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POESIA

So quanto fragile è la vela

Poesie di Nuccia Venuto

di Nuccia Venuto

Ventaglio Novanta n. 65 2024 pp. 118–120

COMMA DEL KOSMOS

Sono pomice nata dal vulcano galleggio candida e sola illusa d’essere frammento d’un sorriso sfuggito alla luna.

Sono risacca all’imbrunire che gioca svogliata con la rena finché non la seduce il vento e la risucchia il mare.

Sono scoglio che affiora da rocce gravide di chissà quale mistero custodito da onde guerriere mai stanche di lottare sotto squarci impenetrabili di cielo.

Sono albero che frutta se affonda radici nella giusta terra nido che accoglie e spera di placare ogni disperato cinguettare.

Sono caos di cuore e pensiero che al suo destino non sa dare nome.

Sono comma del Kosmos, frazione di quel respiro regolare che accende e spegne stelle nella notte solo per strappare un sorriso di luna.

SO FORSE L’AMORE

So la trasparenza salata d’ombre chiaro scure che galleggiano piatte tra bisbigli di preghiera.

So quanto fragile è la vela se naviga la notte non capisce che grida il vento e il faro ignora.

So di stelle inesperte che annegano in pozzanghere scambiate per spicchi di mare da un sorriso ingannevole di luna.

So quando arresta il cuore quando folle riparte e poi s’arresta ancora e confonde il giorno con la sera. So, forse, l’amore.

NOSTALGIE

Muta la voce del mare all’ultima luce tra carezze di brezza. Finalmente ogni cosa addolcisce.

Infiorata di stelle ricama l’ultimo drappo d’orizzonte mentre il giorno s’arrende alla notte e nel mare in attesa, si fonde.

Intrighi di reti affamate catturano sogni salati confusi tra pesci stregati ingannati d’abbagli di luce.

Nostalgie incagliate tra relitti di tempo tra guizzi di nenie a sgranare rosari di corallo in attesa d’un ritorno

SOGNO MEDITERRANEO

Quale sogno d’ulivo e arance d’oro “fuor dal pelago a la riva” giungerà vela gonfia di vento, all’amoroso porto e quando? Visionarie nebbie in fiati di sirene, ombre di luna, fantasmi di triremi…confondono gabbiani quando rifulge il nostro mare dei suoi arcani. È l’ora che di Commedia s’odono frammenti, spumeggianti criniere di marosi che s’impennano potenti a gesta di semidei, esploratori, eroi, poeti, baci di sfortunati amanti. È l’ora in cui cielo, terra e mare fondono in assonanze pure, l’ora del pentimento fra antiche e nuove stelle a rivedere. È l’ora in cui raro e fugace s’apre il varco ad uno sfasamento di tempo e di pensiero in cui il nostro Mediterraneo cerca pace seppure un tempo fu prode guerriero. È l’ora del risveglio, ladro del sogno, infrattato tra l’orme del passaggio d’Enea, aggrappato all’intima verticale ascesa di Dante, sbigottito dal folle volo d’Ulisse, il viaggiatore errante. È l’ora più segreta in cui la luna, prima che giunga Apollo col suo carro, si tuffa in una polla per addolcire il mare che la restituisce al cielo quando schiarisce rinnovando promessa di nuovo incontro all’imbrunire. Tra Porto Said e Tangeri la bianca, sogno mediterraneo d’ulivo e arance d’oro, vela gonfia di Zefiro rischiuderà ogni notte fin quando indenne “fuor dal pelago a la riva” all’amoroso porto, non più miraggio di nuova vita,

LA LEGGENDA DI PRIMAMORE

Arrivò all’improvviso PrimAmore in un perfetto giorno di Sole che, pur ignaro d’aspettarlo, da ogni fulgido raggio emanava splendore. Elegante, misterioso, affascinante, PrimAmore toglieva a tutti il fiato, intimidiva e confondeva la testa come fa il Mare, quando grida tempesta. Il Sole alla sua vista se ne scivolò via confuso e umiliato, anche lui colto alla sprovvista da PrimAmore nel suo bagliore inaspettato. La Luna subito innamorata srotolando il suo virgineo manto bisbigliava alle Stelle che di PrimAmore tanto incredibile, inaspettato e bello… neppure gli Angeli, mai, ne avevano parlato! Fu festa in un battibaleno, offrendo baci, abbracci, cuori stregati, cotti di PrimAmore, alle roventi braci. Ma quando il Sole ora sazio e felice stava per scemare “Io devo andare” gridò imperioso PrimAmore che fuggì così com’era venuto d’improvviso con tutto il suo crudele, romantico splendore. Scomparve per giorni e giorni il Sole privo di luce, senza più calore… Cristalli preziosi, candidi di Neve pianse la Luna per quel misterioso, perduto PrimAmore. Nessuna Luna nuova, nessun risorto Sole, neppure un Angelo occhialuto…l’ha mai più veduto.

PRIMA CHE FACCIA SERA

S’incespica in un silenzio sempre più aggrovigliato e greve che infligge il tempo. E’ così difficile dire la solitudine, quando è vecchia, opaca e fredda, prima che faccia sera. Tremano mani che smarriscono vita nella speranza flebile d’aggrapparsi a una voce, un gesto, un ricordare. Si congiungono in attesa d’una carezza da ricevere, d’una carezza da donare. Mani che sanno l’ora del pregare. Mani ossute dove emergono, vene ispessite, alberi dai rami spogli, dove scorre incerta linfa di passato tra macchie dilatate di tempo. Si protendono a quel desiderio di sole, che ancora intiepidisce ma non illumina sguardo se non c’è più orizzonte. Affiora a tratti un breve riverbero, consapevolezza del tramonto che scema e del suo cielo, in quel tempo d’ombre impigliate scompostamente al cuore. E s’insinua un brivido di sorriso un’ansia in attesa che finisca la fiaba tra labbra sottili e mute, nuovamente bambine, prima che faccia sera.

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Come citare questo articolo

Nuccia Venuto. “So quanto fragile è la vela”. Ventaglio Novanta, n. 65, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/so-quanto-fragile-e-la-vela/

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