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STORIA - TRADIZIONI

Collezioniste badiesi

Maria Miotto, Olga e Rita Finzi, a cavallo tra Otto e Novecento, intrattennero corrispondenze con personalità italiane e straniere

di Federica Guerra

Ventaglio Novanta n. 57 2018 pp. 70–75

Il collezionismo di cartoline postali è stato un fenomeno originale iniziato a fine Ottocento non appena si diffusero cartoncini postali recanti un’illustrazione su una delle due facciate. (Vedasi scheda).

A questo particolare hobby si appassionarono alcune giovani badiesi che, per incrementare la loro collezione, allacciarono rapporti epistolari con personalità italiane e straniere, dimostrando con i loro scritti solide basi culturali ed una intraprendenza davvero inaspettata se si pensa a quel periodo storico, un’epoca in cui alle donne erano in genere ancora riservati ruoli decisamente subordinati.

Tra le intraprendenti giovani spicca il caso di Maria Miotto (classe 1881), venuto alla luce esaminando la Collezione Turri¹. Si tratta della raccolta personale del dott. Gustavo Turri, un mio compaesano (siamo entrambi di Masi), nata con l’intento di recuperare ricordi per immagini di Badia e dintorni. Solo in un secondo tempo il dott. Turri si è accorto leggendole, di poter mettere le cartoline in collegamento fra di loro, di essere cioè in possesso di “storie”, che correvano lungo il filo di questo particolare tipo di corrispondenza, a noi oggi quasi del tutto sconosciuta.

Sono ventotto le cartoline recanti la firma della Miotto, comprese fra il 1899 e il 1905, con impresse immagini di Badia e di altri centri del Polesine. Non possediamo molte notizie della giovane e intraprendente collezionista che intrattenne rapporti epistolari con personalità italiane ed estere, manifestando buona cultura e conoscenza delle lingue straniere. Sicuramente la sua era una famiglia benestante, proprietaria del palazzo che sorge in angolo tra le vie Carducci e degli Estensi, effigiato anche in una delle cartoline spedite dalla stessa Miotto. Il padre Luigi, svolgeva la professione notarile, la madre, Angelina Balzan era la vera proprietaria del palazzo, da quando entrò a far parte del patrimonio di famiglia nel 1851 a seguito della cessione fatta dalla famiglia Rossi². Solo a fine secolo divenne proprietà Miotto.

I messaggi contenuti nelle cartoline tratteggiano un carattere giovane e impulsivo, nonché un forte coinvolgimento in questo hobby, il quale tra l’altro non risulta essere un semplice gioco, ma doveva seguire regole ben precise. La firma sulla cartolina ovviamente non doveva mancare, ma anche la scelta del tipo di immagini da inviare era importante, o la rarità del soggetto, e anche il timbro, come testimoniano i messaggi scritti su alcune di esse.

In una del 15/6/1899 indirizzata al Prof. Edoardo Grieg presso Bergen in Norvegia³, si legge: “Vorrebbe ella esser tanto gentile da inviarmi alcune cartoline postali illustrate della bella Norvegia? E’ necessario che ogni cartolina sia affrancata; dall’altro lato mi sarà cara avere la di lei graditissima firma(…). Nella mia raccolta quanto mi godrei avere la di lei firma con vedute di quei siti”.

Possiamo immaginare che possedere cartoline provenienti dall’estero aumentasse il valore della raccolta, ma soprattutto doveva essere fonte di orgoglio se chi le inviava altri non era che il più famoso compositore e pianista norvegese conosciuto, di cui Maria Miotto possedeva delle musiche: “Egregio Signore, mi sono appena tolta dal pianoforte dopo essermi goduta parecchie suonate dei suoi volumi”, gli scrive la ragazza.

Non sappiamo se le musiche le avesse acquistate in Italia o se fossero state inviate dal maestro, non possiamo escludere però che molti contatti avvenuti inizialmente per condivisione di un hobby, abbiano portato col tempo alla conoscenza personale ed allo scambio di corrispondenza più varia, come sembra apparire da un messaggio inviato alla professoressa di musica M.lle Luce Bailly: “22/8/1901. Merci pour vos cartes, votre lettre, votre programme…tout ce que me vient de vous, c’est toujours accepte avec le meilleur plaisir!” (Grazie per le vostre cartoline, le vostre lettere, i vostri programmi…tutto ciò che mi inviate è sempre accetto con molto piacere!)

In Italia, uno degli interlocutori privilegiati della Miotto, è Michele Vargas de Machuca, Principe di Migliano ed Ischitella, duca di Roccamandolfi. Discendente di una delle più antiche famiglie nobili campane, classe 1860, laureato in giurisprudenza, grosso proprietario terriero, deputato nella XXIV legislatura del regno d’Italia (27/11/1913-29/09/1919) e forte attivista politico. Era anche un valente collezionista⁴.

Il 30/06/1900 Maria gli scrive: “Mille grazie delle sue cartoline tutte belle. La pregherei però a volermi mandare (…) vedute di Salerno, perché di quella città non ne ho nemmeno una. La prego poi che ogni cartolina abbia il timbro relativo alla veduta, non cioè come l’ultima sua che rappresentava Napoli ed era imbucata a Salerno”.

Il 10 Luglio a conferma di un nuovo scambio scrive: “Mille grazie per le sue cartoline, cioè del Corso Garibaldi e quella portante il numero 1101. Scusi il ritardo ma per alcuni giorni mi fu impossibile occuparmi di corrispondenza di Badia. Ha ricevuto il foro e palazzo Rosini? Credo d’averglielo spedito per la prima volta ma ben non ricordo.”

A fine anno Maria (8/11/1900) si trova a redarguire di nuovo il Principe scrivendogli: “Grazie per le sue cartoline. Mi rincresce doverle dire però che le vedute di Napoli le desidero timbrate a Napoli e non a Salerno. La prego quindi in seguito di inviarmi ogni cartolina col timbro relativo alla veduta stessa”. La frase ritorna spesso anche in altri invii: “Maria Miotto. Con preghiera d’impostare ogni cart ad ogni rispettivo luogo rappresentato”.

Uno sguardo sull’ampiezza della sua collezione invece, in una cartolina del 17/5/1901: ”La ringrazio per la sua cartolina. Mi rincresce dirle che di Padova ho più di un centinaio di cart-vedute. Le ultime che ricevetti datano da due mesi or sono. Se ne saranno uscite di recenti, ella potrà mandarmele ed io prontamente gliele ricambierò e ben volentieri. Con la presente Le invio la riproduzione della mia casa e distinti doveri”. La casa riprodotta nella cartolina è l’attuale sede della Cassa di Risparmio del Veneto di Badia Polesine.

Anche gli scambi dovevano essere cospicui. Molto spesso infatti, si ringrazia “delle cartoline ricevute”, non certo di una singola. Nella medesima cart inviata a M.lle Bailly si legge: “Je vous ai envoyè une enveloppe avec 12 cartes doubles”(le ho inviato un pacchetto con 12 cartoline doppie).

Contemporaneamente, altre due giovani badiesi si cimentavano nello scambio di cartoline. Si tratta di Olga e Rita Finzi (classe 1882 e 1884), sorelle del più famoso Aldo, impegnato politicamente durante il regime e ucciso nel 1944 alle Fosse Ardeatine. Agli albori del Novecento la famiglia risiedeva a Badia Polesine, dove il padre aveva impiantato un grosso mulino⁵.

Delle due sorelle la collezione Turri comprende quindici esemplari, compresi fra il 1901 e 1902. Anche in questo caso le immagini sono di Badia e degli altri maggiori centri del Polesine. I referenti italiani ed esteri.

In assenza di dichiarazioni esplicite, come quelle della signorina Miotto, è difficile capire quanto profondo fosse l’interesse delle due giovani e quanto ampia fosse la loro collezione, purtroppo la maggior parte delle cartoline porta solamente la firma, qualche volta accennano ad un saluto. Non sono prove certe di scambi in atto, tuttavia la tipologia e varietà dei destinatari e l’assenza di messaggi particolari (su cartoline indirizzate a famigliari, amici o parenti si sarebbe aggiunta almeno qualche frase confidenziale), fa propendere per questa ipotesi.

Due brevi frasi ci vengono in aiuto. In una cartolina indirizzata a Montpellier, Rita scrive: “Je vous prie de m’envoyer toujours de carte postale avec le timbre de lieu rapresentè”(la prego di inviarmi sempre la cartolina postale col timbro del luogo rappresentato) frase con la quale ribadisce il concetto più volte espresso dalla Miotto di ricevere la cartolina col timbro del luogo rappresentato). In un’altra Olga ringrazia della cartolina-ritratto ricevuta e fa una promessa di scambio: “se desidera proprio il ricambio, cercherò di farglielo avere quanto prima”. Si tratterebbe in questo caso di una vera rarità, poiché le cartoline-ritratto dette anche “animate” all’epoca erano molto poche e per questo sono molto apprezzate dai collezionisti di oggi.

Come per la Miotto, anche fra i contatti delle sorelle Finzi spiccano nomi di un certo rilievo. Uno su tutti, Luigi Conforti. Purtroppo non sappiamo se l’inquilino di Via Flavio Gioia, 30 a Salerno sia il famoso poeta o l’omonimo cugino giornalista e scrittore, di certo era un appassionato collezionista⁶.

Nel 2008 venne esposta, in una mostra organizzata a Salerno, molta parte della sua collezione, comprendente nel suo nucleo centrale, raccolto agli inizi del ‘900, ben 700 cartoline⁷. Una prova in più questa, per collocare anche le sorelle Finzi nel circuito degli scambi in atto a cavallo fra i due secoli, come dimostra anche il fatto che fra i contatti della Miotto e delle sorelle Finzi compare la medesima persona, il barone Nicola Bianchi di Trani, collezionista nonché editore stesso di cartoline aventi per soggetto paesaggi pugliesi, anche queste – insieme ad altre- oggetto di una mostra realizzata nei medesimi luoghi rappresentati qualche anno fa⁸.

Sarebbe bello poter ricostruire la consistenza delle raccolte delle ragazze badiesi. Chissà che aprendo i cassetti dei nostri nonni e guardando vecchie immagini di Badia e del Polesine, non ci accorgiamo che le giovani collezioniste ci stiano chiedendo l’invio di qualche cartolina!

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Come citare questo articolo

Federica Guerra. “Collezioniste badiesi”. Ventaglio Novanta, n. 57, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/collezioniste-badiesi/

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