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ESPLORANDO IL POLESINE

Lo stemma anonimo di Lendinara

Svelato l’arcano di un bene da valorizzare, da anni esposto alle intemperie presso un edificio della piazzetta del Teatro

di Franco Fioravanti

Ventaglio Novanta n. 67 2025 pp. 21–22

Lendinara, l’Atene del Polesine, ha sempre avuto il privilegio di essere abitata da rappresentanti di nobili casati. Ed infatti, se giriamo tra palazzi e chiese, ci possiamo imbattere in tanti stemmi appesi qua e là: dai Perolari ai Brillo, dai Gherardini (sì, proprio quelli di Monna Lisa) ai Malmignati, dai Cattaneo ai Dolfin. Ma a Lendinara ci sono due stemmi uguali, della stessa grandezza e con la stessa effigie, scolpiti su due lastre marmoree e visibili nella piazzetta Montagnana, meglio nota come piazzetta del Teatro Ballarin. Sono appoggiati per terra agli angoli di uno studio di commercialisti, e di questi stemmi è ignota la storia e l’appartenenza. Nel libro Lendinara Veneta di Bruno Rigobello del 1977, insigne appassionato di storia locale, lo stemma è inserito tra quelli di nobili casati lendinaresi ma con la denominazione STEMMA ANONIMO; questo sta a significare che, nonostante le conoscenze e i quintali di volumi sfogliati dall’appassionato cultore di storia patria, lo stemma si presentava senza un’identità precisa ed estraneo alle vicende di Lendinara.

In effetti se lo osservate, essendo anche rovinato dal tempo, non è facile capire cosa rappresenti, fiamme o punte di lancia? Aquile? una scacchiera?… Dieci anni fa, incuriosito dal “misterioso” stemma, ho voluto analizzarlo attentamente, ma non essendo il sottoscritto né uno studioso né un competente di araldica, ho fatto ricorso ad alcune mie belle amicizie. Mi sono rivolto in primis a Mario Segantini (autore in quegli anni della ricerca relativa al proprio stemma “casalingo”, non a caso una sega) e poi al Conte Cesare Stufferi Malmignati (quest’ultimo scomparso dopo pochi anni) al tempo in esilio volontario in Thailandia. Con il conte una sera ho avviato una conversazione via facebook, con l’obiettivo di approfondire il significato dei simboli presenti nello stemma del mistero. L’unico indizio che colpiva l’occhio, ben visibile, erano le aquile nella parte di destra dello scudo, per cui il buon Cesare, semplificando al massimo, affermò che si trattava di uno stemma estense. Oramai il sasso era lanciato. Non contento della generica conclusione del Conte Stufferi Malmignati, mi sono messo ad osservare attentamente al computer un numero infinito di stemmi patrizi (cosa impossibile da farsi per il pur bravo Bruno Rigobello cinquant’anni fa).

Gira che ti rigira, ad un certo punto mi salta agli occhi uno stemma rosso e giallo, con due aquile e due immagini, apparentemente di due seghe contrapposte (stemma del tutto simile a quello in questione) con scritto Bentivoglio, la nobile famiglia feudale insediatasi a Bologna nel XIV secolo. Ecco allora affacciarsi alla mia mente un episodio legato alla mia gioventù. Ricordo immediatamente d’aver giocato anni addietro a calcio contro lo Zelo, squadra denominata “Bentivoglio Zelo” e quindi mi dico che forse sono sulla buona strada, essendo Zelo a pochi chilometri da Lendinara; inoltre vivaddio a Giacciano la chiesa di San Ippolito Martire è dovuta al desiderio della famiglia Bentivoglio stessa. Leggo inoltre che nello stemma individuato non è rappresentata né una sega né lance come avevo immaginato bensì un TRINCIATO DENTATO DI ORO E DI ROSSO. Non me ne importa molto ma oramai la strada è tracciata. Mi metto a studiare la storia dei Bentivoglio e, tra le tante cose che leggo, mi interessa la notizia che nel 1420 Elisabetta Bentivoglio contrae matrimonio con Romeo Pepoli, altro rampollo di una famiglia gentilizia bolognese. Pepoli?…. ma a Trecenta non ci sono sia la Corte Pepoli che il Palazzon, ovvero Palazzo Pepoli? È fatta. Mi immergo anche nella storia dei Pepoli e scopro, con enorme sorpresa, che lo stemma dei Pepoli è l’altra metà dello “Stemma Anonimo” di Lendinara: quadrettini bianco neri, più specificatamente SCACCATO D’ARGENTO E DI NERO DI SETTE FILE. Dunque anche quest’ultimo arcano è risolto: lo stemma anonimo rappresenta le due famiglie unite dal matrimonio. Ma con tutta probabilità non si tratta del matrimonio tra i due personaggi sopra identificati che vissero nel ‘400. Infatti Romeo Pepoli ed Elisabetta Bentivoglio, punti basilari di questa mia ricerca, non hanno mai avuto a che fare direttamente con le nostre zone. Va infatti detto che i destini che hanno portato in Polesine, e più specificatamente a Trecenta, i rappresentanti dei due casati bolognesi risalgono al secolo successivo, ovvero alla seconda metà del ‘500: i Pepoli per diritto ereditario sui beni del casato ferrarese dei Contrari, avendone il conte Sicinio Pepoli sposato l’unica erede, donna Laura Contrari; i Bentivoglio per investitura su beni feudali Estensi, ceduti in enfiteusi al marchese Cornelio come ricompensa per il suo servizio di luogotenente delle milizie del ducato ferrarese, in secondo luogo lo stemma dei Bentivoglio è incrociato con l’aquila estense a seguito del matrimonio nel 1487 tra Lucrezia d’Este, figlia del duca Ercole di Ferrara e Annibale II Bentivoglio, primogenito di Giovanni II. Dobbiamo però passare al secolo successivo, il ‘600, per trovare quella che dovrebbe essere la soluzione definitiva: I Pepoli ed i Bentivoglio, rivali in politica, posero fine al secolare antagonismo nel 1673 col matrimonio tra il conte Ercole Pepoli e Beatrice Bentivoglio, figlia del marchese Ippolito Bentivoglio, e lo stemma trinciato dentato e scaccato d’argento fa riferimento a questo periodo. Come lo stemma “non più misterioso” sia finito alla base di un palazzo di Lendinara questo è tutto da chiarire. Va a questo punto sottolineato che la antica lastra riportante l’effigie dello storico stemma è un bene da salvaguardare e da rendere più visibile a tutta la comunità. Magari si può iniziare a proteggendolo con una semplice lastra di plexiglass ed apponendovi una targhetta esplicativa. Un intervento, questo, che contiamo verrà effettuato da chi ha a cuore la valorizzazione della storia e delle testimonianze del passato dell’Atene del Polesine. Per quanto mi riguarda, è grande la mia soddisfazione per aver risolto un arcano e aver dato visibilità allo stemma d’ora in poi non più anonimo.

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Come citare questo articolo

Franco Fioravanti. “Lo stemma anonimo di Lendinara”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/lo-stemma-anonimo-di-lendinara/

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