Nel cuore del Polesine, in una posizione baricentrica rispetto al territorio provinciale, sorge Arquà la cui attrattiva turistica principale è costituita dal Castello estense del XII secolo (vedasi “Ventaglio novanta” n. 2 “Il Castello di Arquà”).
Un’escursione nella località non potrà però prescindere da una visita ai beni artistici presenti negli edifici dedicati al culto.
Ci portiamo pertanto presso la chiesa dedicata a S. Andrea, di origini antichissime. Il tempio subì nel corso dei secoli numerose trasformazioni. L’aspetto attuale risale alla fine del 1700 e la facciata risulta sovrapposta a quella precedente, cinquecentesca, che la incornicia.
All’interno si possono ammirare un fonte battesimale del 1430 e numerosi pregevoli altari. Tra le tele che li abbelliscono, quella dell’altar maggiore, che presenta il martirio di S. Andrea, è del pittore veneziano G. Battista Canali.
Degno di nota è anche l’oratorio di S. Antonio, di cui non è conosciuta la data di costruzione. Si sa che nel 1540 non esisteva, dato che Mons. Ferretti, nel resoconto della sua visita ad Arquà, non ne fa menzione. Fu ampliato nel 1700 e subì rimaneggiamenti, nel secolo successivo, dopo le rotte dell’Adige e del Po che lo avevano danneggiato. La facciata venne rifatta nel 1814. L’interno custodisce tre altari in marmo: su quello di sinistra si trova una tela rappresentante lo sposalizio di S. Caterina.
Il campanile è opera dell’arquatese Domenico Fanan e fu inaugurato nel 1862.
Ad Arquà si venera inoltre, fin dal XVIII Secolo, San Vincenzo Ferrari, il Santo ritenuto protettore del paese da inondazioni, tempeste, siccità ed epidemie. Fu festeggiato solennemente, la prima volta, nel 1752 e si fece voto di ripetere la cosa ogni anno la seconda domenica di maggio. Particolarmente solenni furono i festeggiamenti in occasione del primo centenario, nel 1852, mentre quelli del secondo dovettero essere rimandati, essendo ancora il paese duramente provato dall’alluvione del 1951.
Nel 1962, in occasione della festa di S. Vincenzo, venne istituito il “Maggio Arquatese”, la cui principale attrazione culturale e ricreativa era costituita da una gara estemporanea di pittura, dapprima riservata agli artisti polesani, e poi aperta a tutti.
Dal 1987 durante questi festeggiamenti si svolge il Palio dell’Oca, con la partecipazione delle quattro contrade: Scoari, Zestari, Redinari, Lanaroi. Ma di ciò parleremo più diffusamente in un prossimo articolo.
Per concludere le annotazioni sulla storia di Arquà Polesine ricordiamo, tra gli artisti che hanno dato lustro al paese, il pittore Giuseppe Goltara, paesaggista, allievo del bolognese Casanova, che qui nacque nel 1870 e morì nel 1914. Suoi lavori si ritrovano nella Basilica del Santo e nella chiesa di S. Francesco a Padova, nonché a Pistoia, Firenze, Asolo e nel Cadore. Ma il suo capolavoro resta la Cappella dove fu sepolto Mons. Sichirollo, nel cimitero di Arquà Polesine.
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Come citare questo articolo
Luigi Zilli. “Beni artistici ad Arquà”. Ventaglio Novanta, n. 4, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/beni-artistici-ad-arqua/