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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Rodney Smith, tra reale e surreale

A Rovigo, a Palazzo Roverella la prima retrospettiva in Italia dedicata a uno dei fotografi più iconici del XX secolo

di Lara Bottaro

Ventaglio Novanta n. 68 2026 pp. 144–146

Dal 4 ottobre 2025 al primo febbraio 2026 la città di Rovigo accoglie il grande pubblico con un evento espositivo di valenza internazionale dedicato a uno dei fotografi più famosi della nostra epoca.

Curata da Anne Morin e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con diChroma photography, la nuova esposizione di Palazzo Roverella celebra il fotografo Rodney Smith (1947-2016).

Non si tratta di una semplice mostra, ma della prima retrospettiva in Italia intitolata al maestro americano: sono circa centoventi gli scatti presenti, perlopiù in bianco e nero, suddivisi in sezioni tematiche che riflettono quella che è la ripartizione dell’archivio di Rodney Smith, situato a New York e gestito, a partire dal 2016, dalla moglie Leslie Smolan.

Tutte le foto esposte sono state stampate nel 2024 presso l’Estate of Rodney Smith da Patricia Barrett – che in passato aveva lavorato con lo stesso fotografo — mediante l’uso di tecnologie d’avanguardia: in questo modo il visitatore ha la possibilità di ammirare in alta definizione, e senza modifiche postume, quello che negli anni addietro il professionista americano aveva immortalato in analogico.

Rodney Lewis Smith nasce a New York nel 1947 da una famiglia abbiente e apprende i primi rudimenti di fotografia dal custode della villa in cui abita con i genitori all’età di soli nove anni. Dopo avere ricevuto in dono dal padre una Kodak Retina Reflex III in età adolescenziale, la sua passione si sviluppa di pari passo con quella per gli studi filosofici e teologici: nel 1970, infatti, egli consegue una laurea in Letteratura Inglese e Studi Religiosi e nel 1973 ottiene un master in Teologia presso la Yale Divinity School newyorkese, proprio mentre sta studiando fotografia con Walker Evans.

Animato da una continua ricerca del significato della vita, Smith trova nel mezzo fotografico il linguaggio idoneo per esprimersi nel migliore dei modi: “Il discorso teologico non mi ha mai fornito le risposte, ma ha formulato e posto le domande giuste. Come possiamo formulare e comprendere la nostra stessa esistenza? Le fotografie potrebbero essere le mie risposte, risposte o domande a queste domande”.

Egli esordisce con un lungo periodo di spostamenti, che lo porteranno a immortalare popoli e luoghi di tutto il mondo (da Gerusalemme al Mississipi, passando per il Galles, Haiti, il Sud America e la Francia), per dedicarsi poi alla fotografia commerciale e a quella di moda, con la quale a partire dal 2002 sperimenterà anche l’uso del colore.

Una produzione iconica raffinata, elegante e dalla notevole precisione formale, quella di Smith, in grado di dialogare anche con l’opera dei suoi maestri di riferimento: il famoso documentarista Walker Evans e il leggendario fotografo di paesaggio Ansel Adams. Dal primo egli eredita la capacità di trovare la bellezza nell’ordinario e nel dimenticato, dal secondo la perfezione tecnica delle immagini.

L’americano, inoltre, è visivamente attratto dalla luce naturale intensa e direzionale, in grado di illuminare emotivamente soggetti e luoghi: essa palesa in maniera chiara i soggetti, ma è contemporaneamente capace di rivolgere loro un’attenzione più profonda. All’aria aperta, poi, egli ama fotografare i cieli nuvolosi e le atmosfere nebbiose e uggiose, che lasciano nello spettatore una sensazione di irrisolto.

La prima sala, intitolata La divina proporzione, evidenzia sin da subito come precisione, equilibrio e armonia di forme e volumi siano i caratteri distintivi delle immagini di Smith. In esse, egli ha trasformato quella sensazione di claustrofobia provata da bambino – quando viveva in una casa imponente in cui tutto doveva rimanere in ordine e al suo posto – in un estremo senso della composizione: quest’ultima rappresenta per la fotografia ciò che il ritmo è per la musica, dice lo stesso maestro, e perderne il senso equivale ad avere un battito cardiaco accelerato.

La seconda sezione, Gravità, rivela quanto siano numerosi i legami con il mondo del cinema: la fisicità esagerata del film muto, ravvisabile nella iperbolica gestualità dei protagonisti immortalati; la suspance dei thriller di Alfred Hitchcock, evidente nelle figure spesso colte in precario equilibrio sul bordo di grattacieli, appoggiati a una balla di fieno o in altre situazioni sfidanti la legge di gravità; le inquadrature di Wes Anderson, riscontrabili nelle perfette simmetrie delle scene fotografate; la bombetta e il bastone, simboli di Charlie Chaplin, che popolano a profusione gli scatti di Smith e contribuiscono a rendere gli ambienti senza tempo; l’uso del bianco e nero, fautore di immagini atemporali, che aumenta la drammaticità delle scene ed elimina la distrazione dei giochi cromatici.

Come sottolinea la tappa espositiva Spazi eterei, ogni fotografia rappresenta una dimensione parallela, una replica del reale, il sogno che si fa vivo in un’altra dimensione quando al contempo si dorme fisicamente nel mondo reale: con le loro atmosfere sospese e fiabesche avvolte nella nebbia, Gemelli sull’albero (1999) e Donna in equilibrio su un ramo (1998) esemplificano in maniera evidente questo concetto.

Amante della topiaria in stile francese, il giardino della sua casa è governato da geometria e decoro e, verso la fine della carriera, diventa anche il luogo ideale per i suoi scatti: erba curata, siepi dalla forma geometrica e modelli spesso abbigliati con vestiti eleganti sono protagonisti di “un mondo di ottimismo e felicità. Nelle immagini ci sono spesso estrosità e gioia… dove felicità e bellezza prevalgono, dove la vita, nonostante le difficoltà, può offrire momenti di grande gioia”.

La quarta sezione, Attraverso lo specchio, introduce il visitatore al tema della logica sospesa. Le atmosfere catturate dal fotografo appaiono spesso surreali, proprio come quella in cui è immersa Alice di Lewis Caroll quando precipita lentamente nel Paese delle Meraviglie, ritrovandosi a vivere un’esperienza straniante avulsa dalla realtà.

Sono infatti composizioni rigide ma gioiose, al limite tra realtà e sogno, quelle di Rodney Smith: lo dimostrano, a titolo esemplificativo, Gery e Henry cercano di acchiappare una farfalla (1996), Don salta su una balla di fieno n.1 (1999) e Nathan salta con un ombrello sul tetto (2011) esposte a Rovigo.

Segue poi Il tempo, la luce e la permanenza, che ribadisce quanto sia obliterata la dimensione temporale nelle fotografie Smith: lo confermano le foto di una quercia secolare, di alcuni papaveri che emergono da uno sfondo neutro privo di connotazioni spazio-temporali e, ancora, i ritratti di Bernadette, musa dall’eleganza imperitura che incarna un ideale di femminilità senza tempo.

Infine, Passaggi, riunisce scatti che rappresentano luoghi di transizione, dove inizio e fine, prima e dopo, dentro e fuori si incontrano: porte, finestre, specchi, maschere, scale a chiocciola e non, ad esempio. Non si sa mai esattamente che cosa accada, tutto è costantemente in bilico tra più situazioni possibili e sta a noi scegliere la destinazione da raggiungere.

Nonostante la sua avversione per la tecnologia moderna, nel 2009 il fotografo newyorkerkese inizia a scrivere un blog che è ancora oggi consultabile. Esso si configura come un saggio che, a cadenza settimanale, accompagna il lettore alla scoperta delle sue immagini, con disquisizioni in tema di fotografia, visioni e sogni personali. Il blog si intitola The End: in pieno stile “Rodney Smith”, esso rappresenta da una parte l’opera conclusiva degli ultimi anni della sua vita, ma dall’altra anche l’inizio di una nuova scoperta.

Un ricco calendario di visite ed eventi, volti ad approfondire l’opera del maestro americano, è consultabile nel sito di Palazzo Roverella e nei canali web e social di Pop-Out. Di grande interesse sono risultati gli appuntamenti di novembre coadiuvati dall’esperto fotografo Davide Rossi: una visita tematica con laboratorio di sviluppo fotografico in camera oscura dedicato agli adulti e un workshop ludo-didattico, sempre in camera oscura, pensato per i bambini.

Immagini dell’articolo

Rodney Smith, tra reale e surreale
Rodney Smith, tra reale e surreale
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Come citare questo articolo

Lara Bottaro. “Rodney Smith, tra reale e surreale”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/rodney-smith-tra-reale-e-surreale/

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