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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Alla ricerca del tempo perduto

Dopo quasi cinquant’anni un incontro tra gli ex compagni di scuola di Cavazzana di Lusia

di Sandra Cignoni

Ventaglio Novanta n. 13 1996 pp. 156–158

"Cavazzana, anno scolastico 1947-48. La maestra signorina Wanda Lupato fa l'appello: tutti gli alunni sono presenti".

Nessuno allora pensava di marinare la scuola. C'era il desiderio di imparare, di stare insieme. Eppure la vita non era facile. Si era appena usciti dalla guerra. Lusia era stata rasa al suolo, l'edificio scolastico non esisteva più. Ecco allora che questo gruppo di ragazzi raggiunge ogni mattina la scuola più vicina, quella della frazione di Cavazzana, in bicicletta o a piedi per frequentare le ultime classi delle elementari.

Anch'io abitavo in quella frazione ove la mia famiglia aveva trovato riparo, avendo abbandonato Rovigo, quando erano cominciati i bombardamenti. Quanti ricordi di quel periodo! Tristi come quando in una splendida mattina di primavera tante bombe sono scese dal cielo come uccelli di morte. E morte e distruzione hanno portato. Quante lacrime hanno rigato il viso di chi è rimasto! Ma anche ricordi gioiosi, come quello di stare insieme, di ritrovarci ogni mattina.

Era gioia autentica, non si aveva quasi nulla, si poteva desiderare tanto e invece ci si accontentava di quel poco. Neppure i banchi, alti, di legno, fissi che sembravano imprigionare, bastavano per tutti, e allora ogni mattina mi portavo a scuola un tavolino e una seggiolina che mio padre mi aveva fatto fare.

Una vecchia stufa fumosa riscaldava un po' l'ambiente nel periodo invernale solo perché ogni alunno arrivava a scuola ogni mattina, oltre che col libro, con un pezzo di legna sotto il braccio. Se il freddo era pungente si poteva fare canto: "Lassù sulle montagne, tra boschi e valli d'or … ". Le voci robuste dei maschietti superavano sempre quelle della maestra e delle quattro bambine.

Tutte queste cose e tante altre ricordavo qualche mese fa quando, dopo circa cinquant'anni, per merito di Mario Balduin (era molto bravo in matematica a scuola e molto serio) ci siamo ritrovati in chiesa a Cavazzana. Quanti anni erano passati, quante vite vissute nel lavoro, nella famiglia. E intanto fra la commozione e il silenzio di tutti si levava la voce calda e possente di Paolo Capato nel canto dell'Ave Maria.

Abbiamo voluto ricordare chi non c'era più: la maestra Wanda Lupato a cui eravamo legati da un sincero affetto, Rino Ferrarese (era molto bravo in disegno) e Gaetano Zeggio (biondo con gli occhi azzurri e un sorriso triste; gli orrori della guerra lui, li aveva vissuti in prima persona).

Alla fine della cerimonia un graditissimo omaggio alle fanciulle di una volta: una splendida rosa rossa alla sottoscritta, a Rosetta Dal Bello, a Rosa Maria Ghirardello. A Bruna Rossin, assente quel giorno è stata consegnata in seguito. E poi tutti a pranzo, in una trattoria lungo l'argine dell'Adige vicino al ponte. Proprio per il ponte sull'Adige ci sono stati i furiosi bombardamenti e le case, aggrappate al campanile e alla chiesa sotto l'argine, con quel ponte sono scomparse.

Ma i tempi tristi sono lontani e ora, seduti a tavola davanti a piatti fumanti dal sapore casalingo, il buonumore prende il sopravvento. Si intrecciano le storie della vita. Qualcuno abita lontano come Giovanni Ferrarese e Bruna Rossin, altri sono rimasti nel loro paese occupando un posto importante nella vita economica, politica e sociale come Beniamino Bazzan, Antonio Pomaro, Pietro Detratti, Gastone Previato, Giovanni Bagatin e Giancarlo Dal Vecchio. Umberto Tomanin è rimasto nella piccola frazione di Cavazzana che ora si sta trasformando perdendo la poesia del ricordo e Antonio Magarotto si è stabilito nel capoluogo perché ha scelto l'insegnamento.

È stato bello ritrovarsi, e soprattutto rinnovare la consapevolezza di aver acquisito a scuola certi valori e di aver creduto in essi. Abbiamo riscoperto che quell'amicizia, scevra da gelosie e ipocrisie, che si era instaurata in quell'ambiente scolastico, è rimasta ed è ancora con l’A maiuscola. Non si può vivere isolati, la vita è fatta di dare e ricevere. Ci siamo salutati con un arrivederci e l'impegno di ritrovarci per festeggiare il cinquantesimo.

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Come citare questo articolo

Sandra Cignoni. “Alla ricerca del tempo perduto”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/alla-ricerca-del-tempo-perduto/

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