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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Alla scoperta del Delta

Un itinerario lungo i rami del grande fiume

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 23 2001 pp. 26–31

…Tante barçhe sta sul fiume
da 'na riva a l'altra riva
e con ele qualche lume
grando come 'na faliva;

e se vede tante giosse
– ele lagrime del mondo? –
dentro el Po cascare rosse
zò dai lumi fin tel fondo.

Le cadene scrica scroca
l'acqua ruza, supia el vento
e le barche s'cica s'scioca
dentro l'acqua, de spavento.

Zà se mola le cadene
che tien ferme le batéle
va sot'acqua le golene
e nel çiel no' ghe più stele

Passo el ponte, la salveza
tra Botrighe e Contarina:
supia el vento, la careza
del ramengo che camina..

La lettura della poesia "Ponte di barche" di Gino Piva e di altre dello stesso autore ispirate alle suggestioni del grande fiume aveva suscitato molto interesse tra un gruppo di padovani aderente all'associazione F.A.I. (Fondo per l'Ambiente Italiano) che, desiderando conoscere il Delta del Po, mi chiese di fornire loro una proposta di visita che comprendesse una passeggiata su un ponte di barche.

A metà maggio viene dunque stabilito l'appuntamento nel cuore del Delta padano, a Ca' Vendramin lungo la strada che porta a Porto Tolle, quale prima sosta del tragitto da compiersi in una giornata. Accolti da un animatore turistico-ambientale della Coop. Turismo & Cultura, cominciamo a conoscere il Delta e la sua storia, partendo dall'articolata costruzione dominata da una svettante ciminiera: l'idrovora di Ca' Vendramin. Apprendiamo che il territorio bassopolesano è il frutto di un costante connubio tra l'operato della natura e quello dell'uomo. E a quest'ultimo si deve in parte non trascurabile la conformazione del delta moderno, sviluppatosi in seguito ad una ciclopica opera attuata nel 1604 col "taglio di Porto Viro", ovvero con la deviazione verso sud del corso maggiore del grande fiume, per portarlo lontano dalla laguna veneta e scongiurarne così l'interramento. Sempre all’uomo si deve il prosciugamento di vasti territori paludosi, attuato con determinazione a partire da metà dell'800, grazie all'installazione di macchine idrovore azionate dalla forza motrice del vapore.

L'idrovora di Ca' Vendramin, oggi non più in funzione e trasformata in Museo Regionale della Bonifica, è la testimonianza più interessante del grande impegno profuso per quella che fu definita come la "redenzione del delta", perseguita per motivi di natura igienica ed economica insieme. Con l'eliminazione delle acque stagnanti si puntava infatti a ridurre il flagello della malaria e nel contempo si intendeva ricavare terreni per l'agricoltura e creare così occasioni di lavoro in una zona di grande povertà.

La realizzazione del grande impianto fu un successo, tanto che quando l'idrovora entrò in funzione, nel 1905, suscitò l'ammirazione non solo di molti italiani, ma perfino degli olandesi, interessati da sempre a tutti i sistemi più idonei per garantire la sicurezza idraulica alla loro terra. L'articolata costruzione, recentemente restaurata, offre una significativa testimonianza non solo della tecnologia di inizio '900, ma anche della perizia impiegata nel realizzare i vari immobili e l'attenzione dedicata ai particolari architettonici.

Dopo aver osservato le grandi caldaie e l’efficiente organizzazione della sala macchine, ingentilita da alcune ricercatezze costruttive, come il soffitto decorato a mo' di cassettoni, e dopo aver trovato la posizione idonea per una foto all'alta ciminiera, il nostro itinerario prosegue verso la seconda tappa che prevede un'escursione nautica sul ramo più meridionale del Po.

Raggiungiamo pertanto Gorino Veneto, ove, lungo la riva sinistra del Po di Goro, sta ormeggiando una motonave che ha appena attraversato il corso d'acqua provenendo dalla borgata dirimpettaia di Gorino Ferrarese. Saliamo veloci, e subito l'imbarcazione prende a scivolare leggera seguendo la corrente del fiume che sembra ansiosa di mescolare le sue acque a quelle dell'Adriatico ormai prossimo. Dante, il capitano della Freccia del Delta, è prodigo di informazioni sul territorio, richiamando la nostra attenzione ora sulla cannuccia palustre (un tempo tagliata, lavorata e commercializzata, ma oggi divenuta purtroppo priva di interesse economico per le genti del delta), ora sulla ricca fauna avicola, additando i voli sicuri degli aironi, le volute dei falchi di palude, o dando un nome ai richiami emessi dai volatili mimetizzati dalla fitta vegetazione.

La nostra escursione nautica prevede una breve sosta presso il Faro del Bacucco, sulla sponda ferrarese della foce del Po di Goro, dove con un certo disappunto ci viene fatto notare che l'erosione marina sta progressivamente cancellando la bella spiaggia presso la cilindrica torre. Il delta è tuttora un'area instabile: i giochi delle correnti fluviali e marine modificano spesso le estreme propaggini del territorio, a volte creando nuove lingue di sabbia, altre volte erodendo spiagge ed isolotti, per cui l'uomo deve spesso intervenire per consolidare alcune posizioni fattesi importanti.

La nostra escursione frattanto riprende, risalendo con il battello il Po di Gnocca, fino alla diramazione principale che, costeggiando la Sacca degli Scardovari, porta al Mare. E' questa una zona davvero tra le più suggestive del delta, caratterizzata da una ricca vegetazione, in mezzo alla quale si disegnano strette vie d'acqua, habitat ideale per molte specie di volatili. Fiume, mare e cielo si saldano in un abbraccio unico da cui è difficile sciogliersi senza un senso di profonda nostalgia … Ma è l'ora del pranzo e di ritornare al punto del nostro imbarco.

La tappa successiva è a Gorino Sullam, presso l'ostello Rifugio Parco Delta del Po. Qui l'accoglienza è calorosa, ed invitante la proposta di accedere ad uno stand allestito sul prato per la degustazione di saporiti antipastini confezionati seguendo le antiche ricette della tradizione. Il pranzo ci viene poi servito sotto un porticato coperto da una fitta trama di canne palustri. Abbiamo così modo di notare, con piacere, che non tutti nel Delta hanno smesso di utilizzare il prodotto vegetale che, fino a metà dell'800, era l'elemento più usato per confezionare il tetto delle abitazioni.

Dopo il pranzo, a base di pesce di mare, è il momento dell'attesa passeggiata lungo il ponte di barche, l'ultimo ancora esistente completamente sul territorio polesano, che unisce Gorino Sullam, estrema borgata del comune di Taglio di Po, con Santa Giulia, la frazione più meridionale del grande comune di Porto Tolle. La corrente del fiume – il Po di Gnocca – fluisce veloce, lambendo i fianchi delle barche, mentre ricordiamo i versi di Gino Piva. Il nostro umore è ben diverso da quello timoroso del poeta che ebbe ad attraversare il ponte di barche in una notte di bufera, tra i sinistri scricchiolii del manufatto. La giornata è particolarmente bella e noi gustiamo il piacere di passeggiare sulla corsia di tavole, a meno di un metro dal pelo dell'acqua, da cui proviene un piacevole senso di frescura.

Sulla riva opposta del fiume ci attendono i nostri mezzi, sui quali risaliamo per raggiungere la Sacca degli Scardovari, grande insenatura marina, delimitata – alle estremità del concavo semicerchio – dalle foci del Po di Gnocca e del Po delle Tolle.

L’azzurra distesa da circa un ventennio è divenuta un'importante risorsa economica per i pescatori del delta, da quando si è imparato ad utilizzare questo specchio d'acqua per l'allevamento di vongole e cozze. Ma anche gli appassionati di windserf hanno motivo di apprezzare la liquida superficie, le cui acque poco profonde sono ideali anche per chi non ha eccessiva dimestichezza con il nuoto.

Marina '70 costituisce una tappa d'obbligo lungo la strada che delimita la grande insenatura del delta. La località, su cui sorge uno dei più rinomati ristoranti polesani, offre una sosta amena con il suo tappeto erboso che si protende verso il mare. Ma un cippo solitario ci ricorda che, proprio in questo luogo, ebbe a verificarsi una delle più gravi calamità naturali: il 5 Novembre 1966 nel corso di un nubifragio di vaste proporzioni (che ebbe a lasciare i suoi segni nefasti anche a Firenze e Venezia) il mare travolse l'arginello di protezione, invadendo gran parte del territorio di Porto Tolle. Una sciagura in cui le forze avverse della natura trovarono la strada agevolata dal fenomeno della subsidenza, ovvero dell'abbassamento dei terreni bassopolesani. L'alluvione, che provocò ingenti danni senza fortunatamente determinare vittime tra la popolazione, fece capire in modo inequivocabile che la depressione del delta era stata provocata dall'uomo con l'estrazione massiccia del metano. Il tardivo divieto di prelevare il gas dal sottosuolo richiese negli anni successivi un massiccio intervento dello Stato per arginare gran parte dei territori del delta e difenderli da possibili future mareggiate.

L'itinerario riprende lungo la strada delimitante la Sacca, per puntare poi su Ca' Tiepolo, ove, al centro del paese (il principale del grande comune di Porto Tolle), davanti al municipio sorge la statua bronzea del Ciceruacchio, lo sventurato garibaldino qui fucilato dagli austriaci nel 1849. Ci troviamo lungo la sponda destra del ramo principale del grande fiume, il Po di Venezia, il cui superamento per raggiungere l'opposta sponda per più di un secolo è stato assicurato da un traghetto. Da qualche anno però questo servizio è stato interrotto, da quando un nuovo grande ponte (il più a valle tra tutti quelli che superano il Po) permette di accedere velocemente all'altra sponda: una comodità certamente apprezzata che però ha eliminato la suggestione di vivere appieno la realtà del fiume.

Raggiungiamo dunque il nuovo ponte per portarci sulla sinistra del grande fiume, imboccando la via del ritorno. Dopo pochi chilometri, in località Ca' Cappellino, sostiamo nell'ultima tappa del nostro itinerario, presso la golena di Ca' Cornera. Dalla strada arginale il panorama è davvero coinvolgente: ampi specchi d'acqua contornati da una fitta vegetazione offrono un habitat ideale per molte specie di uccelli. Bianche garzette sostano nei punti più vicini alla riva, mentre due germani reali si inseguono in volo sfiorando la liquida superficie. E' quasi l'ora del tramonto e cielo e fiume iniziano a venarsi di rosse striature. Il momento è carico di suggestione e fa pensare al mito di Fetonte, lo sfortunato giovane auriga, figlio di Helios, il Sole, che sulla riva del Po perse la vita, precipitando con i cavalli celesti. C'è chi afferma che sul far della sera sia ancora possibile udire il pianto delle Eliadi, le sorelle di Fetonte trasformatesi in piante e stillanti lacrime d'ambra.

Scattate le ultime foto della golena avvolta nella magìa del tramonto, raggiungiamo la vicina Stazione di Sosta di Ca' Cornera per uno spuntino finale. E qui ci congediamo dagli amici patavini citando alcuni versi che Gino Piva (l'insuperato cantore del Polesine) dedicò alla leggenda di Fetonte:

… El più bel salto che s'à visto mai
el lo ga fato in mezo al Po, Fetonte
con i cavai del Pare; e grandi guai
xe nati, in quelo, a la marina e al monte.

Venti, burasce, foghi in ti i isoloti,
boschi che ardeva come che arde i stizi,
acque che se missiava e teremoti,
fiame nel çielo e mile schiribizi.

Alora de Fetonte le sorele
in piope per el gran dolor cambiare
i le ga viste, e queste le più bele
lagrime d'ambra far cascare in mare….

… E l'ambra soto el vento sbavesava,
e tutto se cambiava in scaie d'oro,
e d'ambra e d'oro, in fondo, deventava
tante isolete da Levante a Goro.

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Lino Segantin. “Alla scoperta del Delta”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/alla-scoperta-del-delta-2/

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