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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Alle Clementine

In visita alla struttura agrituristica badiese, prima azienda agrituristica attivata in Polesine oltre vent’anni fa

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 45 2012 pp. 42–45

Ci sono luoghi divenuti simbolo di speranza di un nuovo Polesine. Una prospettiva di novità affacciatasi timidamente già sul finire degli anni ‘70 del secolo scorso e poi riconfermata, tra indugi ed attese, nel decennio successivo. Finché all’inizio degli anni ‘90 si sono visti i primi frutti, divenuti sempre più patrimonio condiviso.

Stiamo parlando di turismo, e l’anno di riferimento è il 1990.

Proprio mentre usciva il primo numero di questa rivista dedicata alla conoscenza del nostro territorio (allora tutto da scoprire e valorizzare) c’era chi pensava ad avviare la prima azienda agrituristica “made in Polesine”. Un luogo divenuto simbolo di un modo innovativo di concepire la terra e l’ambiente dell’allora pressoché sconosciuto lembo di pianura delimitato dal corso dei due grandi fiumi d’Italia.

Il riferimento va all’agriturismo “Le Clementine”, attivato all’aprirsi dell’ultimo decennio del ‘900, a Badia Polesine, nella campagna che si stende ai piedi dell’Adige.

Ideatrice e convinta fautrice della “scommessa”, poi rivelatasi vincente, Luciana Vallese, che, con il sostegno del marito Beppe Tomaini, è tuttora l’anima dell’iniziativa di accoglienza avviata con successo nel territorio altopolesano.

Aspetti basilari del progetto: una casa rurale da destinare agli ospiti, buona terra da coltivare per ottenere idonei prodotti stagionali, la presenza di un pollaio e di alcuni suini, e sapienza culinaria desunta dalla tradizione.

– Come è nata l’idea di dar vita ad un agriturismo? chiediamo.

“Avevo vissuto la mia gioventù nella grande corte rurale di Villadose, attorno alla quale si svolgeva tutta la vita contadina – racconta Luciana, appena uscita dalla cucina col suo grembiule da cuoca.- Ero piena di ricordi della mia famiglia, della nonna Clementina, dei valori e dei saperi che mi ha trasmesso. Ho pensato che realizzare un agriturismo era il modo migliore per non perderli. Mi sono detta: perché in Toscana si può fare e a Rovigo no?”

– Un’idea completamente innovativa nel 1990 per il nostro territorio. Ma allora quanto poteva essere condivisa?

“All’inizio, quando enunciavo il mio proposito, mi guardavano un po’ come una pazza. Ma io volevo fortemente realizzare il mio progetto. E così ho cominciato a visitare vari caseggiati rurali disponibili sul mercato, finché sono arrivata in questo luogo. Quando sono entrata in questa sala ho riconosciuto la casa che vedevo nei sogni ed ho detto: deve essere mia”.

– Vent’anni fa nessuno parlava di agriturismo e di piatti tipici…

“I piatti tipici li avevo in mente, ma prima bisognava realizzare l’ambiente idoneo per l’accoglienza, e così io e Beppe, appena perfezionato l’acquisto, ci siamo dati da fare per recuperare il caseggiato abbattendo muri inutili, ripulendo le pietre una ad una, rifacendo i pavimenti, realizzando un allacciamento elettrico volante per far funzionare le macchine edili. Intanto si attendevano le provvidenze economiche promesse da più parti, che però non arrivarono mai. Decidemmo perciò di indebitarci con le banche… Finché, nel 1991, aprimmo Le Clementine”.

– E qual è stato il ruolo delle istituzioni? Lo chiediamo a Beppe

“Sicuramente positivo, in particolare quello del Comune di Badia che in certi casi ci è stato da sprone. Abbiamo anche registrato una buona sensibilità da parte della Provincia e della Regione”

– Uno degli appuntamenti che caratterizza la storia delle Clementine è la “zena coi ossi”, giunta col 2012 alla 18ma edizione….

“L’idea nasce nei primi anni dell’agriturismo. Allora si disfava il maiale con la supervisione di mio padre e non nascondo che c’era sempre un po’ di conflittualità tra me e lui. Per lui, del maiale non si doveva buttare proprio niente (tant’è che il papà faceva addirittura il sapone da bucato, con la soda le ossa ed il grasso del maiale), mentre io cercavo di curare al massimo la qualità nella selezione delle carni. A furia di sentirlo dire “ma lè un pecà buttar via sti ossi con de la carne tacà”, Luciana…terremoto di idee…propone: perché non fare una serata dedicata agli ossi del maiale?… così è stato. Perciò nessuna ricerca di mercato, ma pura intuizione di Luciana: idea che, accolta dall’associazione Coltivatori Diretti di Rovigo, è diventata un appuntamento che ormai va avanti da 18 anni. Ad oggi mi sentirei di affermare che la zena coi ossi è diventato un appuntamento irrinunciabile dell’agriturismo”.

– Tornando alla storia delle Clementine, quando si è avuta la consapevolezza che il progetto stava veramente decollando e come si è evoluto nel corso di più di vent’anni il vostro modo di fare agriturismo?

“Abbiamo sempre creduto in quello che stavamo facendo. Chiaramente ci sono stati periodi più o meno entusiasmanti, ma direi che non sono mai mancati gli stimoli ad andare avanti, con incoraggiamenti giuntici in particolare dai nostri clienti-amici. Va detto poi che abbiamo creduto nei nuovi mezzi tecnologici, investendo in continui aggiornamenti, sfruttando le potenzialità del mercato offerto da internet, tanto che oggi quasi il 70% dei nostri ospiti sono stranieri: turisti interessati a conoscere e visitare località di cui in alcuni casi noi conosciamo davvero poco”.

– Ci sono stati degli ospiti particolarmente graditi?

“Stiamo constatando con piacere che chi viene alle Clementine conosce le regole dell’andare per agriturismi e ormai tanti sono gli ospiti che sono diventati amici e di questi conserviamo tutte le mail e le foto o, cosa molto bella, i pensieri che ci lasciano scritti compilando il mini questionario del customer satisfaction”.

– Cosa apprezzano in particolare i fruitori delle Clementine? Che idea hanno del Polesine? C’è qualche richiesta che vi è difficile assecondare?

“Sicuramente apprezzano l’ambiente familiare, la tranquillità, la cucina ed i luoghi di interesse storico. L’idea che hanno del Polesine e della sua gente è legata ad un passato di difficoltà, caratterizzato da un ambiente un po’ ostile (hanno letto delle alluvioni), ma da gente laboriosa e tenace. Se si può parlare di un neo, questo appare quando ci chiedono le biciclette (che diamo in uso gratuito) ma ci domandano percorsi protetti per andare con i loro figli…”.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Alle Clementine”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/alle-clementine/

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