Un nonno “ingombrante” nel ricordo, mattatore di un teatro autentico col suo Giacometo tra Padova e il veneziano; la compagnia dello zio a Chioggia e ancora e per sempre Asolo. Storie e città che gettano fasci di luce sul Veneto salutato dalla presenza della Divina tra scelte di vita e amori totali.
Le infinite tournée all’estero e in Italia non hanno oscurato l’idea di un ritorno di Eleonora Duse in Italia dove nacque in quel di Vigevano nel 1858. Una vita intensa, un legame ineludibile che non ha obliterato il ricordo di amabili città come Venezia che ancora profuma D’Annunzio. Una donna dall’esperienza totale il cui talento non resta nelle mura chiuse della vicenda personale, ma si apre alle donne del mondo che vogliono crescere e apprendere nel nome dell’arte; ecco la casa delle attrici brillante seppur brevissima esperienza romana e ancora il suo talento che riccamente matura ad ogni performance e va gemmando quella parità di genere nel teatro che la rende unica oltre che talentuosa.
Gli applausi tributati dal pubblico seguiranno tutta la sua lunga carriera in un carattere fiero che anteponeva la gestualità e l’interpretazione alla parola che sola trovava spazio alla fine, dopo che il corpo aveva superbamente presenziato. Opzioni letterarie minuziosamente analizzate prima di ridurle a teatro, avvallo e critica come selezionate erano le eroine quotidiane che portava in scena, sesso, famiglia, matrimoni borghesi, grandi disillusioni e speranze di uno spirito indomito che mai si è beato dei suoi successi.
Un messaggio tra tanti ha veicolato la sua grande esperienza, le donne, la vita, la libertà. Così ha testimoniato, così ha vissuto Eleonora Duse. Tante le speranze tradite dal fascismo, e un Matteotti che la unisce nella tragica ricorrenza (1924), ma il cui destino non ha incrociato.
Una vita, gli amori, la grande carriera a cavallo del secolo quasi a raccontare un passaggio di testimone e quel cinema che la vedrà attrice di un solo film… magistralmente!
Tutto questo e molto di più nell’evento “Eleonora Duse, nel centenario della morte”. Per ricordare la grande attrice, è stato concepito a Rovigo un triplice appuntamento formato da una prima lezione propedeutica, venerdì 11 ottobre, in cui chi scrive ha raccontato la vita, la carriera ed il contatto con le arti della grande attrice. Il secondo incontro ha avuto luogo, venerdì 18, attraverso il racconto degli amori quindi slanci emotivi e grandi sofferenze che hanno generato tuttavia lo zoccolo duro della grande libertà e indipendenza della Duse, ma colpevoli anche di quel mal di petto che le sarà fatale. Il tutto nella splendida cornice rodigina di Palazzo Cezza, sala degli stucchi.
Un teatro, quello della Duse, selezionato nei panni di grandi personaggi femminili, delle donne e per le donne, ma con tutta la forza del Nuovo che già proietta nel futuro una recitazione più libera e moderna tipica degli anni a venire. E ancora il pubblico americano, dal principio diffidente legato piuttosto a una più tradizionale recitazione gran attorica e lo stesso pubblico degli anni maturi, innamorato e consapevole del genio italiano.
Gli incontri di approfondimento si sono conclusi con la visita ad Asolo in cui il piacevole progetto “Una stanza per Eleonora” ha offerto al visitatore un viaggio nel tempo e nei luoghi cari alla Duse, con fotografie, opere d’arte, bozzetti di scenografie, oggetti personali, mobilio e i suoi meravigliosi costumi. Un progetto supportato dal Circolo Culturale Arci 2 giugno 1946 di Rovigo. Piacevoli appuntamenti con la cultura per condividere e non dimenticare.
E da questa full immersion nel mondo della grande attrice, scomparsa cento anni fa, è nato il testo poetico che qui di seguito è proposto col titolo “Io sono Eleonora Duse”.
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Come citare questo articolo
Irene Gianello. “Eleonora Duse (1858-1924)”. Ventaglio Novanta, n. 66, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/eleonora-duse-1858-1924/