Ci sono luoghi del Polesine poco noti, ma da segnalare giacché si caratterizzano per aspetti di candore e genuinità sconosciuta, infondendo dolci suggestioni a chi li raggiunge. Uno di questi si trova nella campagna di Stienta, a nord della strada Eridania. E’ caratterizzato dalla presenza di un’antica pieve: la chiesa di S. Genesio; un tempietto, isolato nel verde della fertile pianura a settentrione del Po, che ai nostri tempi viene aperto al pubblico in rare occasioni, in particolare il 15 Agosto per la festa dell’Assunzione.
Ma un tempo non era così. E quello che oggi si presenta come una chiesetta ai più sconosciuta, alcuni secoli fa si configurava come un particolare santuario mariano, meta di un consistente flusso di fedeli provenienti da tutto il territorio ferrarese, al quale Stienta apparteneva insieme alla maggior parte dei comuni della fascia rivierasca.
E’ stato il fascino del luogo, unito all’intuizione della presenza di una traccia storica degna di essere indagata, che ha indotto Michelangelo Caberletti a cimentarsi con particolare dedizione nella ricerca che lo ha portato a ricostruire le principali stagioni del passato della chiesetta di San Genesio e del territorio circostante. Uno studio grazie al quale è venuta alla luce una ricca quanto sorprendente messe di testimonianze, rintracciata scandagliando vari archivi storici. Documenti e mappe della zona, indagati con spirito di conoscenza e desiderio di divulgazione.
Ne è nata un’opera di pregio, che ha ben meritato la decima edizione del “Premio Ravelli”, attribuito con cadenza biennale dal Comune di Ficarolo al più significativo studio di conoscenza relativo alla zona rivierasca del Po, conosciuta storicamente come Transpadana Ferrarese.
E il lavoro di Michelangelo Caberletti è stato pubblicato nel gennaio 2012 dalla Minelliana col titolo “La Chiesa della Madonna di S. Genesio e la millenaria presenza benedettina tra Stienta, Gaiba, Ficarolo e Salara”, un volume di qualità anche sotto il profilo tipografico, nato grazie al sostegno dei comuni di Ficarolo, Stienta e Gaiba, della B.C.C. del Polesine e di altri sponsor.
Ci incontriamo con lo studioso per saperne di più.
– Dott. Caberletti, come e quando le è venuta l’idea di avviare l’importante indagine?
“Io sono stientese di nascita e, come tutti gli stientesi, sono particolarmente affezionato alla Madonna di San Genesio. Se poi all’amore per le tradizioni locali si unisce la curiosità dello storico, Lei capisce che il gioco è fatto”
– Prima di iniziare il suo lavoro aveva avuto il sentore che sarebbe venuta alla luce una storia tanto interessante?
“Effettivamente, attorno alla chiesa della Madonna di San Genesio erano fiorite alcune leggende che parlavano non solo di apparizioni e di devozione mariana, ma anche della presenza di monaci benedettini già attorno all’Anno Mille. Le notizie erano talmente sfumate dal tempo da risultare quasi indecifrabili; unico elemento certo era il toponimo San Genesio”
– Il santo martire, mimo di teatro e patrono degli attori?
“Così almeno si diceva e si scriveva. Ma lo storico attento al territorio si poneva delle domande: cosa ci stava a fare un mimo di teatro, un patrono degli attori, in queste valli bonificate dai Benedettini? La cosa non mi ha mai convinto. Sorgeva perciò il dubbio che il San Genesio che ha dato il nome alla zona fosse un altro, più attinente alla storia del luogo, visto che l’agiografia cattolica elenca almeno una dozzina di santi con tale nome”.
– Vuole dire che nel corso dei secoli ci sarebbe stata per così dire, una confusione di santo?
“Esattamente e non sarebbe il primo caso. Incrociando il toponimo con le donazioni di terre canossiane all’abbazia benedettina di San Genesio vescovo di Brescello, ho scoperto la vera identità del San Genesio di Stienta e il legame del nostro territorio con quell’antico cenobio monastico.”
– Ci sono stati dei documenti, il cui reperimento le ha provocato una speciale emozione?
“Direi che tutti i documenti antichi suscitano pari emozione. Certamente, la scoperta del legame con l’abbazia benedettina di San Genesio in Brescello è una novità importante, di quelle che fanno riscrivere la storia del luogo e forse per questo difficile da accettare.”
– C’è un periodo storico nella secolare vita del Santuario di S. Genesio che la ha colpita particolarmente?
“Vede, contro il santuario della Madonna di San Genesio si sono accanite tali e tante circostanze sfavorevoli che avrebbero potuto cancellarne la memoria nel giro di pochi anni. Con l’arrivo dei francesi, per esempio, l’edificio poteva essere trasformato in una casa o in un magazzino com’era successo a tante altre chiese monastiche. Invece nessun decreto di soppressione ha potuto sradicare il rispetto e la devozione del popolo verso questo santuario e il fatto mi ha veramente colpito.”
– Credo di poter dire che il suo libro si legge con particolare piacere perché non è un volume di soli dati storici. C’è infatti un particolare afflato narrativo che denota un’adesione quasi spirituale alla storia di San Genesio…
“È vero, ma devo confessare di essere partito con un certo scetticismo. Superstizioni, autosuggestioni, ingenuità erano molto frequenti nel passato, poi ho capito che la storia delle apparizioni e della devozione alla Madonna di San Genesio è sovrapponibile a quella di altri santuari mariani riconosciuti dalla Chiesa e allora ho dovuto ricredermi”.
– Lei ha scoperto il gusto della ricerca storica dopo una vita professionale di medico. Come è nata questa passione?
“Direi grazie all’abbandono di una professione che non mi lasciava spazio per le ricerche. Ma è una scelta che si può fare solo se si hanno delle alternative, magari più gratificanti”.
– Una ciliegia tira l’altra anche nel campo delle ricerche storiche. Quale sarà il suo prossimo oggetto di indagine? C’è già qualche idea?
“Credo che continuerò ad occuparmi di storia locale, ho diverse collaborazioni in corso, e anche il Ventaglio ne è buon testimone.
A livello di preferenze personali, mi affascina molto la storia dei grandi casati nobiliari. Su di uno in particolare sto raccogliendo materiale documentario, ma parlare di un progetto vero e proprio è ancora prematuro”.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Caberletti a San Genesio”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/caberletti-a-san-genesio/