Una brezza sottile increspa le acque del grande fiume, che maestoso e brontolone scorre lento davanti a Castelmassa, paese accoccolato su un largo meandro del Po. Quando il cielo è terso e color del cobalto, come in certe fredde mattinate d'inverno e nelle fresche sere di primavera, l'isola Renaio si mostra incastonata nell'azzurro come uno smeraldo prezioso. È senz'altro il verde dei lussureggianti salici che la rivestono ad attirare lo sguardo sulla piattaforma posta in mezzo alla corrente gentile.
Proprio la corrente del fiume, vecchia e tenace come i secoli che l'hanno accompagnata, ha creato con pazienza sia l'accogliente curvatura dove riposa il paese di Castelmassa, sia l'isola di rena che deve alla sabbia il suo nome.
Da più di un secolo il Renaio sembra far la guardia al paese vicino, oltre che arricchire un paesaggio già di sé molto suggestivo. Questa immagine semplice e padana ha ispirato la fantasia e la delicata ironia di Giovanni Guareschi, che ha usato le immagini del luogo per la copertina del suo famoso "Don Camillo".
L'isola formata dalla rena che i movimenti della corrente stacca piano dalla riva opposta del fiume, rappresenta un equilibrato ecosistema naturale, eccezionalmente prezioso soprattutto ora che la razionalizzazione delle colture e la necessità dell'agricoltura moderna hanno spogliato tutto l'altopolesine di alberi e arbusti spontanei.
Fino agli anni sessanta infatti, "cavezzagne" tra un campo e l'altro e alberi "tagliavento" permettevano la conservazione della flora e della fauna planiziali. Ora questa azione di tutela si riduce alla presenza delle golene (poche) e di isole come il Renaio grazie alle quali la pianura padana ha per fortuna conservato le specie che l'hanno sempre abitata.
L'isola, posta di fronte a Castelmassa, le cui forme e dimensioni cambiano spesso seguendo i ritmi del Po, le sue piene e i periodi di siccità, è appunto ricoperta di una folta vegetazione, di salici, pioppi, e rampicanti. Ciò è il risultato di un lungo processo evolutivo, il cui primo anello è dovuto alla timida vegetazione chiamata dai biologi "pioniera" che colonizza cioè la sabbia suggendone l'umidità e preparando il terreno a piante di maggior consistenza.
La fitta vegetazione che oggi contraddistingue il Renaio offre un habitat naturale quanto mai idoneo all'avifauna, per cui l'isola oggi è popolata da folaghe, garzette, trampolieri, ballerine bianche, martin pescatori, aironi cinerini, gabbiani di fiume e tarabusi. Nei boschi e sulle spiaggie candide dell'isola è inoltre facile imbattersi in nutrite colonie di roditori comuni (topolini di terra) e in qualche grossa lepre.
La folta copertura degli alberi riduce notevolmente la quantità di luce che penetra sotto la volta, limitando così le possibilità di crescita per le piante del sottobosco; si possono comunque rinvenire sul renaio diversi arbusti, come il sambuco, il biancospino, il pallon di maggio.
Al di là dei valori estetici e ricreativi, l'isola Renaio e il bosco che la copre costituiscono una testimonianza del paesaggio vegetale originario della pianura e rappresentano quindi una memoria storica da difendere
Da più di due anni l'isola, importantissima per la sopravvivenza dell'ecosistema forestale di pianura, gode della protezione della locale sezione del WWF, dopo che la Provincia e l'Intendenza di Finanza della provincia di Mantova (il Renaio è infatti compreso nel territorio di Sermide) hanno concesso un nulla osta in tal senso. Ma le associazioni dei naturalisti desidererebbero ottenere un vincolo ambientale legale, secondo le ultime norme istituzionali: per ora le pratiche burocratiche scorrono lente come le acque del fiume Po attorno all'isola.
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Come citare questo articolo
Annalisa Boschini. “Un’isola chiamata Renaio”. Ventaglio Novanta, n. 15, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/unisola-chiamata-renaio/