Due uomini, un’amicizia lunga una vita, quattro mani insieme per scrivere, con eleganza e maestria, un romanzo ambientato in Polesine dal titolo “Quella cosa pericolosa chiamata amore”. I due affiatatissimi scrittori – Corrado Antani, tessitore di storie, ed Ettore Mascetti, raccoglitore di storie – proseguono la loro attività letteraria con questa seconda opera noir (anche questa edita da Golem Edizioni di Torino) dopo la prima pubblicata nel 2022 dal titolo “Le eredità del male”.
Il romanzo si sviluppa in tre momenti diversi nell’asse del tempo.
• La prima storia (vera) prende avvio il 3 gennaio 1982, quando un commando, diretto da Sergio Segio, con un’azione dinamitarda libera dal carcere rodigino quattro terroriste di Prima Linea. Momento indelebile della storia rodigina, con il decesso di un civile e numerosi feriti.
• Dieci anni dopo, due studenti universitari, Fabio e Roberto, ritroveranno nel gorgo della Sposa a Trecenta, alcuni barili con all’interno resti di corpi umani.
• Arriviamo ai nostri tempi quando un investigatore ed ex poliziotto, Marco Pavan, si ritrova alle prese con l’indagine sul passato di amico con cui ha un debito morale da riscattare, ma anche con la propria vita familiare divisa tra la figlia adolescente Martina, la ex moglie e gli amici Manfron e la mitica Caterina.
Queste tre storie all’apparenza distanti, si intrecceranno e si avvilupperanno in un noir che attraversa gli anni di Piombo, un periodo spesso dimenticato, di cui difficilmente si legge sui libri di storia, con un nuovo avversario da affrontare: il Vasaio. Un finale rocambolesco, con molteplici colpi di scena, dove tutto e tutti saranno coinvolti e messi in discussione, con scoperte e ri-scoperte; un libro da leggere senza interruzioni.
Un noir ambientato nella terra tra i fiumi, dove – proprio per esplicita necessità e volontà degli scrittori – il territorio è il protagonista silenzioso del libro, un territorio spesso sottovalutato, ma in realtà ricco di prospettive e possibilità di crescita. Va detto che la trama del romanzo è frutto di ricerche approfondite, di letture, di filmati d’epoca guardati e riguardati, perché scrittori non ci si improvvisa, ma si studia e si impara. Da notare l’ottima riuscita della scrittura a quattro mani, eseguita con costanza, riverenza e collaborazione.
In riferimento al titolo, risalta la parola amore, che fa pensare ad una storia romantica, mentre in realtà man mano che il racconto prosegue, emerge il noir con situazioni alquanto complesse, che solo alla fine si risolvono. Ma questo termine, amore, non è incoerente perché emerge chiaramente nei rapporti tra alcuni protagonisti, valorizzando i personaggi.
Insomma un noir, ricco di emozioni, di territorio, di cultura, di storia, condito con amicizia e un pizzico di ironia; un romanzo da leggere, in cui immedesimarsi e viaggiare con tutti i cinque sensi, in una dimensione unica e magica.
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Luana Cantarella. “Un noir polesano”. Ventaglio Novanta, n. 65, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-noir-polesano/