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UN RICORDO

Il maestro Nazareno Fogagnolo

Maestro di canto e di vita, si impegnò puntando soprattutto sulla produzione di un’autonoma musica popolare polesana

di Claudio Garbato

Ventaglio Novanta n. 68 2026 pp. 90–94

Sono passati pochi anni dalla scomparsa di Nazareno Fogagnolo (1934-2018), maestro storico del coro “Monte Pasubio” di Rovigo.

Nazareno ci ha lasciato ricordi indimenticabili del suo impegno, che pure inizialmente lo aveva preso limitatamente al tempo libero dalla professione. Come spesso succede nella nostra vita, questo impegno è andato ben oltre i confini iniziali e Nazareno l’ha esercitato con una serietà e determinazione davvero straordinarie. In un primo momento, il suo ruolo è stato quello di affiancare il maestro fondatore del coro Mario Casetta, cui tuttavia appena due anni dopo succedette come titolare.

Relativamente alla mia esperienza, quando entrai a far parte del Coro, l’attività era già stata avviata da otto anni. Conoscevo da tempo alcuni coristi, ma erano rapporti per lo più sporadici. Mi piacevano quasi esclusivamente i canti di tradizione alpina e di guerra e mi preparavo a presentarmi al maestro con qualche esitazione.

Mi colpì la fretta del primo incontro, quasi dovesse seguire degli orari rigorosi. Ci fu un breve scambio di parole, presumibilmente in linea con il suo carattere poco incline alla conversazione. Dovevo, nelle sue intenzioni, incominciare a cantare le canzoni che conoscevo. Senza tanti preamboli, mi fece cenno di provare l’assolo de “La pastora”, un canto di tradizione trentina incluso nel repertorio della SAT, il primo e più famoso gruppo corale maschile tuttora attivo e noto in tutto il mondo del folklore popolare.

Mi sentii sotto osservazione, ma mi impegnai a ripetere abitualmente la parte, senza incertezze. Nei brevi intervalli fra un’esecuzione l’altra, a tu per tu confermavo il mio interesse per la musica tradizionale, sperando in cuor mio che Nazareno non introducesse i canti polesani di cui avevo sentito parlare. Ma le cose sono andate diversamente dai miei desideri… e io ho dovuto ricredermi.

Un nuovo corso di ricerca e recupero della tradizione polesana

All’epoca, il mondo del canto popolare era in piena riformazione, grazie soprattutto a musicisti e direttori di fama come Gianni Malatesta e Bepi DeMarzi, che avevano impresso alla loro opera un carattere fortemente innovativo, ben al di là della tradizione dei canti alpini e di guerra. A questa tradizione, gradualmente, sconfinando anche negli ambiti della musica moderna e d’autore (Gianni Malatesta, per es.) Nazareno aveva aggiunto brani assai noti di musica leggera, che in senso più ampio potevano considerarsi popolari. Pensiamo a “Blue moon”, “My way”, oppure testi di origine pavana, ispirati da un gusto di recupero letterario di origini cinquecentesche (per es. “Anzoeta” legato all’opera di Angelo Beolco detto “Ruzante”) oppure brani dei Beatles (Hey Jude”, “Yesterday”). Il ricchissimo repertorio di De Marzi aveva invece relazione con i temi sociali oppure paesaggistici oppure ancora di natura ambientale. (“L’aria x”, “Scapa oseleto”, Benia Calastoria” etc.).

Tutta questa produzione allargava notevolmente l’ambito della musica corale popolare ed esercitava una forte spinta a rivolgere l’attenzione alla cultura popolare propria di ciascun paese e regione, approfondendo le origini del proprio mondo e della storia locale, quella che non figura nei libri di storia.

Era proprio questo lo spirito che cercava di affermare Nazareno, che dalla tradizione di montagna e di guerra aveva ormai preso le distanze, perché questo gli consigliavano i musicisti che aveva preso a modello, anche se, per la verità, i nuovi brani non incontravano i gusti della maggior parte dei coristi rodigini.

Benché Il coro non disponesse di grandi risorse economiche, Nazareno non si rassegnava a perpetuare il solito repertorio e, in cuor suo, conservava il desiderio di costituire un’antologia di canti totalmente polesani, con l’obiettivo, appena possibile, di incidere un LP originale. Era un progetto che perseguiva quasi con ostinazione.

E non si limitava Nazareno a farci provare i pochi brani polesani già ricostruiti. Per conto suo aveva infatti preso contatti con i musicisti che conosceva di più, a cui mostrava le parti degli spartiti nuovi, armonizzati assieme a un maestro di Conservatorio, Piero Avanzi.

Ebbene, il merito di Nazareno Fogagnolo è stato proprio quello della ricerca, assecondando i suggerimenti degli spiriti innovatori e inseguendo la produzione di un’autonoma musica popolare polesana sulle tracce dell’opera di Antonio Cornoldi, musicista assai noto in Polesine e autore del libro “Ande, bali e cante del Veneto”, con particolare attenzione alla realtà polesana. In questa infaticabile opera di ricerca, Nazareno si è avvalso della collaborazione del musicista polesano Piero Avanzi, autore delle armonizzazioni dei canti polesani che poi hanno dato forma al primo L.P. originale edito nell’ormai lontano 1982. (“Le nostre storie”).

Non si è accontentato Fogagnolo di questo successo, che ha rappresentato il primo grande passo verso la formazione di un’identità ben riconoscibile, fondata sulla cultura polesana e una produzione antologica legata ai musicisti da cui il nostro maestro ha tratto suggerimenti e indicazioni. È stata un’opera costruita su una vicenda musicale in evoluzione, da cui sono poi nate altre collaborazioni, LP e musicassette via via sempre nuove. Tutto questo ha fatto conoscere il “Monte Pasubio” ben al di là dei confini provinciali e regionali, con escursioni e viaggi fuori Italia e scambi con altre formazioni popolari dentro e fuori dal ns paese.

La vocazione di Fogagnolo

Qual è stata la molla che ha fatto scattare tutta questa ricerca?

Ricordo le tante conversazioni avute con lui negli anni. C’era nel personaggio un insieme di motivazioni, che variavano dall’educazione religiosa, assai presente nella sua famiglia, alle radici culturali formatesi in seminario, dove, come accadeva allora, si mandava un figlio a studiare. Qui Nazareno aveva appreso, oltre alle materie classiche del ginnasio, anche i rudimenti musicali.

Uscito dal seminario, aveva conservato l’interesse per la musica, sia pure in forma autodidattica. Vi era assai portato, come ha dimostrato l’esperienza successiva, perché aveva innato il senso ritmico e melodico che gli faceva apprezzare quella cultura che ammirava, pur non conoscendola in modo particolare.

Fogagnolo aveva trovato la sua strada, conservando uno spirito di profonda umiltà che lo spingeva ad arricchire la sua formazione. Lo aiutava l’esperienza, l’impegno a non mancare mai alle prove del coro, anche quando vi arrivava con la febbre alta, dando a tutti l’esempio. Capitava più di qualche volta di trovarsi in un gruppetto sparuto, specie durante le vacanze o quando gli impegni della professione si facevano pressanti.

Lui, Nazareno, c’era sempre e come sempre costruiva la preparazione del brano, con collaudata abilità didattica. Oltre ai maestri ormai noti in tutto il mondo, trovava il modo di conoscere altri musicisti, perfino in Francia, dove il coro era poi stato invitato a cantare dal sindaco di Le Val Gautier, che conosceva la musica sinfonica e dirigeva il coro locale di quella piccola comunità vicina alla città di Arles.

C’era poi, in Nazareno, la vocazione ad aiutare il prossimo, nata anch’essa in famiglia, motivata dalle necessità di sostenere le sorelle suore, una della quali era missionaria ad Haiti; a questo, si aggiungeva l’impegno di mandare viveri e risorse ai poveri, partecipando ad associazioni sociali assai attive in Polesine.

Questa dimensione sociale, coltivata anche nella direzione della Biblioteca Comunale di Costa, dava un carattere concreto alla sua vita. Come mi aveva confidato più di qualche volta, aveva avvertito la mancanza di figli nella propria famiglia e, a seguito di un affidamento avviato per togliere da un orfanotrofio un bambino di otto anni, aveva sofferto per il mancato aiuto dell’assistenza sociale e del giudice che poteva dare l’assenso. Aveva vissuto l’episodio con profondo dispiacere, alimentato anche dal fatto che sua moglie aveva subito da poco un intervento che l’aveva di fatto esclusa dalla relazione con le scelte di suo marito. Da allora, Nazareno non ripeté la sfortunata richiesta di adozione e, come l’intera vita ha confermato, accettò l’esito precedente con umiltà e rassegnazione. Aveva pur sempre tante ragioni importanti di vita, a partire dall’attività commerciale e dall’esperienza del coro, nella quale si era calato con tutto se stesso.

L’eredità

Quando l’età avanzata e la salute un po’ cagionevole lo spinsero verso il ritiro, volle assicurarsi che il coro continuasse la sua storia. Si apprestò così a condividere questa scelta con persone di sua fiducia, individuando il suo successore nell’attuale direttore Pierangelo Tempesta. La sua presenza, all’interno del gruppo, fu tuttavia sempre più sporadica, perché egli percepiva l’impressione di non essere utile alla sua creatura.

Andavo spesso a trovarlo assieme a un compagno del coro: erano momenti di autentica confidenza, un rapporto di vita e umanità che in passato si era poco approfondito.

Resta della sua opera, oltre al ricordo, un bilancio attivo di risultati, che, oltre alle incisioni discografiche e alle tounèes in Italia e in Europa, trova riconoscimento nell’identità corale polesana e nella fondazione di una prestigiosa sede per il coro nella chiesa-auditorium di S. Rocco di origine quattrocentesca, di proprietà della Curia vescovile, restaurata grazie al sostegno dell’allora “Cassa Rurale Polesana”, oltre che al lavoro intenso degli stessi coristi.

In ambito più personale, resta sempre vivo il valore umano della sua testimonianza, esercitata in quella forma di paternità e amicizia cui mai è venuto meno.

Immagini dell’articolo

Il maestro Nazareno Fogagnolo
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Come citare questo articolo

Claudio Garbato. “Il maestro Nazareno Fogagnolo”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-maestro-nazareno-fogagnolo/

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