Facendo seguito all'articolo di Lucio Scardino apparso su "Ventaglio novanta" n. 12 e dedicato ai rapporti artistico-culturali intercorsi tra Ferrara e Rovigo negli ultimi due secoli, voglio qui presentare un inedito documento su Giuseppe Baseggio.
Quest'ultimo personaggio vive un po' per fama riflessa: sono difatti più noti agli storici dell'arte il fratello Massimino (pittore, quadraturista, progettista degli altari della Beata Vergine e del Crocefisso nella chiesa del Cristo a Ferrara, di cui affrescò anche il soffitto, nonché artefice di alcune scene per il Teatro Roncale di Rovigo) e il figlio Sante junior, famoso soprattutto per aver progettato come architetto il Teatro Sociale e l'Accademia dei Concordi oltre che aver eseguito l'organo e il "coretto di notte" nella chiesa rodigina di S. Bartolomeo, nonché un progetto ligneo per il nuovo teatro della Fenice a Venezia.
Giuseppe Baseggio fu incisore ed ebanista di alterna fortuna: a Rovigo, fra l'altro, eseguì una statua lignea dell'Immacolata Concezione per un tabernacolo portato in processione dai monaci francescani. Secondo la famosa "guida di Rovigo" di Camillo Semenzato, egli visse dal 1727 al 1775.
Il documento che qui presento, datato al maggio 1758, è un inventario notarile eseguito su richiesta della sua padrona di casa Antonia Sarti, dopo che l'artista era precipitosamente fuggito da Ferrara, forse perché assillato dai debiti. Aveva prescelto come sua nuova residenza Rovigo, portando con sè la famiglia (Sante aveva allora soltanto nove anni), ma anche tutti i mobili e le masserizie di casa.
Il notaio Francesco Ferraguti si limita infatti ad elencare solo sculture lignee incompiute e qualche strumento di lavoro, ritrovati nelle due attigue botteghe di Baseggio, poste nella centralissima via Saraceno di Ferrara (dietro il Ghetto ebraico).
Oltre che una curiosità di tipo "erudito", il documento in questione offre un tassello in più per la ricostruzione dell'attività delle botteghe d'arte del Settecento ferrarese, indagata da alcuni anni con acume da Antonio P. Torresi in vari suoi saggi ed articoli; nonché per rinsaldare il "gemellaggio" tra Ferrara e Rovigo, che proprio nel secolo dei Baseggio vedevano l'attività di un'altra importante famiglia d'artisti, quella degli architetti Santini.
L'inedito documento è conservato presso l'Archivio di Stato di Ferrara, Fondo Notarile Antico, Notaio Francesco Ferraguti, matricola 1618, pacco 1. Ne riporto la trascrizione presente integrale.
"Bonorum Joseph Baseggio profugi inventarium. Attesa la fuga presasi da questa città di Giuseppe Baseggio seguita lì 21 corrente mese di maggio, com'è notorio, io notaio infrascritto fatto questo, presente giorno 23 maggio 1758 ( … ) mi sono portato alla bottega posta su il Saraceno, che già esercitava il suddetto Baseggio medesimo l'arte di intagliatore e stampatore e colla chiave d'una di esse botteghe, la quale ha poi l'ingresso nell'altra statavi fin da ieri compagnata dalla signora Antonia Argenti Sarti presenti gli infrascritti testimoni, ho fatto aprire, e vi ho trovato gli infrascritti mobili, et altro da me descritti ad istanza della predetta signora Antonia Sarti: cioè – Nella bottega a mano destra sul Saraceno, e confinante colle ragioni Suendimano dal destro lato – una tavola di pezzo poco buona, e grande coperta di carta stampata, e un tavolino pure poco buono e di pezzo con suo cassetto – un antiporto di carta con due pezzi di lastra, e telaro di pezzo, un armadio di pioppo uso con una cornice mezzana da quadro, e nera sopra. – Entro al detto armadio vi sono: diversi piatti, e pignate con pittura dentro, una croce nera, diverse scatolate, ed assali, tre pezzi di buraccina vecchia bianca, e picciole, ed un braccio e mezzo di buraccina vecchia stampata, ed infine vari disegni di carta – una porta vecchia ed una banca piccola poco buona – per fini una staza ed altri legni.
Nella seconda bottega confinante dal destro lato coll'antidetta bottega e dal sinistro le ragioni del Sacro Monte della Pietà di Ferrara, e posta pure sul Saraceno. – E prima una cantoria grezza e grande di pioppa, un bancone di pioppa, due piedi da croce, uno grezzo affatto, e sei vasi di diversa qualità da altare – quattro angioli piccioli intagliati usi – otto plachette due nuove e un vaso vecchio intagliato – due modeli da candeliere da altare mezzani, ed un modelo grezzo intagliato da reliquia – dieci piedi da tavolino parte intagliati e parte del tutto grezi – due cartovaglij vecchi ed un modelo da piede di canapè – dieci pezzi di finimenti da tavolino parte intagliati e parte sganiati – diciotto boccie da tavolino intagliate – un'asta grande da croce con nove fogliami abbozzati – un altro bancone da lavoro di pioppa e grande – tre cornici una grande, e due picciole per carte da gloria – una cimasa intagliata da tabernacolo – diversa quantità d'assi sganiati – due zocche con un pezzo di legno da lavoro – diversi pezzi di legname da lavoro – sei fogliami con uno stampo, ed un modello – sedici stampi in un cesto di vinchi – una cornice nuova mezzana grezza, ed altra nera e vecchia – nove figure di gesso e diverse casete sopra una scaffata – vari disegni di carta appesi al muro, ed un libreto da disegni – una morsa di legno con vida e sua madre vida – un torlo senza ferramenti e due mazzi di legno – una secchia vecchia con manico, e ligaccia di ferro – un sopramano grande da legnola, e dua legnola, ed un piolato senza ferro – tre trivelle cioè due grandi ed una mezzana – un martello e due trivelli uno picciolo, ed un mezano ed una sega rotta – un squadreto ed altre tabare.
In cantina – due cavaletti ed un tinaccio pocco buono cerchiato di legno ed un badile poco buono –
Nella casa poscia posta sopra le predette due botteghe non vi si è trovato mobile alcuno" (. . .)
Segue la sottoscrizione dei testimoni, stesa in latino e la firma del notaio Francesco Ferraguti.
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Come citare questo articolo
Andrea Faoro. “Come Giuseppe Baseggio approdò a Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 15, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/come-giuseppe-baseggio-approdo-a-rovigo/