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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Da Canalnovo a Crespino

Una apprezzata camminata alla scoperta degli antichi oratori della zona

di Sauro Passarella

Ventaglio Novanta n. 38 2009 pp. 32–37

Negli ultimi anni è progressivamente cresciuto l’interesse per approfondire la conoscenza del Polesine, della sua storia, dei suoi particolari ambienti legati alla natura e agli interventi dell’uomo succedutisi nel corso dei secoli. Tra i modi più concreti di avvicinarsi al territorio, il più significativo è forse quello preferito dal gruppo “CTG Rovigoti”, che ha scelto itinerari pedestri, da compiere nell’arco di una mattinata con degna conclusione in una trattoria della zona prescelta. E così il sottoscritto – coinvolto come in altre occasioni dagli amici del CTG – si è assunto il compito di guida per un’escursione nella zona rivierasca del grande fiume, con un itinerario da Canalnovo a Crespino alla scoperta di antichi oratori. Un percorso che ha suscitato l’interesse dei partecipanti e che viene riproposto in queste pagine per i lettori del Ventaglio.

L’incontro col numeroso gruppo di aderenti alla camminata domenicale (circa trenta persone) avviene a CANALNOVO – piccola comunità di 500 abitanti, frazione di Villanova Marchesana – nella graziosa piazza dominata dalla bella chiesa. La presentazione della parrocchiale dedicata a S. Lorenzo attorniata da quel che resta degli edifici dell’antica abbazia benedettina risulta abbastanza impegnativa, visto che tutto il complesso, deturpato da gravi manomissioni nel corso dei secoli, risale al 1151, dopo la disastrosa rotta del Po di Ficarolo che cambiò radicalmente la fisionomia del territorio. Fu un vero cataclisma che provocò l’inondazione di un’ampia porzione del Polesine, determinando il nuovo corso del grande fiume molto più a settentrione rispetto al precedente che correva a sud di Ferrara.

Fu allora che i monaci della famosa abbazia benedettina di Gavello si trovarono nella necessità di lasciare l’antico complesso monacale semisommerso dalle acque, per spostarsi in una zona non lontana, caratterizzata da una posizione altimetrica più consona ad assicurare protezione e salubrità. Fu pertanto scelta la località che successivamente, proprio dal nuovo alveo del Po, prese il nome di Canalnovo. Il trasloco fu però tutt’altro che indolore e gli avvenimenti successivi non garantirono completa stabilità alla comunità benedettina, che dovette assistere a mutamenti territoriali, guerre, devastazioni, espropriazioni varie, cosicché i documenti dell’abbazia che non sono andati distrutti risultano oggi per lo più sparsi tra Ferrara e Genova.

In ogni caso, come riportano numerose cronache, l’Abbazia di Canalnovo ebbe notevole importanza per diversi secoli, tanto che i suoi possedimenti (1340) comprendenti boschi, valli e zone prative, andavano da Villanova Marchesana fino all’attuale Fenil del Turco ed il toponimo Canalis Novi (Canalnovo) entrò ufficialmente in uso già dal 1264, quando l’arcivescovo di Ravenna investì di proprietà terriere i nobili Turchi di Ferrara.

Il complesso monacale di Canalnovo ebbe la sua bella chiesa dedicata a S. Lorenzo che, nel corso dei secoli, subì diversi interventi e trasformazioni: l’attuale forma risale al 1649 quando fu riedificata dalle fondamenta e costruita ad una sola navata ad opera del nobile veneto Marcantonio Cornaro. Lo testimonia una lapide marmorea tuttora posta sopra la porta principale della chiesa.

Il tracollo si ebbe in seguito alle soppressioni napoleoniche, con l’alienazione dell’edificio che subì un degrado progressivo. Una parziale rivalutazione si verificò a partire dal 1920, allorché il proprietario, Valentino Pavanelli, restaurò l’immobile riaprendolo al culto. L’edificio religioso venne quindi donato dagli eredi al vescovo di Adria affinché fosse adibito a chiesa parrocchiale. Avvenimento questo che maturò soltanto nel 1956. Qualche tempo dopo si decise di erigere lo slanciato campanile, opera dell’ing. Dino Stori, che giunse a compimento nel 1967.

Per il gruppo di escursionisti è frattanto giunto il tempo di mettersi in cammino. Completata la sosta, dopo aver individuato un’ulteriore traccia dell’antica destinazione religiosa presso l’attuale abitazione privata della famiglia Sartori, dove una piccola campana sovrasta l’entrata principale, prende il via il percorso con prima destinazione la contrada CAPO DI SOPRA.

Per circa un chilometro e mezzo percorriamo una strada rialzata di alcuni metri rispetto al piano campagna, che ci fa capire la presenza nel passato di una zona paludosa. Lungo il tragitto risaltano alcune dimore caratterizzate da una certa ricercatezza sotto il profilo architettonico. In una di queste abitazioni, proprietà di Pietro Rinaldi, a partire dal 1815 avvennero diversi incontri degli affiliati alla Carboneria di Crespino. Lo stesso Pietro Rinaldi pagò la sua adesione alla società segreta con la condanna a morte poi commutata in sei anni di carcere duro allo Spielberg.

Il fulcro della contrada è rappresentato dall’Oratorio dedicato alla Madonna della Salute, che ai nostri occhi si presenta ben curato, grazie alle attenzioni dei residenti, in particolare della signora Luisa. Sorto in epoca sconosciuta, visse varie peripezie, superando indenne le due guerre mondiali, ma presentandosi in condizioni misere dopo l’alluvione del 1951. Fu così che, nel 1965, grazie all’interessamento dell’allora parroco don Remigio ed il contributo della Contrada, l’oratorio fu ricostruito nella forma attuale. All’interno un certo pregio il bell’altare in marmo ed un quadro ligneo della B.V. della Salute che, come ricordano in modo leggendario gli anziani del luogo, fu raccolto miracolosamente dopo la grande alluvione. Ogni anno, nel mese di novembre, nella ricorrenza dedicata alla Beata Vergine, si celebra la funzione religiosa con suggestiva processione, a cui segue una “fiera” con grande partecipazione popolare.

La presenza del nutrito gruppo di “camminatori” presso l’oratorio di Capo di Sopra non passa inosservata. Nasce un invito ad accedere all’adiacente curatissimo giardinetto dove troviamo la sorpresa di una tavola imbandita con salame di casa, pane biscotto, vino clinto ed altre appetitose ghiottonerie: dal Comitato di Accoglienza spicca la figura del “Passatore”, al secolo Passerella Brunetto. Un personaggio davvero unico, ultimo rappresentante vivente dei traghettatori del Po, mitici seguaci di Caronte. Si presenta con un “pozzo” di notizie, aneddoti, storie leggendarie, frutto di una vita trascorsa sul grande fiume. Fantastico! Da solo merita un libro!

L’incontro a sorpresa mi emoziona particolarmente perché, come gli amici del C.T.G. ben sanno, la persona in questione è mio padre. La pausa si presenta dunque quanto mai gradita non solo sotto l’aspetto gastronomico, ma anche per le “ghiotte” informazioni ricevute.

Riprendiamo il cammino consapevoli che ci aspetta ancora un tragitto di tre chilometri. Ci muoviamo in direzione di Crespino, raggiungendo l’argine del Po dove non possiamo non ammirare la maestosità del grande fiume. Dalla strada arginale osserviamo le campagne ben coltivate ed alcune belle corti rurali, tra cui corte La Sposa, purtroppo in stato di abbandono, dove fino al 1970 esistevano fra l’altro alcuni laghetti – i maceri per la lavorazione della canapa – oggi scomparsi perché interrati.

Arriviamo frattanto al PASSETTO, periferia di Crespino, località anche questa caratterizzata da un oratorio: la Chiesetta dedicata alla B. V. della Misericordia o delle Grazie, conosciuta anche come oratorio della B. V. della Neve. I lavori di innalzamento e ispessimento degli argini del Po dopo l’alluvione del 1951 hanno di fatto eliminato il piccolo sagrato antistante il tempietto che oggi si presenta sacrificato sotto la strada arginale, ma ancora ben curato. Fu eretto nel 1818 da mons. Luigi Girotti in seguito ad un apposito decreto vescovile. Sufficientemente spazioso presenta un interno diviso in tre navate ed abside. Di rilievo un altare in marmo proveniente da un oratorio dimesso di Villanova Marchesana ed una pregevole immagine della Vergine dipinta su una tela.

Scattate alcune foto, il cammino riprende scendendo dalla strada arginale, per imboccare la via che ci porta al centro di CRESPINO. Una strada questa dove sono presenti alcune dimore caratterizzate da una certa ricercatezza architettonica: tra tutte spicca il complesso di Villa Marzolla, noto soprattutto per il ricercato edificio neoclassico delle scuderie e per un gigantesco cedro del libano che domina un ampio spazio verde.

Proseguiamo fino a raggiungere la bella piazza intitolata a Fetonte, dominata dall’imponente Chiesa parrocchiale dedicata a S. Martino e Severo. Notizie certe di questa chiesa si hanno a partire dal 1228 (bolla di papa Gregorio IX), ma l’attuale aspetto magniloquente si deve all’ultimo rifacimento avvenuto nel ‘700, ad opera dell’arch. ferrarese Angelo Santini.

Non c’è tempo per soffermarsi all’interno del tempio architettettonicamente tanto particolare e dotato di pregevoli tele (rimandiamo la visita ad un’altra occasione) perché siamo attesi per l’apertura straordinaria dell’Oratorio dedicato alla B. V. del Consiglio, detto dei Cappuccini, posto nella via omonima, che raggiungiamo dopo circa 500 metri, imboccando la strada che si apre a sinistra della chiesa parrocchiale. Grazie alla generosa disponibilità di don Graziano Secchiero, attuale parroco, possiamo visitare l’oratorio, attualmente di proprietà della famiglia Quaglio. Il tempietto è ciò che resta di un importante complesso monastico dei cappuccini (da cui prende il nome), alienato dopo la soppressione dell’ordine nel 1810. Il tempietto, che si trova all’interno di una proprietà privata, si denota esternamente per il grazioso campanile, mentre all’interno spicca una bella immagine marmorea di San Francesco e una lapide su cui sono incisi i nomi di tutti i padri guardiani dal 1723 al 1810.

Il tempo della camminata alla scoperta degli oratori tra Canalnovo e Crespino è ormai terminato: l’ora è propizia per il pranzo con destinazione la locale trattoria “Al Pescatore” da Aligi. Un’occasione per gustare un menù a base di pesce e specialità polesane, e commentare con simpatiche battute i momenti più significativi di una mattinata resa piacevole dal passeggiare in compagnia e dal raggiungimento dell’obiettivo di approfondire la conoscenza della nostra terra.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Sauro Passarella. “Da Canalnovo a Crespino”. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/da-canalnovo-a-crespino/

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