Nel 2024 si è celebrato il centenario della morte di Eleonora Duse e di Giacomo Matteotti, due figure che hanno segnato, una nell’ambito teatrale e l’altro politico, la storia d’Italia e non solo. Matteotti il 12 maggio 1924, un mese prima della sua stessa morte, diede l’ultimo saluto all’attrice più importane del suo tempo (forse di tutti i tempi) che aveva rivoluzionato la recitazione teatrale con il suo stile particolarissimo. I due personaggi non si sono mai incontrati personalmente e nemmeno risulta che Matteotti abbia assistito a qualche recita teatrale della “divina”, ma di certo conobbe ed apprezzò il prestigio dell’attrice, tanto da essere presente alla cerimonia funebre svoltasi ad Asolo. Appassionato di teatro, Matteotti legge sui giornali le recensioni degli spettacoli teatrali, ed è probabile che abbia letto anche quelle dello stesso Piero Gobetti, giornalista ed intellettuale liberale, anch’egli vittima del fascismo un anno dopo Matteotti. Gobetti aveva descritto il rientro teatrale della Duse nel 1921, dopo 12 anni di assenza, elogiandone la scelta di recitare con i suoi capelli bianchi: «non vuole rappresentare parti giovanili. Eppure giovane di una giovinezza meravigliosa le è rimasta la voce e lo spirito ardente». Ha scritto ancora su di lei su «La Frustra teatrale», celebrando la sua presenza scenica come un’esperienza religiosa, quasi mistica.
Eleonora Duse (1858-1924) Una vita non facile, di grande impegno e successi teatrali
Eleonora Duse, in grado di emozionare intere platee di spettatori, celebrata come «la Divina» (appellativo datole da D’Annunzio), il 21 aprile 1924, cessava di vivere a Pittsburgh (Pennsylvania), dopo una polmonite, nel pieno di un’importante tournée americana. Nata a Vigevano il 3 ottobre 1858 da una famiglia di attori girovaghi, aveva iniziato a recitare all’età di quattro anni per poi intraprendere una brillante carriera prima nella compagnia di Giacinta Pezzana e poi in quella di Cesare Rossi come prima attrice. Aveva vissuto una vita sentimentale movimentata e dolorosa: la morte del primo figlio avuto dal giornalista napoletano Martino Cafiero, subito dopo la nascita; seguirono il matrimonio con l’attore Tebaldo Checchi, la nascita di Enrichetta e poi la separazione dal marito. Successivamente ebbe una relazione con lo scrittore e librettista verdiano Arrigo Boito e poi quella, conosciutissima e tormentata con Gabriele D’annunzio. Nel 1909, a poco più di cinquant’anni, la Divina si ritirò dal teatro dopo la rappresentazione La donna del mare di Ibsen a Berlino perché i segni dell’età non le consentivano di interpretare i personaggi del suo repertorio, o forse perché stanca delle continue tournée in Italia e a livello internazionale anche a causa di una fragilità polmonare che si stava aggravando. Il suo ritorno sul palcoscenico nel 1921, forse dettato da problemi economici, avvenne negli anni degli accesi scontri sociali e politici in Italia, riproponendo lo stesso dramma del giorno dell’addio dalle scene e fu un trionfo, tanto da essere scritturata nei più importanti teatri italiani e all’estero. Nella sua carriera ha conquistato le platee di tutto il mondo perché sapeva emozionare il pubblico con una recitazione non prevedibile, che prendeva per mano lo spettatore per condurlo in un «secondo dramma», quello esistenziale, nella profondità della psiche umana. Eleonora Duse non è stata solo un’attrice apprezzata, avendo rinnovato il teatro nell’interpretazione e nelle finalità, ma ha anche creato un «teatro di L’amore per questa città era poesia». È stata un’imprendiiniziato nel 1892, ospite di trice di se stessa, la prima diun’amica americana conorettrice di compagnia e sciuta a Venezia, Katherine de capocomica di umili origini; Kay, e qui ritornerà spesso per lottava per acquistare autonoritemprare il suo spirito. Si immia, all’interno di un sistema pegna anche nella ricerca di un teatrale dove non vi erano sussuo «rifugio», una casa per la sidi pubblici e dove il pubblico prima volta tutta sua. Sceglie bisognava conquistarlo per la Casa dell’Arco in via Canova, sopravvivere. Insomma fu una di proprietà dei Morrison. La rappresentante di un femmipalazzina ha una posizione che nismo pragmatico, pur non Eleonora predilige: vista sulla frequentando i circoli femmicampagna veneta fino al mare nistici che si stavano diffonma consente anche di ammidendo. rare «il Sacro monte dove tanti Coltivò sodalizi artistici • Tomba di Eleonora Duse eroi hanno combattuto e sono con molti letterati e uomini di morti per la nostra cara Italia». cultura come ad esempio Riccardo Bacchelli, Sarà però la figlia Enrichetta ad acquistarla, Marco Praga, Giovanni Papini e Giuseppe in memoria della madre, cinque mesi dopo la Prezzolini. Da attrice che ha fatto conoscere sua morte. l’arte italiana al mondo. Ammirata da un riQuando la sua bara arriva nella stazione formatore del teatro come Gordon Craig e da di Asolo il 12 maggio 1924, in un assolato luCharlie Chaplin che scrisse due mesi prima nedì, è accolta da una folla di persone. della morte della Duse, sul «Los Angeles Il carro funebre, trainato da quattro caDaily Times» – dopo averla ammirata nella valli si muove con solennità, arrivando sul Porta Chiusa di Marco Praga – che la sua repiazzale della Chiesa di Sant’Anna per le citazione l’aveva commosso. commemorazioni ufficiali ed il rito funebre. La salma viene sepolta, nel cimitero omoL’ultimo saluto ad Asolo nimo, ai piedi del Monte Grappa e del MonL’icona del teatro internazionale, la ditello tanto cari alla defunta in una tomba, vina privata della vita il 21 aprile 1924, dopo circondata dai cipressi, chiusa con una pietra i funerali avvenuti negli Stati Uniti, ritorna sepolcrale di granito bianco estratta da una nella sua amata Asolo il 12 maggio 1924 cava del Monte Grappa e la semplice iscriper l’ultimo saluto. zione «Eleonora Duse». La sua bara, coperta dalla bandiera italiana, dopo una cerimonia solenne a Roma La presenza nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, dell’on. Matteotti viene trasferita in treno ad Asolo, città dove Tra la folla commossa sono presenti, inEleonora Duse ha deciso di ritirarsi al tersieme alle autorità politiche locali e regiomine della carriera e che ha dichiarato come nali, il sottosegretario all’Istruzione Lupi del luogo di residenza al suo arrivo egli Stati governo Mussolini, Arnaldo Mussolini e il Uniti. Ha lasciato scritto «Amo Asolo perché è bello e tranquillo, […]. Questo sarà l’asilo per l’ultima vecchiaia, e qui desidero essere seppellita.» Il governo mussoliniano le tributa funerali di stato e stabilisce alcuni giorni di lutto nazionale per interessamento di Gabriele D’annunzio.
deputato Giacomo Matteotti. Quando il corteo funebre si scioglie, Matteotti ha urgenza di partire e di rientrare a Roma. Secondo la testimonianza di Filippo Turati compie una «monelleria»: scorge un camion con il cassone pieno di camicie nere, la milizia fascista, con la tesa del cappello tirata giù avrebbe chiesto: «Sono un attore mi date un passaggio?» Deve andare al prendere il treno a Castelfranco per ritornare a Roma. Prima però di lasciare Asolo acquista due cartoline con foto della città di Asolo che spedisce una all’amata moglie Velia, senza firmarla per evitare il controllo poliziesco, ed un’altra a Fosca, sorella di Velia, moglie di Emerico Steiner il cognato più vicino alla coppia. Raccoglie anche una foglia di edera sulla tomba della Duse. Tutto questo straordinario materiale documentario è stato donato e si conserva nell’archivio di Casa Museo. Matteotti nel 1924, quando partecipa al funerale, è stato eletto per la terza volta deputato, è il segretario del Partito Socialista
Unitario da circa due anni dopo l’espulsione dell’ala riformista al congresso socialista di Roma. È il principale avversario del governo di Mussolini, insediatosi nel 1922 per volontà del Re, dopo la Marcia su Roma; sono numerosi e alcuni memorabili i suoi interventi parlamentari che denunciano la pericolosità del fascismo e la sua natura violenta nel periodo dal gennaio 1921fino al discorso del 30 maggio 1924. Nel febbraio del 1923 ha dato alle stampe e distribuito clandestinamente Un anno di dominazione fascista, libro tradotto in Gran Bretagna, Germania e Francia per smascherare i bluff del regime nell’ambito economico e sociale. Conosce sulla sua pelle la violenza dello squadrismo a Ferrara, Castelguglielmo, Padova, Siena, Cefalù e viene diffidato dal 1921 a non tornare a vivere in Polesine pena la morte; il suo atteggiamento irriducibile comporta gravi conseguenze anche sulla vita dei suoi familiari. Viene ucciso a Roma dalla Ceka fascista il 10 giugno 1924.
Icone del loro tempo
Eleonora Duse e Giacomo Matteotti, due personalità di spicco che hanno saputo, nei loro ambiti, interpretare e superare il tempo in cui hanno vissuto, intrecciano le loro vite il 12 maggio 1924. La morte – diversa per le modalità della dipartita, onorata e celebrata dal Regime la “Divina”, vittima di un drammatico assassinio quella del deputato polesano – li consacra entrambi a miti. Le loro tombe, le loro case sono ancor oggi meta di pellegrinaggi di persone di ogni estrazione sociale e cultura. Le loro figure rimangono ancora vive e attuali nella memoria collettiva: uno per i valori democratici e costituzionali che hanno ispirato le sue battaglie politiche e l’altra per essere stata una donna libera e colta, che ha rivoluzionato con la sua superba arte il teatro italiano. • Tomba di Giacomo Matteotti
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Come citare questo articolo
Maria Lodovica Mutterle. “Matteotti al funerale della Duse”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/matteotti-al-funerale-della-duse/