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SPECIALE MATTEOTTI

100 anni: un pensiero imperituro

A Rovigo l’Associazione culturale “Giacomo Matteotti” tiene viva la memoria del martire del fascismo

di Giulia Viaro

Ventaglio Novanta n. 65 2024 pp. 161–166

Tra le associazioni che hanno sempre tenuto viva la memoria di Giacomo Matteotti, sicuramente un ruolo primario lo detiene l’associazione culturale “Giacomo Matteotti” di Rovigo.

Per conoscere la genesi dell’associazione e il suo operato nel corso degli anni, ci incontriamo con il professor Adriano Romagnolo, attivista dell’associazione.

Prof. Romagnolo, diciannove anni fa, su iniziativa di un gruppo di amici, prendeva vita a Rovigo l’associazione culturale intitolata a Giacomo Matteotti. Fin dall’inizio lei è stato molto attivo. Qual è il principio ispiratore dell’associazione?

“Alla base c’è sicuramente la visione rivoluzionaria che stava a fondamento del pensiero di Giacomo Matteotti per una società più giusta e più libera. Nel documento costitutivo dell’associazione, proprio al primo titolo sta scritto: Scopo principale dell’associazione è di approfondire e dibattere temi e problematiche inerenti la società di oggi, traendo ispirazione dagli insegnamenti di Giacomo Matteotti, in difesa della libertà delle coscienze e della vita democratica, contro ogni tentativo di prevaricazione dei diritti e dei doveri sanciti dalla Costituzione Repubblicana dello Stato.

L’idea socialista e riformista di Giacomo Matteotti nasceva dalla convinzione che la politica era un mezzo, non un fine, e poggiava sulla conoscenza profonda dei bisogni della società e delle condizioni reali dell’economia, sulla condivisione di obiettivi comuni ben chiari, sull’unità e unicità della nazione”.

– Per Matteotti l’ideologia doveva dunque connettersi strettamente con l’azione. È così?

“Durante il suo ultimo viaggio all’estero, parlando ad un’assemblea di lavoratori in Belgio, il 20 aprile del 1924, Matteotti ebbe modo di ribadire ulteriormente il suo concetto di ‘fare’. Questo è il concetto: continuate a difendervi contro il fascismo, non dicendo cose che non si fanno, ma facendo cose che non si dicono.

Il magistero politico di Matteotti sta proprio sul ‘che fare’ per rispondere ai bisogni dei cittadini, secondo la regola del rispetto e della libertà d’azione e di pensiero di tutti, nella pari dignità, dopo avere liberato lo Stato da valutazioni particolari di interessi e di potere.

L’Associazione ebbe origine proprio per questa prospettiva… Non a caso l’Associazione, nata per difendere l’idea socialista di Stato che fu di Matteotti, ha voluto come logo e immagine simbolica gli occhi di Velia Ruffo Matteotti, la moglie fedele di Giacomo. Quegli occhi severi e nello stesso tempo dolci e guardinghi vogliono essere a monito della tendenza della politica a perdersi nei particolari, perché i tempi sono duri e spetta alla politica temperarli, per non correre il rischio dell’indifferenza e dell’assenteismo”.

– Tra le tante iniziative che sono state realizzate in questi diciannove anni per mantenere viva la memoria di Matteotti, quale vuole ricordarci?

“In questi anni, l’associazione culturale, animata dall’instancabile suo presidente, Giancarlo Moschin, con i pochi mezzi a disposizione, si è data da fare per promuovere questa idea, nell’ideale proseguimento del pensiero riformista del personaggio, così importante per la storia italiana, a cui si ispira,.

Ogni anno – nella ricorrenza dell’assassinio di Giacomo Matteotti per mano di sicari fascisti, avvenuta il 10 giugno 1924 – l’associazione cerca di attrarre l’attenzione del pubblico sul programma socialista e riformista del nostro personaggio con iniziative popolari, come i concerti di musica folcloristica, di musica Jazz e di quella classica o lirica; con convegni di studio su problemi sociali e politici d’attualità, con il coinvolgimento di studiosi di fama nazionale e internazionale.

Di particolare rilevanza fu, abbastanza di recente, il convegno di Studi Storici sulla posizione di Giacomo a proposito della guerra; quello sui Patti Lateranensi, del maggio 2019; ancora nel 2019, su La Storia d’Italia nei diari di Pietro Nenni; sulla Censura di ieri e di oggi e sul Fascismo da movimento a regime, il 30 novembre del 2019; nel gennaio del 2018, Con gli occhi di Velia da Matteotti a Rosselli; sul Discorso di Livorno di Filippo Turati, nel 2022.

L’associazione continua il rapporto assiduo con la fondazione Anna Kuliscioff, con la direzione della casa-museo di Matteotti e l’amministrazione comunale di Fratta Polesine…”

– Tante dunque le iniziativa attuate…

“Ed altre ancora sono da ricordare: in occasione del novantesimo anniversario dalla morte di Giacomo, l’associazione ha prodotto un documentario, in DVD, sulla presenza della famiglia Matteotti in Polesine, su soggetto che avevo ideato, con la consulenza storica di Luigi Contegiacomo, per le riprese e il montaggio di Alberto Schiesaro e il commento in voce di Claudio Garbato. L’iniziativa ha coinvolto diverse Scuole e dirigenti scolastici proponendo il filmato per la migliore conoscenza del grande politico polesano.

Un’altra iniziativa riuscita è stata il recupero e restaurato della grande Mostra documentaria, che fu presentata all’Archivio Centrale dello Stato a Roma nel 1974, nel cinquantenario della morte di Matteotti. Ora la mostra, è in gestione dell’Associazione stessa e tenuta a disposizione di qualsiasi istituzione pubblica e privata che ne volesse fruire per esporre al pubblico.

Da ultimo, è di quest’anno la proposta al presidente della provincia di Rovigo di intitolare la sala consiliare dell’istituzione al nome di Giacomo Matteotti che in quella sala, tra l’altro, il 5 giugno 1916, pronunciò il suo famoso discorso contro le guerre, e dove fu per alcuni anni protagonista come amministratore pubblico.

– Un aspetto anche questo di rilievo nella vita di Matteotti, che è opportuno sottolineare

“Sarebbe il giusto e dovuto riconoscimento dei meriti di un uomo che per l’impegno profuso nella difesa della democrazia e degli interessi dei gruppi sociali più deboli, fu stroncato impietosamente da una mano sicaria e assassina”.

– Come si sono potute concretizzare tutte queste iniziative di cui ci ha appena parlato?

“Tutta questa attività viene svolta su base volontaria, poiché l’Associazione, pur regolarmente registrata nell’albo delle associazioni, come prevede la legge, non gode di sovvenzioni pubbliche e neppure di quelle private, anzi talvolta agisce tra la diffidenza e l’ostilità di altri gruppi e istituzioni culturali di maggior peso.

Resta sempre viva, comunque, l’azione dell’Associazione che, secondo le opportunità, non manca mai di proporsi collaborando anche con altri gruppi, nella convinzione che per migliorare una società basta lavorare in armonia giorno per giorno per essa, senza mai perdere di mira la meta che, come ebbe a dire un sociologo recentemente, è di creare le condizioni di ‘felicità’ dei cittadini”.

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Come citare questo articolo

Giulia Viaro. “100 anni: un pensiero imperituro”. Ventaglio Novanta, n. 65, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/100-anni-un-pensiero-imperituro/

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