A tutti nota come la Chiesa della Madonna del Pilastro, sembra essere, oggi, una presenza “dormiente” nella campagna polesana.
Nella sua sobria architettura ad unica navata rettangolare (11 x 20 m, alt. 11 m) con abside a base quadrata, si trova lungo la strada che collega Loreo a Porto Viro, sulla quale si presenta con una facciata con tetto a capanna. Quattro lesene, su basamenti aggettanti, slanciano la semplice facciata verso un timpano sommitale con oculo e cornicione. Un portale con due finestre frontali, e altre laterali, arieggiano e illuminano l’interno.
Osservando l’architettura, con i segni delle sue trasformazioni nel tempo, è facile intuire come la chiesa sia stata rimaneggiata diverse volte nella sua storia. Le parti a nord e ad est sono connesse ad altri ambienti (privati), oggi, ad uso di civile abitazione, ma sorti nel passato come ambienti conventuali.
Gli interni evidenziano un ampio spazio luminoso. Marmi bianchi, rosa e policromi, ricoprono il pavimento e impreziosiscono, nelle gole definite da sobri archi di trionfo, l’altare maggiore e due altari laterali settecenteschi. Slanciate lesene perimetrali sostengono un imponente cornicione in raccordo con un ampio soffitto ligneo a cassettoni. Simmetrici all’altare si trovano due ambienti adibiti a sacrestia.
Il campanile è collocato ad est dell’edificio in connessione con l’altare laterale. Osservando l’impianto architettonico circostante, ciò fa intuire che una originaria edificazione della chiesa rispettasse i canonici orientamenti ovest-est. Tale supposizione verrebbe avallata dal tamponamento della lunetta sulla facciata dell’altro altare opposto.
Su queste brevi osservazioni si innesta un lungo passato fatto di storie e leggende, di bonifiche e di uso del territorio, di legami tra comunità locale e religiosità.
Sorta nel 1153, rimaneggiata più volte nei secoli e definita, nella sua forma attuale nel 1615 per volontà del Vescovo Pier Paolo Milotti, la chiesa dedicata alla Beata Vergine del Pilastro risulta essere la più antica del territorio deltizio.
Osservando le mappe storiche si notano simboli e informazioni molto preziose. Il piccolo nucleo urbano di Loreo è solcato da canali e delimitato ad est dal Po delle Formaci. Evidenti sono le chiese nel territorio, tra cui quella del Pilastro, il cui toponimo evidenzia una posizione e una funzione portuale, mentre ad oriente, sulle paludi marine, iniziavano a sedimentare embrionali litorali costieri.
Le fonti storiche riportano che nel 1486 una congregazione di monaci Celestini si insediò qui, in quello che era un convento, poi soppresso dalla Serenissima nel 1769.
I monaci, un po’ come era consuetudine in quel tempo, si dedicarono per secoli alla bonifica del territorio, alla coltivazione dei fondi rurali, ad opere di carità verso i bisognosi e alla preghiera. Sicuramente, vista la posizione del convento, offrivano ospitalità a viandanti, pellegrini e forestieri.
Proprio a questi eventi si associa la narrazione della tradizione popolare. Un tempo lontano una signora chiese un passaggio, verso Cremona, ai titolari di due imbarcazioni pronte a salpare dal Pilastro di Loreo. La donna fu allontanata bruscamente dalla prima barca, mentre veniva benevolmente accolta a bordo nella seconda. Nella notte si scatenò un tremendo nubifragio sulla Pianura Padana. La prima barca affondò nelle acque del Po mentre l’altra raggiunse con particolare velocità la destinazione. I marinai scesero sottocoperta per vedere la signora, ma di lei non trovarono traccia. Si convinsero di aver assistito ad un miracolo. Tornati a Loreo, raccontarono il loro vissuto e, credendo di aver trasportato la Vergine Maria, si prodigarono a celebrare il miracolo rinforzando il credo mariano e onorando il luogo ecclesiastico del Pilastro di Loreo. A tale miracolo è dedicata l’opera pittorica che sovrasta il portale d’ingresso, un rifacimento dell’originale andato perduto.
All’imponente dipinto si interfaccia una piccola scena pittorica mariana. Collocata sull’altare maggiore (di sobrio gusto rococò), incorniciata da una pregevole cornice dorata del XX sec., spicca una dolce immagine di Madonna con Bambino. Si tratta di una copia dell’originale seicentesca custodita oggi nella Chiesa della Santissima Trinità di Chioggia, facente parte, come inserto sommitale, della pala d’altare che celebra la Presentazione di Maria fanciulla al Tempio di Andrea Vicentino, XVII sec.
Gli altari marmorei laterali presentano due dossali rococò con cimasa ad arco ribassato scomposto impreziosito da un emblema vescovile. L’altare a destra accoglie una tela che delinea un abate santo. L’aureola sul capo, con molte probabilità fa pensare alla figura di S. Pietro Morrone divenuto Papa Celestino V nel 1294, fondatore della congregazione dei Celestini, dei cui adepti si occuparono del convento con la chiesa del Pilastro dal 1486 al 1769.
L’altare a sinistra risulta spogliato dalla sua tela originale, il cui vuoto viene rivestito da un tessuto rosso che accoglie al centro un dipinto della vergine, opera appartenente al patrimonio ecclesiastico della comunità loredana.
Nonostante nella chiesa non si celebrino più i riti sacri, se non in eccezionali occasioni liturgiche, la comunità del Pilastro ricorda con particolare affetto il tempo in cui la chiesa era vissuta da bimbi, nonne e gente locale; adornata da paramenti e oggetti sacri (oggi custoditi nella chiesa arcipretale S. Maria Assunta di Loreo).
Purtroppo, l’edificio avrebbe bisogno di cure particolari: umidità e lievi cedimenti strutturali sull’arcata absidale evidenziano lo scorrere del tempo. Una infiltrazione dal tetto è stata invece, recentemente, risolta grazie all’attenzione di alcuni fedeli locali che si prodigano con particolare apprensione alla cura del luogo sacro. Molto viene fatto dai residenti del Pilastro di Loreo, soprattutto da alcune donne che si dedicano alla pulizia del luogo, all’allestimento floreale sugli altari e all’organizzazione dei rituali sacri come l’allestimento del presepe, dell’apparato del mese dedicato al Fioretto (maggio) e soprattutto all’apertura della chiesa per la notte della Santissima Trinità a cui si lega la cerimonia dei Fradèi della Confraternita della Santissima Trinità che arriva in processione dal Duomo di Loreo.
La comunità locale ha coinvolto anche il parroco, la curia e l’amministrazione comunale con un accorato appello al fine di poter programmare interventi per preservare questo patrimonio edilizio e religioso.
Fede, devozione e legami culturali rendono unico questo luogo sacro. Uno scrigno d’arte e di storia che ancora è fortemente radicato nel territorio nonostante lo scorrere del tempo.
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Come citare questo articolo
Roberta Marcolongo. “La Beata Vergine del Pilastro”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-beata-vergine-del-pilastro/