce insieme un evento di 4 anni fa che poi non è uno ma sono due perché c’è un prima rispetto a questo meraviglioso pomeriggio a Badia a cui abbiamo partecipato noi Cenacolini padovani con i nostri mariti: l’appuntamento di Badia, come in una cerimonia di virtuale gemellaggio, aveva infatti avuto un importante precedente a Praglia.

Là, nella nostra sala dell’abbazia padovana, si era concretizzato un altro importante incontro che ora, parlandone con Bruna, riaffiora chiaramente alla mente, caratterizzato dall’immagine di una bella compagnia di rodigini…

Altra telefonata all’angelo dei ricordi, la signora Mara Barison, che mi conferma il tutto inviandomi nuove fotografie relative all’aprile 2016. E avviene un’altra illuminazione (certo che come memoria diamo un po’ tutte a pensare): rivediamo nella foto a destra Lino Segantin con il numero 52 del Ventaglio, il nostro abate Norberto, Giorgio Soffiantini e la sottoscritta. Quindi questo è il documento della prima presentazione del Ventaglio, secondo i normali rituali del direttore.

Ma perché proprio con Soffiantini e con me al tavolo? E la risposta era già nelle parole di Bruna: nella rivista vi era il mio articolo sui due politici, il patavino Sebastiano Schiavon e il rodigino Battista Soffiantini, attivisti del movimento cattolico da cui nascerà il PPI di don Sturzo, ed entrambi frequentatori dell’abbazia di Praglia nei primi decenni del Novecento.

Un’ultima ricerca di Massimo (mio marito) infatti, nella “Cronaca della badia di Praglia dall’anno della ristorazione 1904-1925”, aveva messo in luce l’attività di questi cattolici nelle settimane sociali proprio in quegli spazi, sostenuti e appoggiati dall’abate loro amico Nicolini, e da tanti altri appassionati provenienti da varie città e dalla stessa Padova: c’era anche Cesare Crescente.

Ecco il mistero svelato, come un divertente gioco e ricomposto ora, andando a ritroso nel tempo: forse è la condizione di oggi che ci fa operare simili meraviglie.

Ad ogni modo è bello ora riscoprire che c’era tutta quella folla intorno a noi a Praglia, che si era fatta cultura, insieme a Giorgio Soffiantini, sulla storia dei primi decenni del Novecento, che i vari collaboratori della rivista avevano poi letto il loro contributo, tra questi anche Angioletta Masiero!

Avevano parlato anche – me lo ricorda Marta – Francesco Lucianetti, artista padovano, grande creatore di litografie e pure famoso fumettista più volte premiato, e Brunello Gentile, poeta e scrittore, autore anche dei testi per i fumetti di Lucianetti. Marta raccontava allora che l’artista le aveva creato il suo papiro per la festa della matricola.

Quante trame di vita, di amicizie!

Erano presenti anche la signora Segantin, la nostra Barison, tanti altri amici di Lino e suoi collaboratori. Questo momento di vita e di cultura veramente unico, rivisto nel tempo e completato dal gemellaggio a Badia Polesine, acquista ancor più spessore perché ci ha fatto stringere amicizie con altre persone, ma ci ha fatto conoscere anche la ricchezza culturale e artistica di un Polesine da noi padovani non sempre abbastanza valutato.

Quindi questo ricordo, lentamente riaffiorato dalle nebbie del tempo, diviene un dovuto tributo ad una rivista come il Ventaglio con il suo eccellente direttore, professor Lino Segantin, ad una rivista di grande valenza culturale e storica che ci fa riscoprire una dimensione altra di questo Polesine, affascinante paesaggisticamente e con continue offerte culturali da noi non ancora adeguatamente onorate.

E grazie a Mara Barison, Milvia Romano, Bruna Perin, Marta Brunetta, Luciana Filippi, con l’auspicio che tutti noi del Cenacolo patavino possiamo insieme rivedere questi splendidi monumenti polesani e approfondirne la conoscenza storica e artistica. Con la speranza di raggiungere altri siti quali Loreo, Fratta Polesine, Adria, Grignano con la sua Comuna…

Così oltre la barriera del virus, lanciamo ponti-energia per reinventare il giorno e il dopo.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Maria Luisa Daniele Toffanin. “Da Praglia a Badia Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 61, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/da-praglia-a-badia-polesine/

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