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EDITORIALE

Dall’Adige al Po

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 38 2009 pp. 3–7

A Palazzo Roverella, è stato affidato a Pinocchio, con la rassegna di pittura dedicata al burattino di Collodi, il compito di passare dalla riuscitissima mostra della Belle Epoque (che ha visto convergere a Rovigo ben 35.000 visitatori) all’allestimento che costituirà l’evento artistico di grande richiamo per il 2009.

Dalla nuova grande mostra, “Dèco, l’arte in Italia dal 1919 al 1939” – anche questa come le precedenti ideata e sostenuta dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo di concerto con l’Accademia dei Concordi, Comune e Provincia di Rovigo – si attendono risultati altrettanto favorevoli se non superiori a quelli raggiunti dalle precedenti iniziative. Manifestazioni di grande pregio che hanno contribuito in modo determinante a far entrare il capoluogo polesano nel novero delle “città d’arte”, con l’orgoglio di poter mettere in luce, accanto alle mostre temporanee, i fondamentali punti di riferimento artistici ed architettonici del capoluogo, rappresentati in primis dalla Rotonda e dal Castello.

E se da un anno è giunto a termine l’intervento di consolidamento del soffitto della Rotonda, non sono invece ancora conclusi i lavori di recupero del Castello, il bene storico-architettonico più importante di Rovigo, giacché rappresenta il nucleo da cui, a partire dal 920, prese vita la stessa città. L’attesa per poter ritornare a fruire dell’importante bene, di cui si conservano le due torri e un tratto delle mura medioevali, inizia a configurarsi eccessiva e non si può che esprimere l’auspicio che le promesse di vedere la conclusione dei lavori prima dell’avvio del nuovo importante evento al Roverella siano mantenute. E ciò anche per presentare ai visitatori della nuova mostra un’immagine della città che non appaia sfregiata dal grande cantiere e, non ultimo, per rendere più accettabili i disagi di mobilità da poco iniziati, imposti dal rifacimento del Corso del Popolo destinato ad assumere un nuovo look più consono al capoluogo.

E, a proposito di mobilità rodigina, non si può invece che esprimere soddisfazione per la realizzazione della pista ciclo-pedonale che dalla stazione ferroviaria permette di arrivare al Censer. Si tratta del segmento più settentrionale della grande pista ciclabile che, partendo dall’Adige si connette in zona stazione ferroviaria con quella che dal quartiere di San Pio X segue il corso dell’Adigetto fino a San Sisto, nell’ottica di congiungersi poi a Pontecchio con la pista già realizzata fino al Po a Guarda Veneta. Dunque un asse di collegamento nord-sud nella parte centrale del Polesine, che permette la visitazione della “terra dei grandi fiumi” col più ecologico dei mezzi di locomozione.

Raggiungere il Po in bicicletta per esplorare il territorio in modo “slow” è l’obiettivo indicato in alcuni interventi presenti in questo numero del Ventaglio che ci accompagnano lungo la riva sinistra del fiume per raggiungere vari centri. C’è innanzitutto la proposta di portarsi a Polesella, particolare “enclave veneta” nella “Traspadana ferrarese”; ci sono inoltre indicazioni utili per individuare storiche testimonianze di fede, quali si presentano gli oratori tra Canalnovo e Crespino, ed ancora il consiglio di raggiungere Ficarolo per entrare nella bella chiesa a pianta ellittica con l’obiettivo di conoscere la particolare storia degli altari laterali. E non manca poi l’indicazione di seguire il corso del Po per arrivare, in zona Papozze, a visitare un’azienda agricola che ha scoperto una importante vocazione enologica.

Un numero, questo del Ventaglio che si apre con una lunga quanto istruttiva camminata a Badia Polesine, la più importante cittadina polesana bagnata dall’Adige. Passeggiando lungo le sue vie potremo individuare pregevoli e qualificanti testimonianze storiche ed artistiche. Adria potrà invece essere raggiunta per scoprire un inedito Museo di Arte Sacra, mentre a Porto Viro ci si potrà portare per sostare presso il malinconico oratorio della scomparsa corte di Cao Marina.

Ricche in questo numero si presentano poi le pagine dedicate alla storia, alle tradizioni, ai ricordi, alla riscoperta dei personaggi che dentro o fuori dei confini del Polesine hanno onorato la nostra terra, e naturalmente non prive di interesse si caratterizzano anche le altre sezioni della rivista. Non resta, dunque, come di consueto, che augurare… buona lettura

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Dall’Adige al Po”. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/dalladige-al-po/

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