Qualunque turista o viaggiatore, anche il più distratto, che passi per Ariano Polesine ed abbia l'opportunità di soffermarvisi qualche ora, potrà accorgersi del "dualismo" che aleggia in questo paese. Situato sulla riva sinistra del Po di Goro, che lo separa dall'altro Ariano (quello ferrarese e frazione di Mesola), Ariano Polesine è caratterizzato dalla convivenza di due culture, quella veneziana e quella estense. Qui le due culture si sono mescolate, fuse e sovrapposte in ogni aspetto del quotidiano, dallo stile di vita alla cucina, dalle inflessioni dialettali alle tradizioni.
La piazza, che è il cuore di ogni paese, non poteva non riflettere queste caratteristiche tipiche della "terra di frontiera". Dall'alto dell'argine del suggestivo lungo Po, essa si presenta nella sua "promiscuità" di linee architettoniche che tuttavia ben convivono.
La pianta è rettangolare e, frontalmente, si ammira il Palazzo Comunale, di stile inequivocabilmente veneziano, con le finestre dai fregi gotici rifinite in marmo bianco, con i portici della loggia e la torretta con l'orologio. Gli altri due lati, invece sono chiusi da due imponenti palazzi che si fronteggiano quasi specularmente. Al centro sta il gruppo bronzeo del monumento ai Caduti della I Guerra Mondiale.
La piazza fu intitolata nel 1882 a Giuseppe Garibaldi, l'eroe dell'unità nazionale. Non poteva essere altrimenti, dato che proprio da una finestra del palazzo civico, il 23 giugno 1866, l'allora sindaco Vito Violati Tescari sventolò il tricolore, che decretò l'annessione di Ariano al Regno d'Italia di Vittorio Emanuele II, facendone, dopo un plebiscito con voto unanime, il primo dei comuni "redenti" del Veneto.
Il bel Palazzo Comunale, a due piani ma leggero ed aereo, è tornato di recente alla sua funzione, dopo anni di restauri e di impalcature, che ne nascondevano la vista. La lunga ristrutturazione gli ha ridonato tutta la sua dignità architettonica oltre che una migliore fruizione degli spazi interni. Due cose, purtroppo, non sono ritornate come prima: l'elegante edicola liberty che stava proprio sotto la loggia e – ma forse è solo l'effetto dei tempi che cambiano – la vitalità ed il fermento che animavano la loggia ed il “liston” il lunedì, giorno del mercato. Qui mediatori ed agricoltori si davano appuntamento e concludevano i loro affari sigillandoli con una stretta di mano ed una pacca sulla spalla.
Può sembrare incredibile ma, attorno agli anni 20 e 30, Ariano Polesine contava circa 14.000 anime e poteva vantare un foro boario, un macello ed, addirittura, un tribunale con relative celebrazioni di processi, situato proprio in uno dei due palazzoni laterali.
Il mercato era, allora, la sola ed unica occasione di incontro e di scambio e, perché no, di sonora sbornia per chi proveniva dalle campagne limitrofe. Per non parlare dell'altro importante momento di aggregazione che era l'annuale fiera di San Gaetano (il patrono della comunità, che tuttora viene festeggiato il 7 agosto) durante la quale "i giostre e i salti (circo) i rivava fin su Po a partir da la piassa" (parole di mia nonna per farmene comprendere l'estensione).
Oggi Ariano Polesine raggiunge a malapena i 5.000 abitanti: purtroppo le alluvioni e la disoccupazione non potevano che causare una consistente ondata migratoria tipica, del resto, dell'intero Polesine.
Uno dei due edifici che si affacciano sulla piazza è il massiccio e quadrangolare palazzo Zadra che pare sia stato costruito dagli Estensi quale residenza occasionale. Più sicuramente deve essere appartenuto alla famiglia ferrarese dei Trotti-Pendasi, la cui presenza qui è testimoniata da mappe catastali già nel XV sec. Questi ultimi l'avrebbero adibito a deposito di grano a cui accedere come riserva nei periodi di carestia. Prova di questa ipotesi sarebbero i condotti che corrono lungo le mura perimetrali che collegano i piani superiori (i granai) col piano terra e che sarebbero serviti da "scivolo" per i sacchi di granaglie.
Qualche storico fa risalire la sua primitiva costruzione al 1300 e, fino ad un rimaneggiamento del 1863, il palazzo poggiava su contrafforti sporgenti che, purtroppo, furono eliminati per consentire il passaggio della strada provinciale. Questo elemento e la torre quadrata che ne abbellisce la facciata – curiosamente sul lato destro e non al centro – ne confermerebbero l'architettura ferrarese.
Anche l'altro palazzone, situato frontalmente, ha una sua eleganza e signorilità ed i recenti restauri ne hanno modificato l'aspetto un po' lugubre e misterioso ma, decisamente, l'insieme è ora più decoroso.
La piazza sembra protendersi in una sorta di immaginario abbraccio verso il Po, che non cessa mai di far sentire la sua minacciosa presenza. Nei periodi di piena del fiume, proprio sul liston si manifesta infatti il fenomeno dei "fontanazzi" che, insidiosi, compaiono regolarmente dalle infiltrazioni del pavimento, incuranti delle lastre di cemento che ricoprono la piazza: dapprima sono rivoletti sottili e quasi impercettibili ma, piano piano, si trasformano in rigagnoli vorticosi che formano vere e proprie pozzanghere.
Dove ora è il Monumento ai Caduti prima era la statua di San Giovanni Nepomuceno, protettore contro le inondazioni, che, adesso, si trova sul sagrato dell'oratorio di San Gaetano. Un recente progetto di ristrutturazione urbanistica della piazza, che prevederebbe lo spostamento del monumento ai Caduti dal centro ad un lato della stessa, ha già sollevato le proteste di alcune associazioni di cittadini: staremo a vedere come si concluderà la diatriba.
A pochi passi dalla piazza si possono vedere la Villa Violati-Tescari, in stile veneziano e risalente al 1400, con balconcini e con stemma gentilizio sopra il portale d'ingresso.
Segue la già Villa Sartori, ora riportata all'antica eleganza dall'attuale proprietario, dopo anni di decadenza e di abbandono. Essa è sobria e simmetrica nelle linee, secondo il modello della casa veneta di campagna e, quale unico elemento di decorazione, ha due acroteri con piccoli obelischi sugli spigoli del tetto. Un bel viale, fiancheggiato da secolari magnolie, conduce direttamente all'ingresso che si apre nel salone padronale.
Di fronte alla villa sorge il celebre Ristorante "2 Leoni", ex stazione di posta e cambio cavalli ed ora rinomato locale con specialità polesane. Il suo nome è dovuto all'episodio, realmente accaduto, di due felini fuggiti da un circo e ritrovati nelle scuderie. Meritano una menzione particolare le due sculture dei leoni ed il bassorilievo in cotto che rievoca le alluvioni del Polesine, opera dell'artista locale Camillo Tumiatti.
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Come citare questo articolo
Patrizia Masieri. “Piazza Garibaldi ad Ariano Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 15, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/piazza-garibaldi-ad-ariano-polesine/