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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Museo della civiltà contadina a Pincara

Ha sede in un ampio ex fienile dell’azienda agricola Ca’ Bianca - Tarantana

di Wadis Ferracini

Ventaglio Novanta n. 15 1997 pp. 34–35

Ospitato nell'ampio e intonato ex-fienile dell'azienda "Ca' Bianca-Tarantana", "salvato" grazie a mirati restauri fatti eseguire dal proprietario, dottor Bruno Scagnolari, il "Museo Etnico-Contadino" di Pincara, realizzato dal cav. Mario Carlo Prando – esperto collezionista e abile restauratore, quanto profondo conoscitore e autore dell'inedita storia del paese – continua ad essere meta di scolaresche e di concordate visite da parte di cultori di questo genere di ricostruzioni storiche.

Tale autentico emporio di cose del passato, costituisce infatti una emblematica fonte di ricerche e di studi per chi voglia capire meglio quando, come e dove viveva ed operava la morigerata gente dei campi. Si tratta insomma di un insieme di oggetti che "parlano" al cuore e che costituiscono i principali contenuti di una lunga storia di stenti, di miserie e di sopportazioni spesso silenziose, nonché di grame situazioni che sono andate evolvendosi dalla fine dell'ultimo conflitto.

Entrando in questa galleria d'antiqua- riato ci si imbatte subito in un vecchio carro, in una Fiat 501 trasformata in una "carioca", in un pannello con 24 diverse roncole e in due sopraelevati bassorilievi sul lavoro provenienti dall'ex-casa del littorio di Fiesso, tra i quali campeggia un pavone imbalsamato.

Una volta salita la scala in legno con guida rossa, ci si trova nel bel mezzo di una vecchia e ben fornita osteria, sulla quale pende un lume a petrolio, mentre poco più in là fa bella mostra di sé la cucina a focolare con la sovrastante cappa e con tutta la tradizionale ferramenta, compresi gli alari e la catena per il paiolo.

Facendo il giro del salone, che ha una superficie di oltre 400 metri quadri, si riscopre la consunta ma sempre valida attrezzatura per trasformare l'uva in vino.

Figurano pure le pesanti biciclette di un tempo, provviste di portabagagli e fanale a carburo, indi falci, gramole e filarelli per ridurre la canapa in filato da tessere, una vasta gamma di trappole e tagliole, una mola a carriola per l'arrotino ambulante, un deschetto con relativi arnesi per il calzolaio, tutto l'occorrente per fare il bucato e perfino un "cason" in miniatura con il tetto coperto di canna, come ce n'erano a Pincara fino alla fine dello scorso secolo. Non manca neppure tutta l'utensileria domestica, che comprendeva anche ciò che serviva per fare il burro e il pane in casa.

Al termine del nostro "giro" incontriamo una vecchia e cara conoscenza. Si tratta di un'aula di una scuola elementare anni Trenta, ricostruita con sei banchi a catena con tanto di calamai e penne del tempo, cartelle di fibra per alunni benestanti e tela di sacco per i poveri, mentre di fronte c'è la cattedra per l'insegnante, con alle spalle la carta d'Italia dell'epoca e di fianco la lavagna.

Un tuffo nel passato dunque, quanto mai salutare per evitare di essere travolti dal vortice della vita moderna. Una occasione per riaccostarsi ad una civiltà ormai tramontata, resa possibile dalla preziosa ed ininterrotta ricerca dell'amico Prando, la cui abitazione, nei pressi dell'esposizione, è anch'essa uno stupendo museo zeppo di tantissima roba di una volta, tra cui giocattoli e modelli di macchine agricole "funzionanti", da esso costruiti con una perfezione che veramente stupisce.

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Come citare questo articolo

Wadis Ferracini. “Museo della civiltà contadina a Pincara”. Ventaglio Novanta, n. 15, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/museo-della-civilta-contadina-a-pincara/

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