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Cielo

Poesie di Lucia Picanza

di Lucia Picanza

Ventaglio Novanta n. 67 2025 pp. 111–113

CIELO

Cielo, che custodisci i suoi pensieri, riportali da me. Vento, che hai raccolto le sue parole, riportale da me. Sabbia, che hai segnato i suoi passi, riportali da me. Ridatemi tutto ciò che gli appartiene. Solo io devo custodirlo. Io sono sua madre.

I

IN ALCUNI GIORNI n alcuni giorni, in alcuni luoghi, i passi, come se avessero una memoria custodita, mi riportano lì dove sono già stata, per ritrovare una panchina di fronte al mare, un ricordo sospeso in una strada conosciuta, e tutte le impronte che il tempo ha lasciato per me.

Lucia Picanza, nata a Salerno e laureatasi a Napoli in Medicina e Chirurgia, dal 1980 vive a Rovigo dove ha svolto la professione di medico. L’anno successivo alla morte del figlio Giacomo, avvenuta nel 2020, ha scritto il suo primo libro “Di morte non si muore”, premiato come Opera Prima al Concorso Internazionale Gian Antonio Cibotto 2022. A questo importante riconoscimento altri ne sono seguiti, per le sezioni di Poesia inedita, fino alla pubblicazione della sua prima silloge poetica “Passi interrotti” che ha ottenuto il primo premio all’edizione 2024 del Concorso Letterario “Chiara Grillo”. In entrambe le due opere finora edite, Lucia Picanza ci consente di esplorare le sue emozioni più intime: quelle di una madre che ha perso uno dei suoi due figli tanto amati. La morte di un figlio sconvolge e riscrive la vita di una famiglia, il più delle volte con grafia poco comprensibile persino a chi, con questo dolore innaturale, deve imparare a sopravvivere e convivere. Ma Lucia, come pure è stato Giacomo, è una persona solare nell’aspetto e nei sentimenti e nel suo percorso di sopravvivenza ha incontrato la poesia. Giacomo è la genesi e l’oggetto della sua poesia: la sua mancanza, il lutto e i suoi toni bui, la rabbia dell’avvertirlo vicino senza poterlo più abbracciare… ma anche la preziosità della vita condivisa con gioioso trasporto, le vacanze insieme piene di luce, il comune amore per il mare, le foto che lo ritraggono bellissimo e sorridente, le sue frasi che mai dissolvono, le risate, la complicità. Resterà sempre un “cuore sanguinante e dai contorni slabbrati”, quello di Lucia, ma batte ancora vigoroso e amorevole per il figlio Alberto, le persone care, gli amici, il suo mare, la poesia, sua nuova compagna di vita. Ecco… È a quanti ama e anche noi che la leggiamo, che Lucia sta donando il suo grande, pur dolorante cuore. Nuccia Venuto

NON TI HO PERDUTO

Non ti ho perduto. Se chiudo gli occhi sei al mio fianco. Sei nelle stelle che mi sorvegliano dal cielo, nel calore che scaccia i brividi. Sei nel mare che manda le onde a salutarmi. Nei ricordi che mi consolano come carezze. Nelle strade che abbiamo attraversato. Sei nella gioia che mi hai dato. Non ti ho perduto. Ma i tuoi abbracci, quelli si, QUESTA li ho perduti.

VOLA PICCOLO MIO

Vola piccolo mio sulle note della nostalgia, come fossi una canzone, vola tra le parole dei ricordi, come fossi poesia. Vola piccolo mio se non puoi camminare, mescolati all’aria. Se non possono vederti, fa che ti sentano di nota in nota, di verso in verso, di bocca in bocca. Vola lontano dove ti ameranno tra un sorriso e una lacrima e poi torna da me.

RABBIA

Avolte mi aggredisce ancora questa rabbia che cresce, fastidiosa come la pioggia in piena estate, inaccettabile come il pianto di un bambino abbandonato, sconvolgente come un vento distruttivo. E mentre cerco le parole giuste per una preghiera, mi travolge come una piccola barca in un mare in tempesta, sfidando la mia voglia di resistere. Senza più forze, cedo, privando la mente di un porto sicuro, di un riparo dai venti. E aspetto. Che la pioggia diminuisca, che il pianto taccia, che il vento si calmi che il mare si plachi. Fino a ritrovare l’orizzonte.

QUESTO CUORE A CHI LO DO’?

Questo cuore a chi lo dò? È tornato indietro deluso, dimagrito, dolorante. Con il colore sbiadito e i contorni slabbrati, in affanno e ancora sanguinante. Ha lottato ma non ha perso. È lì in un angolo con gli occhi bassi e il sorriso spento. E adesso? Questo cuore a chi lo do?

A

SE TU FOSSI QUI

Se tu fossi qui oggi sarebbe il tuo compleanno. Se tu fossi qui ti guarderei sorridere. Camminando nella tua vita ti guarderei andare e poi tornare. Se tu fossi qui ascolterei i tuoi silenzi, abbraccerei la tua tristezza conoscerei i tuoi sogni. Se tu fossi qui, io sarei con te e non dovrei cercarti tra i ricordi.

UN CIUFFO DI CAPELLI veva un piccolo ciuffo di capelli bianchi che a me piaceva. Gli dava un’aria affascinante. Da adulto. Ma non diventerà adulto, non avrà mai tutti i capelli bianchi. È rimasto un giovane uomo, rimasto per sempre giovane nei miei ricordi, nelle foto scattate fino a quel giorno. Non invecchierà. Quello che altri temono di dover sopportare, a lui è stato negato. La vita ci cambia, ci sorprende alle spalle, ci mette in ginocchio, ma non si può andare avanti in ginocchio, sarebbe una penitenza. Allora ti rialzi per riuscire a vedere l’orizzonte lontano, ma così lontano da non poterlo raggiungere.

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Come citare questo articolo

Lucia Picanza. “Cielo”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/cielo/

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