Per quanti abitano a San Martino di Venezze, paese che sorge presso l’argine destro dell’Adige, dopo che il fiume ha lasciato il territorio comunale di Rovigo, l’azienda agricola che ci accingiamo a visitare è nota col nome “Il Frutteto di San Martino”; per i turisti, che dalla scorsa estate hanno iniziato a frequentarla, è l’agriturismo “Carezzabella”; per gli appassionati d’arte rappresenta forse la corte rurale raffigurata da De Chirico nel suo quadro intitolato “Mistero e malinconia di una strada”.
Cerchiamo dunque di chiarire i tre aspetti.
1. “Il Frutteto di San Martino” è un’importante azienda agricola di proprietà, a partire dagli anni sessanta del secolo scorso, dei fratelli Reato, ben noti in Polesine soprattutto come imprenditori nel settore dei laterizi. Il fondo, che si estende su 60 ettari, è destinato alla produzione di frutta (pesche, albicocche, fragole, pere, susine, uva) e ortaggi stagionali, che poi trovano collocazione diretta presso i consumatori tramite tre negozi di vendita direttamente gestiti.
2. “Corte Carezzabella” è il nome con cui viene promossa la struttura ricettiva nata dal recente restauro dell’immobile un tempo destinato a fienile, officine e deposito attrezzi. Un rilevante e riuscito intervento di recupero dell’ala occidentale della grande corte, quella più lontana dalla pubblica via e quindi isolata dagli eventuali rumori provenienti dall’esterno.
Nell’insieme il complesso architettonico, costruito nei primi decenni del ‘900, si presenta come una strutturata a ferro di cavallo che si sviluppa attorno ad un ampio spazio un tempo destinato ad aia per essiccazione delle granaglie, ed oggi del tutto sgombro e dominato da un bell’esemplare di magnolia.
Va detto che il termine coniato per l’accoglienza “carezza-bella”, se da un lato si ispira alla piacevole carezza di un refolo che qui giunge dall’Adige, dall’altra deriva da una lenta trasformazione di un toponimo locale che nel linguaggio polesano indicava una bella strada interpoderale: una “carezà bela”. Caduto l’accento finale e aggiunta una z, ecco modificata la strada in una carezza, termine quest’ultimo più indicato alla promozione turistica.
3. E veniamo a De Chirico che nel suo quadro ritrae la fuga di arcate di una corte rurale che in effetti manifesta somiglianze con quella riscontrabile nel complesso di San Martino di Venezze. Il pittore “metafisico” nella sua opera ci comunica lo stupore misterioso di un’architettura immersa in un paradossale silenzio alieno dalla presenza umana. La quale però appare quasi all’improvviso, (paradosso nel paradosso) nelle vesti di una bimba che rincorre un cerchio. Nulla più.
Un’assurdità il silenzio e la mancanza di persone e animali in un ambiente rurale del primo Novecento. Questa non era certo l’atmosfera che caratterizzava la corte di San Martino di Venezze quando sorse nel secolo scorso, contraddistinta da un’alacre attività produttiva, che al tempo richiedeva una consistente presenza di lavoratori.
Ma oggi è tutto è cambiato. Non c’è più la stalla con i buoi che alzano i loro muggiti, non c’è più il fabbro né il falegname con i suoni tipici dei loro laboratori, non ci sono i rumori della trebbiatura, né i richiami dei lavoratori. Oggi c’è il silenzio. Ma non il silenzio esasperato, misterioso ed inquietante di De Chirico, piuttosto quello gradevole contrassegnato dall’assenza del frastuono che soffoca le grandi città. Corte Carezzabella si presenta dunque come un’isola felice, preservata dai ritmi frenetici che troppo spesso connotano la nostra società.
“Il silenzio, la tranquillità e l’ambiente gradevole sono proprio quello che gli ospiti dell’agriturismo cercano e trovano qui a Carezzabella” dice Maria Pia Reato accogliendo una piccola delegazione del FAI in visita alla rinnovata struttura.
Settembre è appena iniziato. La campagna, perdendosi all’orizzonte, si presenta ordinata ed ancora verdeggiante, mentre le attività del Frutteto indicano che ci si sta predisponendo per le imminenti operazioni di vendemmia.
Anche il vino dunque? “Certo – osserva la nostra gentile guida, mentre ci portiamo verso il porticato, gradevolissimo punto di prima accoglienza -. Noi produciamo il ‘Temetum’, un autentico vino di origine polesana derivato da un sapiente incrocio di merlot e cabernet. Il nome? Lo abbiamo mutuato dal latino. Questa era una zona abitata dagli antichi romani che avevano dato vita ad un’importante centuriazione. Temetum, come indica anche S. Agostino, è sinonimo di vino puro”.
Entriamo frattanto nel salotto che funge da reception, dove iniziamo a stupirci per l’intelligente intervento di recupero che ha dato vita ad un ambiente particolarmente accogliente: il mobilio, i quadri, gli arredi sono tutti intonati agli anni antecedenti la seconda guerra mondiale, forse il periodo più interessante vissuto dalla grande corte prima dell’attuale rinascita. Ma c’è un pezzo di particolare pregio sotto il profilo antiquario: una grande carta del Polesine su cui si focalizza l’attenzione.
“E’ una rappresentazione del ‘700 – ci informa la signora Maria Pia – da poco tornata ad una totale leggibilità grazie al certosino intervento dei monaci restauratori dell’abbazia della Praglia. E proprio qui si legge Carezà bella ad indicare che la località può esibire una storia secolare”.
Nell’angolo, vicino alla grande storica mappa, ecco aprirsi, indicato dalla nostra gentile guida come uno scrigno prezioso, un armadietto con le ‘delizie’ dell’agriturismo: le confetture di Corte Carezzabella confezionate dalle signore della grande famiglia Reato, disponibili a coinvolgere anche gli ospiti nei vari momenti stagionali in cui si procede a dar vita alle confetture di fragole, pesche, albicocche, ciliegie, more ed altro.
Una grande famiglia, dicevamo, mentre si affaccia sulla soglia il sig. Giuseppe Reato, noto imprenditore nel settore dei laterizi, che qualche anno fa ha assunto anche la presidenza degli Industriali polesani.
L’agriturismo Corte Carezzabella – interviene – è nato dalla decisione della nostra famiglia di conservare e dare nuova vita alla costruzione agricola che ha incrociato la nostra strada quasi per caso, in conseguenza del nostro precedente impegno sul fondo destinato a frutteto. E’ per noi un nuovo mestiere, un lavoro che ci sta appassionando e riunisce provenienze diverse: chi dall’industria, chi dalla musica, chi dallo sport, chi dalla vita di casa”.
“Era un sogno tenuto vivo nel corso degli anni – continua la signora Maria Pia – quello di dare vita ad una struttura di accoglienza di tipo agrituristico. Perciò, specialmente noi signore, quando ci imbattevamo in qualche significativo pezzo del passato proveniente dalla nostra famiglia, o trovato nelle soffitte della corte, avevamo cura di preservarlo e di restaurarlo per un ipotetico futuro, senza sapere esattamente quando avrebbe potuto essere utilizzato”.
Raggiungiamo frattanto l’ampia sala da pranzo già preparata per una cena importante che ci sarà alla sera e poi, tornati sotto il porticato, ci dirigiamo verso la biblioteca della corte, un ambiente anche questo esclusivo, con volumi di varia natura: in bella vista quelli di interesse turistico.
In un angolo una cassapanca con la data 1936 (probabilmente l’anno di nascita della grande corte); poi uno storico organetto ed altri oggetti che rimandano ad oltre mezzo secolo fa, comunicandoci l’atmosfera delle buone cose del tempo passato.
Ci raggiungono frattanto altri componenti della grande famiglia Reato, la signora Cristina, la signora Eugenia e la giovane Chiara. Quest’ultima col fratello Tommaso (figli di Giuseppe) rappresenta assieme a Pierluigi e Rosa Maria (figli di Antonio) la generazione dei giovani, quella che ha iniziato a promuovere l’azienda tramite internet e che intende ricavare una vera opportunità di lavoro e di vita dalla struttura di accoglienza da poco avviata, con l’aiuto s’intende di tutti i componenti delle famiglie Reato.
Accediamo frattanto al piano superiore, l’ex fienile e granai, dove abbiamo la sorpresa, più imprevista, di trovare le stanze strutturate come piccoli appartamenti su due livelli: zona giorno con ingresso, salottino e bagno alla base; zona notte ospitata nel soppalco mansardato. Arredamento ovviamente in sintonia con lo stile rustico della campagna che dalla finestra si profila sconfinata all’orizzonte.
Al centro del mondo! Viene spontaneo notare.
E’ così! E’ la risposta: Qui ci troviamo a 10 Km. da Rovigo, a 20 dai Colli e dalle Terme Euganee, a 35 da Ferrara, da Padova e dal Parco del Delta, a 60 da Venezia e Ravenna, poco più da Verona e Mantova.
E qui si respira aria buona, in un’atmosfera che sa di casa e di sapori genuini; un’atmosfera che gli ospiti sanno apprezzare fin dalla colazione della mattina con le torte e le crostate guarnite con le tipiche confetture della corte. A pranzo e a cena un posto di rilievo viene sempre riservato alle verdure appena raccolte. Si punta dunque su una cucina casereccia con piatti della tradizione, preparati con i prodotti tipici dell’azienda agricola.
Per i gruppi, poi, gli spazi a disposizione non mancano e la festa può assumere vari aspetti: da quello più culturale e soft allietato da un concerto di musica classica, a quello più allegro del ballo sull’aia per la vendemmia. Tutto questo ed altro ancora a Corte Carezzabella. In Polesine.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “A Corte Carezzabella”. Ventaglio Novanta, n. 40, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/a-corte-carezzabella/