C’è una lapide ad Adria, in Piazza “Luigi Groto” – risultato di un accurato studio di ricerca e di lavoro da parte della professoressa Fiammetta Zen e dell’artista Lino Berti – che raccoglie le incisioni di alcuni brani di Plinio il Vecchio, di Giustino e di Plutarco, frasi che fanno riferimento alla città antica. Una lapide che certamente tutti gli Adriesi hanno visto più di una volta durante le passeggiate per Corso Vittorio Emanuele II, e che desta la curiosità dei visitatori della città etrusca, in quanto i brevi testi incisi costituiscono una importante testimonianza del legame indissolubile tra Adria e il Mare Adriatico.
La lastra marmorea è collocata leggermente a sinistra del monumento dedicato al ben noto famoso poeta e drammaturgo di epoca barocca Luigi Groto, conosciuto come il “Cieco d’Adria”; è posizionata tra le insegne di una frequentata e storica tabaccheria, quasi sottostante al monumento dei caduti delle “patrie battaglie dal 1848 al 1896”, a ridosso del palazzo del celebre Nob. Dott. Carlo Bocchi, illustre adriese vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, il cui nome è legato sia alla Fondazione Scolastica (di cui il citato palazzo è sede) sia al Ginnasio-Liceo locale.
Gli Adriesi sono da sempre ben orgogliosi di sentirsi custodi ed eredi degli antichi abitanti della città etrusca, divenuta successivamente municipium romano che – secondo le antiche testimonianze di storici e geografi greci e latini – ha avuto il vanto di trasmettere il proprio nome al Mare Adriatico.
Lo stesso nomen di Adria sembrerebbe derivare dell’etrusco *atrium, ovvero “luce, giorno” o più precisamente “est”, in riferimento al fatto che la sua posizione situata ad oriente avrebbe favorito l’insediamento delle popolazioni etrusche della civiltà post-villanoviana conosciuti come Atriates Tusci.
I Greci che successivamente si insediarono ad Adria dopo i mutamenti geopolitici nel bacino del Mar Mediterraneo tra IV e III secolo a. C. avrebbero indicato la parte superiore del pelago con Άdr…aj kÒlpoj (Adrías kólpos), ovvero “golfo di Adria”, denominazione poi estesa a tutto il resto del Mar Adriatico.
Va detto che, nel corso dei secoli, i detriti portati dai fiumi hanno ampliato il territorio dell’antico delta per cui Adria a poco a poco perdette il suo rapporto diretto col mare. Pertanto, già in età romana tra il I secolo a. C. e I secolo d. C. – quando il municipium di Hadria visse una spiccata vitalità economica e culturale – era necessario percorrere un canale artificiale per raggiungere l’Adriatico. Seguì una precoce decadenza di Adria che gradatamente smarrì il ruolo di centro commerciale e politico, caratterizzandosi poi come feudo episcopale indipendente da Ravenna a partire dal V secolo d. C.
Ma torniamo alle frasi incise sulla lastra di Piazza Groto, che ci parlano dell’antico rapporto della città col mare. Si tratta di antiche documentazioni che identificano Adria come città portuale indissolubilmente legata al Mare Adriatico.
La prima testimonianza ci giunge da Plinio il Vecchio, naturalista e governatore provinciale romano vissuto nel I secolo d. C. (la cui morte è direttamente collegata alla nota e drammatica eruzione del Vesuvio nel 79 d. C.), autore di una vasta enciclopedia riguardante una summa del sapere antico come medicina, antropologia, zoologia, botanica, geografia, mineralogia, storia dell’arte. Il naturalista romano sottolineò proprio l’origine del nome del Mare Adriatico derivante dalla città di Adria:
“… TVSCI EGESTO AMNIS IMPETV PER TRANSVERSVM IN ATRIANORVM PALVDES QVAE SEPTEM MARIA APPELLANTVR, NOBILI PORTV OPPIDI TVSCORVM ATRIAE A QVO ATRIATICVM MARE ANTE APPELLABATVR QVOD NVNC HADRIATICVM”. (Naturalis Historia III, 16. 120 – 121)
Traduzione: “… Gli Etruschi deviarono il corso del fiume in senso trasversale entro le lagune adriane dette sette mari (per collegarlo) al celebre porto di Adria, città degli Etruschi, da cui il mare prima era chiamato Atriaticum ora Hadriaticum”.
Nel II secolo d. C., poi, Giustino, storico vissuto all’epoca degli imperatori Antonini e autore di un compendio delle Historiae Philipphicae di Pompeo Trogo, descrisse il contesto geografico della Regio X Venetia. Egli si riferì ad Adria come la patria che diede il nome al Mare Illirico:
“ADRIA QVOQVE ILLYRICO MARI PROXIMA QVAE ET ADRIATICO MARI NOMEN DEDIT…”. (Hist. Ph. XX 1, 9)
Traduzione: “Adria, vicina al Mare Illirico, che diede il nome anche al Mare Adriatico…”.
Sempre tra il I e il II secolo d. C. lo storico greco Plutarco – autore delle Vitae, in cui unì in coppia le vite di uomini illustri greci e romani e di un corpus di circa ottanta opuscoli di carattere vario raggruppati sotto la generica definizione di Moralia – ribadì la stessa precisazione secondo la quale l’etrusca Adria sarebbe stata la città madre del Mare Adriatico:
“Q£lattan Άdr…an k£lousin ¢pÕ turrhnik»j pÒlewj Άdr…aj”. (Cam. XVI)
Traduzione: “Chiamano Adriatico il mare da Adria, città etrusca.”
Questi dati, seppur contestualizzati oggi in un mutato scenario storico e politico, lasciano come eredità invisibile ma perpetua lo stretto intreccio tra il mondo antico e il mare affacciato tra Oriente e Occidente del mondo romano che ebbe la propria genesi nel nomen di Adria.
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Niccolò Paganin. “Adria e l’Adriatico”. Ventaglio Novanta, n. 61, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/adria-e-ladriatico/