Nell’ambito dell’articolato Festival “Sulle vie dell’ambra”, svoltosi a Rovigo dal 6 al 16 novembre, fra le varie riuscite iniziative, ha destato interesse apprendere che i due villaggi protostorici di Frattesina e Campestrin sono i più antichi d’Europa, smentendo l’opinione diffusa che il nostro territorio sia stato nel passato sempre inospitale e soggetto a ripetute alluvioni (Vedasi Editoriale a pag. 3).
Sull’esito del Festival, che ha diffuso conoscenze e aperto qualche nuovo interrogativo, riteniamo opportuno dare la parola alla dott.ssa Elisabetta Brusa, ideatrice e direttrice artistica del Festival, con la quale ci incontriamo.
Dieci giorni molto impegnativi in onore dell’ambra, materiale prezioso conservato a Rovigo presso il Museo dei Grandi fiumi. Il Festival, una iniziativa davvero ragguardevole.
“Buongiorno Direttore e grazie per l’opportunità che ci viene offerta di parlare di un Festival che è partito nel 2024 e che quest’anno ha festeggiato la seconda edizione, passando dalle due giornate iniziali a dieci giorni come lei ha ben sottolineato. Lei dice “in onore dell’ambra”, che a Rovigo fa bella mostra di sé nella sala dell’”Ambra” appena si entra al Museo dei Grandi Fiumi, ed è proprio da questa considerazione che era nata l’idea di proporre qualche anno fa all’Assessorato alla Cultura di Rovigo il progetto che poi siamo riusciti a realizzare. Un progetto che ha fondamentalmente l’ambizione di arrivare a vanificare la visione di un territorio povero e inospitale, a causa delle ripetute inondazioni, per rilanciare invece l’immagine reale di un luogo ricco di cultura, di storia, di saperi congiunti, che può trasformarsi nel tempo in un punto di riferimento a livello internazionale, proprio grazie al suo essere stato all’interno di un’ antica Via dell’Ambra, che la storia ci spiega andare dai paesi del Mar Baltico al Mediterraneo con un Polesine al centro come luogo di relazioni, di scambi, di commerci, di lavorazione di materiali preziosi.
L’esistenza a Rovigo del CPSSAE, Centro polesano di studi storici, archeologici e etnografici, meravigliosa fonte di conoscenza e di scoperte continue, necessariamente destinate ad un pubblico non solo di esperti della materia, insieme alla consapevolezza della presenza di una mitologia legata al territorio, attraverso la figura di Fetonte, hanno alimentato la voglia di provare a incrociare i percorsi narrativi con l’obiettivo di arrivare a creare un pensiero originale, identitario e soprattutto inclusivo, perché all’interno dello stesso percorso convivono e si intrecciano scienze, arti, sperimentazione, formazione e produzione di pensiero critico, all’interno del quale l’ambra si pone come motore di un interessante intreccio di relazioni.
Da queste conoscenze e considerazioni è nata dunque l’idea del Festival.
“Proprio così. Ha preso concretezza l’idea del Festival che, non a caso, si chiama “Sulle vie dell’ambra” per sottolineare la forza di un movimento continuo dettato da una pluralità di linguaggi che vanno – e l’abbiamo proprio visto nell’edizione di quest’anno – dall’incontro con altri paesi europei presenti in queste antiche strade, all’immersione nei testi antichi per raccontare a giovani studenti delle scuole secondarie di II grado, e non solo, come i miti classici possano essere fonte di stimolo per la lettura della nostra contemporaneità.
Nei dieci giorni del Festival abbiamo attraversato molti mondi. Siamo partiti con un forte segnale “europeo”, dedicando l’apertura del Festival presso la Camera di Commercio di Rovigo, all’Estonia come paese ospite. Facendo sedere ad uno stesso tavolo – grazie alla collaborazione con l’Associazione Italia/Estonia – imprenditori rodigini insieme ad imprenditori estoni, abbiamo cercato di riaprire in modo contemporaneo possibili relazioni commerciali a cui una nuova via dell’Ambra può portare.
Davvero ampio poi il programma sviluppato con le scuole. Possiamo dire che questi dieci giorni del Festival sono stati dieci giorni consecutivi pieni di molti incontri, fatti di un pubblico vario che, se pur appartenente a diverse fasce d’età, era comunque accomunato da una voglia di conoscenza e di scoperta, che credo sia il successo più grande in cui potevamo sperare”.
Che significato può assumere per il Museo, e più in generale per il Polesine, il primato europeo attribuito al villaggio di Frattesina, leader nella lavorazione dell’ambra del Baltico?
“La scoperta del villaggio di Frattesina è indubbiamente una scoperta di rilevanza internazionale, che ha cambiato la storia, con tutte le implicazioni che questo comporta, anche in quanto ricaduta sulla presenza dell’ambra al Museo dei grandi Fiumi di Rovigo, che è uno dei centri italiani per eccellenza di questa preziosa resina.
Ancora più interessante in questo momento, e come scoperta recente, è comunque la presenza del vetro nel territorio del Polesine, per cui possiamo aggiungere oggi alla scoperta dell’ambra anche quella delle origini dei primi materiali vetrosi in ambito europeo, perché le più antiche testimonianze archeologiche di lavorazione del vetro risultano essere documentate, grazie agli scavi, proprio nell’Italia nord-orientale e in particolare a Frattesina di Fratta Polesine. E siamo nel XII-X sec.a.C. Pare che qui si producessero due tipi di vetro grezzo – ben distinguibili chimicamente da quelli egizi e vicino-orientali -, con cui venivano prodotte soprattutto perle anche riccamente decorate. Grazie agli scavi condotti nell’ambito del progetto “Prima Europa. La Protostoria del Polesine”, proprio a Frattesina, come ci ricorda Paolo Bellintani, Presidente del CPSSAE, sono stati portati alla luce i resti di una fornace per la produzione/lavorazione del vetro, ad oggi la più antica d’Europa.
Proprio per connetterci con questi studi il Festival ha organizzato, in concomitanza con la conferenza del 15 novembre dedicata dal CPSSAE a questa recente scoperta, la costruzione di un forno protostorico: un intervento di “archeologia sperimentale” a cura di Nicola Albertin e Sheila Mancini, della sezione CPSSAE “Officina Temporis”, con cui si sono potute produrre proprio le perle di vetro “tipo Frattesina”, in modo da poter toccare con mano la realtà di un tempo remoto.
La proposta ha coinvolto moltissime persone, ed era bello vedere il Museo, casa adottiva del Festival grazie anche alla collaborazione di tutto il personale che nel Museo lavora, pieno di gente di ogni età che andava e veniva, bambini piccoli compresi, passando dalla sperimentazione alla visita della Mostra, nelle sale Polivalenti o nelle Sale Espositive, alla ricerca di quella storia di cui le stesse piccole perle erano portatrici.
Le giornate dell’ambra hanno portato a Rovigo una importante rappresentanza dell’Estonia, paese sul Baltico da cui partiva l’ambra grezza alla volta di Frattesina dove veniva lavorata. Come si sono concretizzati i rapporti? Ci saranno ulteriori esiti?
“Per prima cosa devo sottolineare che il Festival ha potuto attivare una collaborazione con l’Ambasciata estone e l’Associazione Italia/Estonia grazie al supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, del Comune di Rovigo e della Regione Veneto. Senza le collaborazioni ufficiali, che hanno permesso anche l’entrata nel Museo dei Grandi Fiumi di antichi reperti estoni di ambra e vetro, rimasti in esposizione per tutta la durata del festival, questi rapporti difficilmente si sarebbero potuti attivare.
La domanda che può sorgere però in questo caso è: ma perché proprio l’Estonia? Potremo dire, per prima cosa, che in Italia esiste un’Associazione Italia/Estonia, la cui presidente Ülle Toode è molto attiva e molto interessata alla creazione di relazioni internazionali, e che, inoltre, i reperti estoni che siamo riusciti a portare in Italia hanno ampiamente confermato il grande flusso di mercanzie e di mercanti esistenti tra Italia e Estonia e risalenti ad epoche antiche. Tutti elementi che ci parlano della presenza, in epoche remote, di un’importante via dell’ambra, a doppia percorrenza perché, se dall’Estonia arrivava materiale grezzo a Frattesina, è anche vero che in Estonia arrivava poi il materiale lavorato proveniente dall’Italia.”
E ciò è documentato?
“Durante tutta la durata del Festival, tra i reperti in esposizione al Museo dei Grandi Fiumi, provenienti dall’Estonia, conservati nella collezione dell’Università di Tallinn, e selezionati per l’occasione dall’archeologa estone Monika Reppo – mai fino ad oggi esposti al pubblico – non poche sono le monete romane recuperate in Estonia grazie ai recenti scavi, così come molti sono stati i frammenti di vetro trovati, addirittura di scuola veneziana.
Un’altra interessante motivazione, però, che ci ha spinto ad aprire una relazione con il paese baltico, e qui rientriamo nell’ambito della mitologia, è la constatazione di come i miti tramandati oralmente si rincorrano dimostrando quanto siano in grado di rispondere alle necessità del pensiero umano, indipendentemente dalla zona geografica in cui nascono”.
Grazie, dott.ssa Brusa, per le delucidazioni che ci ha fornito e, in attesa del prossimo Festival, accogliamo in un apposito riquadro la narrazione della storia antichissima su cui si fonda il principale mito baltico non dissimile dal mito di Fetonte.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Sulle vie dell’ambra”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/sulle-vie-dellambra/