di Marco Maran, direttore e curatore
Inaugurato il 20 marzo u.s. nell’antica città di Adria, il Museo Diocesano potenzia l’offerta culturale del Polesine, già ricca di oltre venti strutture espositive permanenti, intese come “parti” di un unico sistema culturale, quello del Sistema Museale Polesano. Una nuova narrazione per il Polesine, dunque, un intreccio di fede, arte, cultura e tradizioni. «Mancava nella nostra Diocesi e in Polesine un luogo che mostrasse la ricchezza artistica che la Fede ha generato nella nostra terra: ora questo è possibile con il rinnovato Museo che assume, anche nella denominazione, la valenza di realtà diocesana. L’estensione del Museo ha visto il confluire di numerose opere d’arte da tutto il territorio diocesano, rimarcando ancora di più una panoramica eccezionale dell’arte religiosa del Polesine» ha evidenziato mons. Pierantonio Pavanello, vescovo diocesano, a margine dell’inaugurazione, «in un concerto non solo di musica e bellezza ma di partecipazioni, collaborazioni e legami, con una importante sinergia fra la Fondazione Cariparo, la Diocesi, la Soprintendenza e la Regione Veneto».
L’idea di Museo Diocesano era nell’aria da tempo. Un tentativo fu realizzato nel 2015, per dare seguito agli importanti eventi espositivi succeditisi nei lustri post Giubileo 2000: era il Museo della Cattedrale di
Adria (2015-2019), il cui scopo era eminentemente il recupero di ambienti dismessi afferenti alla Cattedrale e l’esposizione di alcuni pezzi particolarmente significativi. Il Museo Diocesano, oggi, partendo da quella esperienza, ha ampliato il percorso espositivo, arricchito la collezione con opere provenienti dall’intero territorio di Adria-Rovigo, potenziato l’offerta, qualificato le pannellature e le didascalie, allestito nuovamente tutta la sezione multimediale.
Partendo sempre dal sacello carolingio affrescato (risalente al IX secolo), e attraversando gli ambienti della chiesa madre adriese – o meglio delle chiese -, la visita mantiene l’originale impostazione che consente di ripercorrere cronologicamente la millenaria storia della fede polesana: è proprio la superficie dell’attuale San Giovanni, che probabilmente fu la terza cattedrale in ordine di tempo, a fornirci un’importante punto d’inizio per la narrazione. È noto dalle fonti d’archivio che si trattasse di un luogo ricco di arte, che nel 1760 contava almeno una decina di altari, oltre a numerosi dipinti e sculture sparsi tra le navate, poi per la maggior parte reimpiegati nella Cattedrale Nuova, voluta dal Vescovo mons. Speroni degli Alvarotti sul finire del ‘700. Pur rimanendo uno spazio sacro a disposizione del culto dei fedeli, con il nuovo allestimento, San Giovanni si propone oggi come contenitore proprio, raccogliendo importanti testimonianze d’arte e di fede di alcune chiese della città di Rovigo oggi chiuse, non più esistenti o dall’uso modificato nel tempo. È il caso, ad esempio, della chiesa di Sant’Ago- • Marcabruni, San Carlo stino, già chiesa del
Seminario, oggi auditorium e sala per concerti del Conservatorio Rovigo, da dove proviene l’unica opera certa e firmata di Giuseppe Marcabruni (notizie 1590 ca.) raffigurante La gloria dello Spirito Santo e Santi. Delle tele appese alle pareti di San Giovanni due provengono dal tempio dedicato a San Michele Arcangelo, e sono la Vergine dell’Apocalisse che sconfigge Satana, opera tarda dei Tintoretto, e il dipinto devozionale con l’Apparizione del Bambino Gesù a Sant’Antonio da Padova, firmata da Girolamo Brusaferro (1684-1760). Invece il Trasporto della Santa Casa di Loreto, di Giovan Battista Canal (1745-1825) era nella chiesa di San Rocco, oggi demolita. Tutti ospiti prestigiosi in dialogo con gli altrettanto rilevanti inquilini permanenti nell’aula, quali i rilievi del bolognese Gaetano Samoggia (1870-1950) e il fonte battesimale dell’antica Cattedrale (1760). Conservati sino ad oggi in luoghi diversi dagli altari per cui erano originariamente pensati, i dipinti ritrovano con questo allestimento – almeno idealmente – la loro naturale collocazione in uno spazio sacro, che ne permette una corretta percezione ambientale ed una approfondita lettura contestuale.
Va però rilevato che l’operazione più felicemente riuscita dell’intero rinnovamento del Museo Diocesano è l’aver potuto riunire proprio in questa Antica Cattedrale le due celebri creazioni di Michele da Firenze (noto anche come Michele di Niccolò Dini, Firenze 1385-1455 c.), di cui il territorio di Adria-Rovigo può vantare la proprietà: il Polittico di Raccano (attualmente in restauro e destinato ad arrivare in Museo ai primi del 2026, dopo un importante evento espositivo nel contesto giubilare) e i 28 frammenti, pure in terracotta dipinta e sempre opera di Michele, di due di quei dieci altari registrati nell’antenata dell’attuale San Giovanni. Il polittico trova una nuova calzante collocazione al fianco del ‘fratello’ – ricomposto secondo un attento criterio scientifico – sulla cantoria novecentesca, così da poter finalmente godere di un contesto che ne valorizza la tecnica, le cromie e la forza espressiva. Nello stesso luogo, che inevitabilmente diventa il trait d’union tra le sale espositive e la chiesa dedicata al Battezzatore, per completare la narrazione sulla parentesi scultorea del Quattro-Cinquecento locali, sono presenti anche altre opere lapidee, cronologicamente successive alle terrecotte. Dopo la visita alla chiesa, in cui si apprendono le trasformazioni che nel tempo hanno coinvolto il cantiere della Cattedrale, l’affascinante percorso di Fede e di Arte pensato nel nuovo allestimento museale prosegue nelle sei sale successive, organizzate secondo un criterio tematico. Si parte da quella in cui il protagonista è il territorio adriese e deltizio, raccontato sia dalla riproduzione della mappa settecentesca del Dorigo, sia dal video che fa rivivere l’arrivo della Fede in Polesine, a San Basilio. Segue poi la quadreria, che esponendo tele e tavole dal XV secolo al Novecento, completa la narrazione iniziata in San Giovanni, offrendo anche un taglio contemporaneo importante, grazie all’apporto della Collezione Zerbinati e delle ben undici opere lasciate dal noto collezionista, già Presidente dell’Istituto Regionale Ville Venete. Poi è il turno della galleria degli argenti, in cui gli oggetti preziosi convivono con affascinanti proiezioni immersive. Superata la cantoria si entra in quello che è il vero e proprio ampliamento del Museo, cioè nella ‘manica’ che collega le fabbriche delle due Cattedrali consentendo di apprezzarne le intersezioni architettoniche. La prima sezione di quest’ultimo percorso è dedicata al tema monografico delle Processioni, alle loro peculiarità storiche e ai Santi che per eccellenza ne sono tutelari, ovvero in primis San Rocco e altri. La seconda ‒ e ultima ‒ sala si presenta invece come una scatola delle meraviglie (quasi una wunderkammer) capace di coinvolgere il visitatore oltre che con lo sguardo anche con l’udito e l’olfatto. Sono qui esposti i paramenti liturgici settecenteschi più significativi del panorama diocesano, un corale cinquecentesco e il futuristico organo didattico interattiva, pensato per i più piccoli. Nel corso della visita di quest’ultimo ambiente si ha modo di godere delle celebrazioni nella Cattedrale da un’angolazione inedita, un “affaccio” nel presbiterio dell’ottocentesca Cattedrale speroniana, in cui la musica dell’organo, lo sbuffare dei mantici e i profumi degli incensi s’insinuano tra le opere d’arte esposti nelle teche. Il museo è aperto il venerdì, il sabato e la domenica. Per informazioni e prenotazioni di visite guidate, è possibile contattare il numero +39 334 305 9222 oppure +39 391 498 3435 oppure inviare una email a: infomuseo@diocesiadriarovigo.it.
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Come citare questo articolo
Marco Maran. “Un nuovo museo per il Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-nuovo-museo-per-il-polesine/