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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

A casa Barbierato

Una ricca collezione di strumenti musicali di valore storico in attesa di dar vita ad un museo

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 36 2008 pp. 46–47

Sessantasette harmonium, nove pianoforti verticali storici e altri sei, sempre storici, a coda, quattro fortepiani a tavolo, quattro autopiani a rotoli di carta perforata, un piano a cilindro, un pianoforte da nave, un organo positivo, sei organi elettronici d’epoca, una dozzina di sintetizzatori e tastiere elettroniche, una quindicina di fisarmoniche, una ventina di ottoni e circa altri 40 strumenti musicali di vario tipo.

Si tratta di oggetti di sicuro interesse storico, pezzi importanti della collezione del musicista Carlo Barbierato, da sempre appassionato di musica, che ha in mente un progetto originale, da realizzare insieme a qualcuno che sappia apprezzare la ricerca storica delle tracce del patrimonio musicale nel passato e la sua evoluzione fino a oggi.

“La mia collezione di strumenti si è formata nell’arco di più di vent’anni, raccogliendo pezzi spesso mediocri o in cattive condizioni – spiega Barbierato – nella prospettiva di poter, un giorno, grazie alla collaborazione di qualche istituzione sensibile alla cultura, alla storia e alla musica, aprire un museo. Creare, quindi, un luogo che possa consentire oltre che di guardare, anche di ascoltare i suoni e provare, da parte di coloro che ne sono capaci, gli strumenti”.

Come spesso accade, le buone idee vengono frenate dalla mancanza di sponsor, mezzi economici, enti e istituzioni che con il proprio prezioso appoggio, possano contribuire a creare qualcosa di innovativo e nello stesso tempo legato alla storia. Ma Carlo Barbierato non si perde d’animo e prosegue la propria collezione, sfruttando le occasioni che gli permettono di scovare strumenti dimenticati, abbandonati, poco considerati acquistandoli a basso costo. Sta poi alle sue doti saperli recuperare, rimettere in sesto.

“Non tutti gli strumenti, che sono in prevalenza a tastiera, sono in buone condizioni o funzionanti – conferma l’artista -. Qualcuno è già stato restaurato o riparato, altri lo saranno in futuro. Dove io non sono in grado di eseguire i lavori, mi avvalgo di professionisti del settore che forniscono il loro prezioso contributo alla ‘rinascita’ di questi strumenti”.

A casa di Barbierato si possono vedere piccoli e grandi gioielli musicali, ma, vista la consistenza dello spazio che occupano, la quasi totalità della raccolta è ospitata da un amico che dispone degli ambienti idonei a contenerli.

“Se la mia abitazione me lo consentisse li terrei con me – sottolinea, quasi fossero divenuti per lui amici inseparabili -. Ma non ho davvero spazio per poterli trattenere”.

Nel ‘magazzino-garage’, che si presta da dimora per gli strumenti, troviamo anche alcuni pezzi davvero rari: un harmonium ‘Tubi’ degli anni ‘50, a due tastiere e pedaliera, probabilmente il modello più grande mai fabbricato in Italia; un pianoforte da nave, verticale, con tastiera a scomparsa, tanto da permettere, sulle imbarcazioni dove fu collocato, di far recuperare spazio una volta chiuso; un harmonium d’arte che, oltre alle ance in ottone alimentate dall’aria, detiene una martelliera che modifica il timbro del suono. Nella penombra, accatastati o ordinatamente accostati l’un l’altro, attendono di essere riscoperti, di tornare a uova vita.

Di poter raccontare, attraverso la propria voce, le note, l’anima di un’epoca, con gli avvenimenti che l’hanno caratterizzata e che ne hanno influenzato il modo di fare musica.

Alla sensibilità degli enti, delle istituzioni, spetta l’ultima parola: quella di concretizzare un’idea, di cogliere una sfida, di non lasciar morire la passione di quei pochi che, in silenzio, coltivano le profonde radici di un passato sconosciuto ma non per questo da dimenticare.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “A casa Barbierato”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/a-casa-barbierato/

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