Pubblicità

AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Per amore del Po

Un itinerario a piedi da Guastalla alla foce

di Massimo Canuti

Ventaglio Novanta n. 23 2001 pp. 8–13

Perché il Po e perché a piedi? Questa é la domanda che più di altre mi é stata posta da amici e parenti, da quando io e Riccardo abbiamo iniziato nell'agosto del 99 la preparazione del viaggio che in otto giorni, dal 22 al 29 Aprile del 2000, ci avrebbe portati a percorrere il tratto del fiume che da Guastalla si snoda per 206 Km. fino alla foce del Po di Goro.

In effetti la scelta del luogo e del mezzo, ma ancor più la loro combinazione é stata abbastanza originale. Di solito le escursioni sul Po avvengono via acqua, o magari prevedono la sosta in zone golenali dove l'ambiente fluviale conserva ancora le sue peculiarità naturalistiche. I trekking a piedi, invece, hanno spesso i loro luoghi privilegiati in montagna o paesi comunque distanti dalla realtà territoriale e culturale della pianura Padana.

Per quanto mi riguarda però, la molla che mi ha fatto dire di sì, quando Riccardo mi chiese se volevo partecipare al suo progetto "on foot", é stata la possibilità di realizzare un viaggio che, invece di richiedere un allontanamento dalla vita di tutti i giorni, ne costituisse un utile approfondimento, attuato con il mezzo più semplice che tutti abbiamo a disposizione, i nostri piedi.

Niente auto, treno o aereo per raggiungere la meta, per il semplice motivo che la meta della vacanze é già lì, all'inizio del viaggio. E anche quando dopo il primo giorno, il paese, il bosco, il fiume e la gente non sono più quelli che vedi tutti i giorni, in un certo senso sei sempre a casa, però con una sensibilità diversa, un occhio un po' meno disattento e alienato. Nostro intento non é stato quello di compiere un'impresa alternativa o controcorrente, né tantomeno una performance da sport estremo, quanto più semplicemente una passeggiata, di quelle che a volte si fanno dopo una giornata di lavoro percorrendo i viali e gli argini che portano al fiume e che consente, a chi abita presso le sue rive, di passare quasi senza accorgersene dalla dimensione civile e ordinata della città a quella naturale e, perché no, un poco selvaggia del fiume.

Questo dunque lo spirito con cui abbiamo costruito il nostro viaggio. Il percorso da coprire sulla carta era di 206 Km, che abbiamo suddiviso in 8 Tappe da 25/30 Km. da percorrere in 6/8 ore di cammino escluse soste e divagazioni. Abbiamo scelto di pernottare in alberghi, dopo una prima ipotesi più romantica in tenda, perché questo ci ha consentito di viaggiare più leggeri, benché lo zaino pesasse comunque sui 20 Kg.

Abbiamo scelto Aprile per una favorevole combinazione di feste, per approfittare del risveglio primaverile della natura e, aspetto non secondario, per evitare la fastidiosa presenza delle zanzare che da fine maggio a tutto settembre infestano le golene. Il tempo, contraddicendo il proverbio "Aprile ogni giorno un barile", é stato splendido, meno gli ultimi tre giorni in cui comunque non é piovuto.

Le tappe sono state:

• Guastalla-Borgoforte, sulla riva reggiana e mantovana, percorso che si é svolto per intero in golena senza mettere piede sull'asfalto se non per giungere all'albergo.

• Borgoforte-Quingentole, sempre sulla riva destra di Mantova, unica tappa in cui abbiamo dormito in tenda per la mancanza di alberghi.

• Quingentole-Sermide, forse la tappa più dura anche se molto bella per la varietà dei luoghi attraversati, tra i quali la stessa Quingentole e l'oasi della Lipu presso Carbonara.

• Sermide-Stienta dove siamo giunti attraversando il fiume a Ficarolo, lasciando la provincia di Mantova e l'Emilia Romagna per entrare nel Veneto.

• Stienta-Polesella, nella provincia di Rovigo, con la golena che diventa una striscia a fianco di argini maestosi, ma che rimane percorribile, suggestiva e adatta al cammino.

• Polesella-Serravalle, tornando quindi sulla riva destra, nel Ferrarese, dove, staccandosi dal corso principale, ha origine il Po di Goro. Qui grazie alla disponibilità del Sig. Nilo Galuppi e all'ospitalità di Andrea, Sante e Savino abbiamo cenato e trascorso la notte nella stupenda cornice di Villa Giglioli, un magnifico complesso nobiliare del seicento in fase di recupero e destinato all’ecoturismo.

• Serravalle-Mesola, paese che dà il nome al famoso "Boscone della Mesola". Qui il Po, pur conservando il suo aspetto caratteristico, appare per così dire in miniatura, particolarità che, anzichè togliere interesse, aggiunge fascino al paesaggio.

• E infine da Mesola l'ultimo tratto, dove il fiume, prima di gettarsi in mare comincia a trasformarsi, mutando i pioppi e i salici in canneti. Dopo una tappa a Goro abbiamo lasciato l'Emilia Romagna per il Veneto attraversando il bel ponte in barche di Gorino, per pernottare a Gorino Sullam in territorio polesano, presso l'ostello "Rifugio Parco Delta del Po", lungo il Po di Gnocca a poca distanza dal mare.

In otto giorni di cammino non sono mancate le opportunità di conoscere, oltre la natura e i paesi, anche le genti dei luoghi attraversati.

Naturalmente questi incontri sono stati brevi ma non per questo insignificanti. In parte la singolarità del nostro viaggio ci ha favoriti, provocando spesso sentimenti di curiosità, ammirazione o stupore. Da parte nostra poi, non ci siamo certo fatti pregare, e, con malcelato orgoglio, abbiamo spesso colto la palla al balzo raccontando la nostra avventura a tutti quelli che, guardandoci con aria un po' stupita, sembrava non chiedessero altro che sapere cosa ci facevano lì, lontani da qualsiasi luogo vacanziero, due che erano un po' troppo cresciuti per essere degli Scout e un po' troppo in pianura per essere degli alpinisti. Due incontri sono stati particolarmente significativi, e riguardano entrambi uomini anziani, conosciuti lo stesso giorno presso Berra.

Il primo, di cui non rammento il nome era il proprietario di una vecchia casa golenale ormai semidiroccata, costruita quasi sul Po. Ci eravamo fermati per la sosta di mezzogiorno sperando di trovare un po' di acqua. Invece non c'era nessuno, senonchè, preceduto dal bofonchiare di una lambretta, vediamo un anziano che ci raggiunge. Gli chiediamo dell'acqua ma ci risponde che non ne ha.

La sensazione è che nutra poca fiducia, ma quando Riccardo gli spiega cosa stiamo facendo e perchè siamo lì si scioglie e non la smette più di parlare. Ci racconta la sua vita, che è nato proprio lì, in quella casa, più di settanta anni fa, dell'infanzia vissuta sul fiume, che già a cinque anni traversava a nuoto nonostante le sfuriate del padre, del lavoro, poco e ingrato a quei tempi e in quei luoghi, dei figli e del Duce che maledice per avergli rovinato la gioventù spedendolo in guerra. Ormai sembra il Po: ha rotto gli argini della diffidenza e probabilmente sente di aver trovato qualcuno che può condividere e ascoltare il suo amore per il fiume, dove tutti i giorni ritorna, nonostante i rimbrotti della moglie e dei figli che non comprendono la sua ostinazione.

Quando riprendiamo il viaggio siamo già sull'argine che ancora ci parla, giù nel bosco di pioppi, accanto alla casa e alle galline. Sembra quasi che non voglia lasciarci andare, tant'è che, ridacchiando, ci lancia una salace battuta sugli abitanti di Serravalle, paese che troveremo più avanti, e sulla loro mancanza di certi attributi fisici.

Più tardi, a Berra, mentre camminiamo accanto alla riva, scorgiamo un altro anziano, un pescatore che armeggia sopra una piccola chiatta. È vestito come gli uomini di un tempo, con giacca e pantaloni smessi e scuri, cappello grigio e scarpe sformate. Mi colpisce la sua tenacia affannosa: è aggrappato alla fune che tiene legata la chiatta ad un albero e, con lenta e faticosa determinazione, cerca di riguadagnare la riva. Ha una reticella da pesca in mano che lo impaccia e, quando lo vedo piegarsi ansimante per passare sotto la fune e allungarsi verso terra, ho quasi timore che stia per essere colto da un malore e cadere in acqua. Gli chiediamo se ha bisogno di una mano, e rispondendoci di sì ci allunga il suo fardello che, con nostro stupore, si rivela essere una carpa enorme di più di dieci chili. Meravigliati e divertiti non resistiamo alla tentazione della foto. Così immortalo il Sig. Trombini Ives, classe 1917, che sorride orgoglioso con Riccardo a fianco e la carpa in primo piano.

Scambiamo ancora alcune battute e poi via di nuovo, c'è ancora un bel pezzetto di strada prima di giungere a Serravalle. Mentre cammino penso ancora al Sig. Trombini e alla foga che lo animava nel portare a compimento la sua impresa. Sarà anche retorico ma sono convinto di aver appena incontrato un autentico uomo di fiume, una di quelle figure che per noi, figli di un'epoca diversa, assumono a volte contorni quasi omerici quando sentiamo qualcuno più anziano che ci racconta di questi personaggi di un tempo.

Il cammino, dal primo all'ultimo giorno é stato un continuo susseguirsi di argini, boschi di pioppi e salici, campi coltivati, golene, case coloniche, strade, spiagge e paesi. Il tutto montato come una pellicola cinematografica, dove spezzoni diversi, fondendosi, danno vita ad un film ben orchestrato dal regista, che in questo caso é il fiume: il Po.

E questa, a mio parere, é la peculiarità di un viaggio che non può essere avvicinato con la logica dello svago o con i riti di un pendolarismo vacanziero dalla facile suggestione.

I punti di forza sono invece rintracciabili nel continuo intreccio di civiltà, cultura e natura, a volte sfumati e armonici, come le guglie dei campanili alzati oltre la linea dell'argine, avvistati dalla golena a guisa di antichi pellegrini, altre volte, inquietanti come i camini delle centrali che con asprezza ci ricordano le nostre contraddizioni di uomini moderni.

Un viaggio completo quindi, più che divertente, un viaggio che ognuno di noi può compiere facilmente, a modo proprio e con il mezzo che preferisce, cercando magari di ricostruire con il fiume un rapporto che per tanti motivi negli ultimi decenni si é così affievolito da essere ormai quasi scomparso.

Un rapporto nuovo, dunque, con il grande fiume, in sintonia con il nostro vivere moderno, che, se non può più essere quello delle generazioni passate, deve essere recuperato per aggiungere significato ai giorni futuri.

L’articolo nella sua veste originale

Leggi questo articolo come sulla rivista

Ritrova l’impaginazione originale, con fotografie e didascalie. Con Il mio Ventaglio puoi acquistare una raccolta anche di un solo articolo e consultarla online nella tua Biblioteca.

Vai a Il mio Ventaglio →

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Massimo Canuti. “Per amore del Po”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/per-amore-del-po/

Pubblicità