Chi percorre la superstrada Transpolesana, giunto nei pressi di Villamarzana, incontra uno strano complesso che non può non attirare l'attenzione. In apparenza è un'azienda agricola con casa padronale, un grande fienile e diversi rustici attorno. Un complesso dunque simile a tanti nel paesaggio polesano, ma quello che strabilia ed incuriosisce sono due grandi aerei collocati sull'aia, con le loro ali tese, come fossero appena atterrati.
Anche noi siamo stati presi dalla curiosità ed abbiamo voluto renderci conto di che cosa si trattava, dei motivi per cui quei due aerei erano arrivati su quella corte e per quale scopo erano tenuti, uno accanto all'altro, con le due fusoliere collegate da una piattaforma.
Alla prima uscita abbiamo lasciato la superstrada e, costeggiandola, a poche centinaia di metri di distanza, abbiamo raggiunto questa singolare combinazione.
Dapprima un ampio piazzale adibito a parcheggio, poi una grande piscina irregolare, suddivisa in varie parti, munita di cascate d'acqua e attorniata da cespugli colorati e suggestivi angoli piantumati con nuovi alberi. Qua e là piazzole pavimentate, sopraelevate e collegate da un susseguirsi di vialetti e gradinate, che fungono da discoteca estiva con impianto audio e luci dalla tecnologia più avanzata, attrezzata anche con un barbecue per eventuali cenette all'aperto; infine una rotonda-birreria dotata delle più famose marche italiane e straniere. Il tutto racchiuso tra soppalchi in legno, muniti di tavoli per romantici rendez-vous, posti tra la vecchia casa rurale ristrutturata, ora adibita a pizzeria-ristorante ed il fienile, costruito ex novo nel rispetto della vecchia edilizia locale, e destinato a disco-music. Proprio nel bel mezzo di tutto questo si innalzano, su alti piedistalli, i due grandi aerei, uniti fra di loro da una torretta tondeggiante.
Incuriositi, entriamo nella casa padronale-ristorante ove ci accoglie “Gigi” (come si fa chiamare), il proprietario e l'ideatore di tutto questo complesso. Con grande spontaneità risponde alle nostre inevitabili domande e ci accompagna a visitare ogni ambiente, illustrandoci, con evidente orgoglio, quanto ha realizzato in questi anni di lavoro.
Luigi Stecca, questo è il nome del titolare, ha lasciato otto anni fa il suo lavoro di dipendente pubblico per seguire una passione che da sempre covava dentro di sé; "Gigi" amava fare grandi cose, stupire la gente con le sue idee, apparentemente pazze. Amava, ed ama, i grandi complessi stile Hollywoodiano, i "Kolossal" americani, e l'occasione per una prima esperienza gli si presenta, appunto otto anni fa, quando acquista una nave tedesca in disarmo, la ormeggia nella darsena di Ferrara e la trasforma nel suo "Sebastian Pub".
Ma questo evidentemente non gli bastava e, appena ha notizia che a Cingoli, nelle Marche, stava per essere demolito dal suo ultimo proprietario un DC 6, un aereo privato che era stato adibito al trasporto del presidente della Repubblica Giovanni Leone, "Gigi" si precipila ad acquistarlo e pensa di portare, dopo la nave a Ferrara, un aereo nel rodigino. Ma uno solo non gli sembra sufficiente e gli affianca un Tupolev 134 cecoslovacco in disuso dal 1991. Li fa smontare, trasportare e ricostruire in una sua azienda agricola, acquistata una decina di anni prima nei pressi di Villamarzana.
I due aerei diventano due sale adibite a pizzeria, una con sedili di velluto blu e l'altra di velluto rosso, che possono ospitare 184 clienti ai quali possono essere servite oltre sessanta qualità di pizze. Dopo di che ristruttura completamente la casa rurale e la trasforma in ristorante per 300 coperti, nel quale si possono gustare specialità di carne e di pesce. Al suo fianco fa quindi costruire un grande fienile e lo adibisce a disco-music.
Un complesso multiforme, quindi, che per le sue caratteristiche sorprende non poco chi nella campagna polesana si aspetta di trovare soltanto le agresti atmosfere del passato. Ma ciò che ancora stupisce il visitatore è quanto "Gigi" ha voluto inserire nell'arredamento di tutto questo vasto complesso.
Bisogna premettere che Luigi Stecca è sempre stato attratto dalle opere di Michelangelo e Leonardo da Vinci, per cui l'occasione per soddisfare questa sua passione gli si presenta ora con l'arredo di questi ampi locali. Pertanto commissiona ad un pittore di Villa d'Adige, Andrea Crivellenti, un gran numero di riproduzioni delle opere dei due grandi pittori italiani e tappezza completamente con esse i muri del ristorante e della discoteca. A queste affianca grandi calchi in gesso delle più note sculture dei due artisti, acquistate a Milano presso la Gipsoteca Dossi e Fumagalli. Su una parete del ristorante colloca una grande "Ultima Cena" e, a fianco, un'enorme statua del "Mosè".
La discoteca, chiamata "Il convento", è suddivisa su tre piani, con sale e salette laterali ed un alto salone centrale, contornato da un colonnato che ricorda lo stile dei palazzi arabi. È rivestita completamente dalle "opere" di Michelangelo e Leonardo, intervallate da vecchi confessionali, banchi di chiesa, un finto altare sovrastato da un organo, grandi poltrone e mobili baroccheggianti, fatti costruire appositamente da esperti artigiani, e sedie, panche, tavoli, soprammobili, lampadari che riproducono il fasto di epoche passate.
Se l'intenzione di "Gigi" era di stupire la gente, di creare una grande attrazione all’americana, possiamo dire che c'è riuscito in pieno.
A lui abbiamo chiesto anche la motivazione per cui ha chiamato "Michelangelo da Vinci" questa sua creatura. Ha risposto che il nome era inevitabile visto che il tema dell’arredamento è stato impostato sulle riproduzioni dei lavori dei due grandi artisti.
Luigi Stecca ritiene di aver realizzato il suo sogno ed è fiero di quanto è riuscito a costruire. Ora, giunto a cinquant'anni, pensa di dedicarsi alla gestione di questo suo nuovo locale, aiutato dalla moglie Teresa e dai due figli Thomas e Ilaria.
Il successo non mancherà certamente visto l'ottimo gradimento dimostrato dal pubblico fin dai primi mesi d'apertura; il poliedrico complesso richiama infatti frotte di giovani, non solo dalla provincia di Rovigo, ma anche da quelle limitrofe, dando vita ad una forma di turismo del tutto particolare, che si spera possa portare a valorizzare anche altri aspetti più tradizionali del Polesine.
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Come citare questo articolo
Paolo Zambonin. “Gli aerei di Villamarzana”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/gli-aerei-di-villamarzana/