Pubblicità

AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

San Francesco di Salara

Riportato all’antico splendore l’oratorio dedicato al Santo protettore d’Italia, eretto nel XVII secolo in via Sabbioni

di Sofia Teresa Bisi

Ventaglio Novanta n. 45 2012 pp. 38–41

Immerso nei colori e nelle atmosfere della campagna polesana, tra gli aromi della vegetazione e la suggestione del silenzio, nel territorio di Salara è tornato all’antico splendore l’Oratorio dedicato a San Francesco d’Assisi.

Situato lungo via Sabbioni Sud e inserito nella corte padronale detta “Avanzo”, l’edificio, caratterizzato da linee armoniche e proporzioni equilibrate, si erge tra un maestoso muro di cinta ed un’antica casa sacerdotale, accanto ad un campanile a vela. Il sacro edificio è stato costruito e finemente decorato nel 1660 per iniziativa del canonico della cattedrale di Ferrara Giacomo Maria Avanzi, proprietario di enormi possedimenti in questa località. Nell’archivio parrocchiale di Salara è ancora conservato il testamento del 15/05/1697, che attesta la munificenza del predetto canonico nell’allestimento dell’oratorio.

All’interno spicca l’altare di legno scolpito e dipinto, caratterizzato da quattro colonne scanalate, che sorreggono le statue di due angioletti, posti ai lati di un quadretto della vergine. La pala d’altare rappresenta San Francesco inginocchiato dinanzi alla croce in atto di osservare un teschio, opera legata alle necessità di devozione popolare. Alle pareti sono posti altri due dipinti, che ritraggono S. Antonio da Padova e San Rocco, opere di fattura semplice e rispondenti anche in questo caso alle necessità della devozione popolare.

Di particolare pregio risulta invece il paliotto in scagliola a monocromo bianco su fondo nero del XVII secolo che orna l’altare. Si tratta di una tecnica molto diffusa nel nord Italia, legata in particolare alla figura di Giovanni Gavignani, che realizzò capolavori di una leggerezza paragonabile ai merletti e che con buona probabilità può essere identificato come l’autore di quest’opera.

L’attribuzione è stata suggerita dal raffronto con un esempio presente in provincia di Modena, che ha caratteristiche affini sia nella tecnica che nei soggetti.

Nel pavimento ci sono due iscrizioni sepolcrali, a ricordo della presenza dei corpi dei Giacomo Maria Avanzi, canonico di Ferrara e di Francesco Antonio Sarti Avanzi¹.

La prima notizia ufficiale dell’oratorio risale alla visita pastorale del pomeriggio del 12 giugno 1674 del cardinale Carlo Cerri, Arcivescovo di Ferrara, che accerta un legato per la celebrazione quotidiana di una Messa². Dal 1714 il canonico Avanzi diede origine ad un omaggio annuale per Pasqua di sei candele alla chiesa di San Valentino di Salara, come riconoscimento della dipendenza da essa. Nel 1718 l’oratorio è menzionato nella visita pastorale del card. Rufo, arcivescovo di Ferrara, e nelle successive visite del 1778, 1784 e 1790.

Nel 1844, per l’incuria dei nuovi proprietari, non meglio definiti, la chiesetta si riduce in uno stato pietoso, tanto che, durante una visita pastorale, il vescovo di Adria Bernardo Squarcina fa sospendere le funzioni fino al raggiungimento di uno stato più dignitoso.

Pochi anni dopo l’oratorio viene acquistato dai fratelli Pietro, Gaetano, Carlo e Giuseppe Finardi che, nel 1866, provvedono al restauro e alla sistemazione dell’edificio che torna ad ospitare le cerimonie di culto.

Dal 1887, su autorizzazione del Vescovo di Adria Mons. Antonio Polin, sono presenti anche le stazioni della via Crucis³.

Dopo oltre un secolo dall’ultimo intervento di ripristino e conservazione, di recente le famiglie Finardi e Braccioli, attualmente proprietarie del sacello, hanno avvertito l’esigenza di migliorarne l’aspetto, deteriorato dal tempo e dall’umidità. Nel rispetto della morfologia e dello stile dell’intera struttura, si è provveduto a ristrutturare la cinta muraria e i pilastri per poi consolidare la piccola torre campanaria.

Nella sacrestia è stato necessario il rifacimento del pavimento, riutilizzando i mattoni originari. Sono stati poi restaurati alcuni arredi interni e le porte d’ingresso, oltre al piccolo harmonium posto in sacrestia, cui tuttavia non è stata restituita la primitiva funzionalità.

Dopo la tinteggiatura dei muri e la cura anche per quanto la circonda, lo scorso 4 ottobre la chiesetta ha potuto ospitare la tradizionale celebrazione in onore di San Francesco nella sua nuova veste, tra il compiacimento dei presenti in un’occasione di festa e convivialità.

L’oratorio, pur essendo privato, è da sempre meta di devozione e di visite: i proprietari infatti lo aprono tutti i giorni a chiunque lo voglia ammirare o desideri pregare.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Sofia Teresa Bisi. “San Francesco di Salara”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/san-francesco-di-salara-2/

Pubblicità