Grande partecipazione di amici, soci e simpatizzanti a Pettorazza Grimani, ultima tappa delle “peregrinazioni” lungo le “Strade del Sacro”. La manifestazione, organizzata dalla sezione rodigina di “Italia Nostra” nella ricorrenza giubilare 2025, ha accompagnato cittadini e appassionati in diversi luoghi polesani di devozione. Presenti alla visita, Fabio Bellettato, Presidente di Italia Nostra, la professoressa Andreina Milan ricercatrice universitaria e architetto, Lisa Cesaretto esperta della storia locale e Matteo Cesaretto Presidente de “Il Tarassaco” vivace realtà associativa di promozione ambientale e culturale. La giornata si è articolata altresì nella visita della grandiosa “Corte Grimani” completandosi, nel pomeriggio, con la passeggiata ambientale al “Gorgo Leze”.
La visita, nella giornata primaverile del 24 maggio 2025, è iniziata da Pettorazza Papafava, frazione di Pettorazza Grimani, con la visita alla “Madonna delle Grazie”, uno dei più suggestivi, quanto sconosciuti, santuari della Diocesi di Rovigo-Adria.
Il Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Papafava, risalente al sec. XVII, al suo interno conserva la dolce immagine della Madonna delle Grazie, affresco di autore ignoto di scuola padovana del sec. XVI, originariamente posta sull’antico pilastro che segnava il confine tra la Repubblica Veneta e i Carraresi di Padova.
Il pilastro con l’Immagine della Madonna è stato voluto espressamente dai rappresentanti della Serenissima, inviati nel 1519 a mettere pace tra i contendenti. Da quel momento il luogo divenne meta di devoti con l’Immagine continuamente ornata di fiori e di ceri. Pochi anni dopo era costruita una prima cappella, denominata Santa Maria del capitello, eletta a protezione della comunità. L’Immagine della Madonna, considerata miracolosa, fu onorata da ex voto testimonianti le grazie ricevute. Seguiva, nel 1691, l’erezione della chiesa attuale.
Dal 1730 sino ai primi anni Novecento un’imponente processione che si snodava lungo la riva sinistra dell’Adige, fino al Santuario, ricordava la liberazione dalla peste, ottenuta per intercessione della Beata Vergine.
L’aula sacra e l’intero paese hanno conosciuto momenti drammatici con i bombardamenti del 23 aprile 1945, a soli due giorni dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale. La distruzione gravissima toccava la copertura, minacciando la totale perdita del santuario: ciò malgrado, l’altare della Madonna e gli arredi sacri rimanevano integralmente illesi.
Parzialmente ricostruito nel 1949, l’edificio presenta un’elegante facciata rinascimentale a doppio ordine sovrapposto: il primo registro composto da lesene doriche, il secondo ordinato da peducci a voluta con capitelli ionici. La facciata è stata recentemente recuperata col sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
A seguire, il folto gruppo dei “pellegrini culturali”, si è indirizzato verso Corte Grimani.
Va detto innanzitutto che il comune di Pettorazza Grimani presenta la peculiarità di essere suddiviso in due parrocchie, conservando l’antica ripartizione territoriale comunale.
In origine, il territorio della frazione di Papafava era racchiuso dall’enorme ansa dell’Adige, denominata “Volta Grimana”, rettificata dalla Serenissima tra il 1782 e il 1784. Essendo ubicato sulla riva sinistra del fiume, dipendeva dalla giurisdizione ecclesiastica e civile padovana.
Diversamente, le terre all’esterno dell’ansa appartenevano ai veneziani, in pratica un feudo in possesso della potentissima famiglia Grimani, che attribuiva, come costume dell’epoca, il proprio nome all’antico “Borgo di San Giovanni”, che assumeva pertanto il nome di Pettorazza Grimani.
La Corte rurale Grimani (ora Ricciuti Ranellucci), nota in paese come Palazzon, circondato da un suggestivo paesaggio rurale integralmente conservato. Oggi è situata nei pressi del vecchio ingresso del paese, collegata alla strada arginale dell’Adige, dal quale dista poche decine di metri.
Il complesso, che ha origine nei primi edifici sorti nel XVI secolo, sorti addossati all’ansa del fiume prima del raddrizzamento del suo alveo, venne sviluppato su iniziativa della famiglia veneziana Grimani, ai margini del territorio allora controllato dai Papafava.
Nel 1524, Antonio di Vincenzo Grimani richiese al Consiglio generale di Adria l’affitto di vaste tenute comprese nelle cosiddette “Valli di Adria”, entrandone definitivamente in possesso nel 1560, con la costruzione della villa e l’avvio dell’edificazione del complesso rustico, meta della visita programmata.
Con squisita ospitalità, la dott.ssa Ricciuti ha accompagnato i visitatori nel cuore del grandioso complesso rurale, tra scuderie, barchesse, la monumentale aia e i granai. Dal 1989 la Corte è sottoposta al vincolo di tutela monumentale, grazie al riconosciuto suo valore storico ed artistico.
A conclusione della giornata, una merenda organizzata con l’ausilio delle Associazioni locali presso l’oasi naturalistica “Gorgo Leze”, oggetto di rinaturalizzazione ad opera dell’associazione “Il Tarassaco”.
Per la descrizione di questo particolare sito naturalistico si rinvia, in questo stesso numero di Ventaglio Novanta, all’articolo sui Gorghi del Polesine a cura di Daniele Bergantin (p.24).
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Come citare questo articolo
Andreina Milan. “Pettorazza Grimani e dintorni”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/pettorazza-grimani-e-dintorni/