Mi sono chiesto se sia ancora possibile, con il traffico che c’è di questi tempi, andare in bicicletta da Adria fino alla spiaggia di Rosapineta, senza rischiare la pelle. Scartata la strada consueta, ormai esclusiva proprietà di sempre più potenti mezzi a motore, ho individuato un percorso alternativo, più lungo della via normale, ma meno rischioso, meno esposto ai gas di scarico e sicuramente gradevole, anche perchè presenta anche un certo interesse turistico.
Si parte da ADRIA, presso la chiesa della Tomba, imboccando via Piantamelon, sull’argine destro del Canalbianco, di fronte ai cantieri navali “Papa” e, dopo avere sottopassato il ponte Amolara ed il nuovo ponte della strada per Ariano, si percorre la strada arginale asfaltata in un paesaggio tipicamente rurale. Si prosegue fino al punto in cui la strada piega a destra, scende al livello della campagna e si dirige verso Mazzorno Sinistro (Km.3).
In quel punto si abbandona l’asfalto e, aggirata la sbarra posta di traverso sull’argine, si prosegue sul sentiero sterrato arginale fino al ponte di CAVANELLA PO (Km.7,3), dalla cui sommità appare il borgo dominato dall’altra costruzione abbandonata dell’ex zuccherificio. L’occhio corre sul corso del Canalbianco che si allarga nei pressi di una potente idrovora moderna, in grado di travasare le acque del Collettore Padano Polesano in quelle del Canalbianco.
Attraversato il ponte, ai piedi della rampa, sul lato sinistro del Canalbianco, ecco Ca’ Papadopoli, villa rustica con oratorio, risalente alla fine del 1700. Proprietà dei nobili veneziani Papadopoli, famiglia di origine greca, di cui è tuttora visibile, sopra la porta d’ingresso, lo stemma che reca una corona, un sole raggiante e una fenice.
Si prosegue poi sulla strada asfaltata fino all’autodromo e, entrati nell’area industriale A.I.A., si gira dietro la Cartiera del Polesine, si arriva in via F.Nissotti e, superato lo stabilimento Geotec, si va ad imboccare la vecchia strada che da Adria conduceva a Loreo. Si arriva a Punta Stramazzo dove c’è un vecchio ponte che ormai non attraversa più alcun canale e qui raggiungiamo l’idrovora Dossi Vallieri, che ci ricorda come il territorio del Delta possa essere utilizzato e goduto dall’uomo solo in virtù della presenza delle pompe idrovore, nell’Ottocento azionate dalla forza del vapore e successivamente tutte elettrificate.
La tappa successiva è a RETINELLA (Km.11,5). Attraversata una passerella in ferro, ci si trova di fronte ad una lunga costruzione padronale agricola, affiancata da una chiesetta semi diroccata, il cui stemma ci dice che si tratta di un’altra ex proprietà Papadopoli. Non c’è da meravigliarsi, dal momento che i Papadopoli, nel 1700-1800, possedevano in Polesine circa 10.000 ettari di terreno; le loro proprietà andavano da Bottrighe a Mazzorno, a Loreo, Ariano, Porto Tolle. Ancora oggi c’è il detto: “L’è sior come Papadopoli”, per dire che uno è molto ricco. Niente di strano quindi che lo stemma di questa famiglia si ritrovi quasi continuamente sulle facciate delle case del nostro percorso.
Il poliedrico complesso, denominato “Corte Retinella” era composto, oltre che dall’enorme fabbricato rurale, da un edificio padronale posto sulla sinistra del canale, con scuderie ed altri edifici minori contrassegnati dallo stesso stemma. L’immobile, recentemente restaurato, ha assunto la denominazione “Residence Piccola Venezia”.
Da Retinella in un paio di chilometri si arriva a LOREO (Km.13,5). Qui è d’obbligo fermarsi a guardare almeno la facciata della chiesa di S.Maria Assunta, costruita nel 1675 su disegno di Baldassarre Longhena ed il vicino oratorio della SS. Trinità (anno 1613), destinato alla Confraternita dei Flagellanti che tuttora vi si riuniscono una volta all’anno.
Si prosegue lungo il canale di Loreo verso TORNOVA, ove si trova la villa Vianelli risalente alla seconda metà del 1700, composta da casa padronale, scuderie, residenze per i salariati, un magazzino ed una cappella gentilizia ora pubblica e dedicata alla Madonna del Rosario. Si raggiunge frattanto l’argine dell’Adige (Km.18,7) ove si possono ancora leggere, incise su una stele marmorea, le tariffe che i barcaioli dovevano pagare nel 1785, per il passaggio della chiusa che collegava l’Adige con il canale di Loreo (Km.18,7).
La strada prosegue sull’argine destro dell’Adige e quando finiscono le case che la costeggiano dalla parte della campagna, in prossimità del Canale Po di Brondolo, si può vedere, guardando giù verso la campagna, il luogo, rivelato da recenti scavi archeologici, dove si trovava la stazione romana di posta “Fossis”, citata nell’antica tavola stradale peutingeriana e da dove proviene il famoso “oscillum” di terracotta raffigurante un volto demoniaco che aveva la funzione di scacciare gli spiriti cattivi.
Si arriva quindi alla conca “Cavanella D’Adige Destra” che permette l’immissione del Canale Po di Brondolo nell’Adige (Km.21,9). Dopo meno di un chilometro si trova l’incrocio con la Strada Statale Romea che si attraversa usando naturalmente la massima prudenza (Km.22,8).
Si scende quindi dall’argine e, passando davanti al ristorante Medioevo, si raggiunge la strada provinciale per ROSAPINETA. Dopo circa sei chilometri, costeggiando valle Morosina, valle Canelle e valle Boccavecchia, si arriva al bivio Rosapineta-Casoni (Km.29,2).
Si tiene la sinistra e, costeggiando l’Adige, in mezzo ad un boschetto di lecci e di pini domestici, si arriva al mare (Km.31,8).
Il tempo impiegato è di due ore e mezza, procedendo con molta calma e facendo soste. C’è tutto il tempo per prendere il sole, fare il bagno, riposare. Nel pomeriggio si riprenderà la strada del ritorno.
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Come citare questo articolo
Franco Gambaro. “Da Adria al Mare”. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/da-adria-al-mare/