La passione per la musica, sbocciata in tenera età, l’ha portata a soli 9 anni ad iscriversi al Conservatorio adriese ‘A. Buzzolla’, dove nel 2005 ha conseguito il Diploma Accademico di Secondo livello in discipline musicali con 110 e lode.
Interessante il suo successivo percorso di studi e perfezionamento con lusinghieri risultati, tra cui si segnala il diploma in musica da camera ottenuto con il massimo dei voti nel giugno 2010 presso l’Accademia di Santa Cecilia di Roma con Rocco Filippini e all’Accademia Musicale di Firenze con Alessandro Specchi, con il quale ha studiato il repertorio da camera per duo con pianoforte.
Incontriamo Emy reduce dal successo ottenuto in settembre a Verona, nella sala Morone del chiostro di San Bernardino, dove si è esibita con il pianista Massimo Giuseppe Bianchi, con il quale ha avviato un apprezzato sodalizio di carattere musicale.
Con il pianista piemontese, ha infatti dato vita al ‘Bernecoli Bianchi Duo’ (www.bernecolibianchi.com), che nel maggio scorso ha prodotto per l’etichetta Naxos il cd Works for violin and piano con le musiche per violino e pianoforte di Giorgio Federico Ghedini. Un’iniziativa musicale, questa, applaudita dalla critica nazionale ed internazionale, tanto che ha ricevuto l’eccellenza delle 5 stelle sulla rivista ‘Musica’ per i mesi di luglio ed agosto 2013 e su ‘Amadeus’ per il mese di settembre 2013.
Nel nostro incontro con Emy Bernecoli, partiamo proprio dalla recente apprezzata incisione.
Vuole parlarci del suo CD da poco uscito?
“E’ questo un lavoro cui tengo moltissimo. Si tratta delle opere per violino e pianoforte di uno dei massimi autori del primo novecento italiano, Giorgio Federico Ghedini, nato a Cuneo nel 1896 e scomparso a Nervi (Ge) nel 1965. Queste esecuzioni sono presentate da me e Bianchi quasi tutte in prima registrazione assoluta. La musica è bellissima, raffinata, ma immediata e coinvolgente. Il disco ha ricevuto davvero tante ottime recensioni, la più recente è appena apparsa sulla prestigiosa rivista Gramophone”.
Il suo entusiasmo ci fa capire come lei consideri tuttora molto attuale la musica da camera. Ma non è forse vero che i lavori più significativi appartengono al passato?
“Sull’attualità della musica da camera non ho dubbi. Spesso noi ascoltiamo i capolavori cameristici nelle grandi sale da concerto, proposti nelle esecuzioni granitiche di grandi star dal nome altisonante, ma non direi che sia sempre, questo, il contesto ideale per godere di queste opere. Esse sono nate tra le pareti domestiche, in piccoli spazi, e fra amici. Forse non tanto in Italia, ma in diversi paesi europei è tuttora abitudine che le persone si trovino, dopo il lavoro, per suonare insieme in duo, in trio, in quartetto. La musica in senso lato, potremmo dire, è attuale, poiché risponde a un bisogno insopprimibile dell’uomo, non se ne dovrebbe fare a meno. C’è poi da dire, in riferimento alla musica classica, che, accanto ai grandi del passato, non mancano interessanti proposte da parte di compositori attuali e, per quanto mi riguarda, posso affermare con soddisfazione che alcuni grandi compositori stanno ora scrivendo per il nostro duo, cosa che davvero ci onora”.
Perché ha scelto il violino?
“Per tante ragioni. Vuole sentirne alcune? Anzitutto amo quello che se ne può fare in termini di suono, di voce. Poi adoro la letteratura che gli è stata dedicata: non solo la musica da camera di cui parlavamo prima, ma i concerti, i pezzi solistici… E’ uno strumento che può declinare tutta la musica, dal brano salottiero alla Sonata di Bartòk, dalla musica gitana al jazz-rock. Ha infinite possibilità espressive e un’anima. Oltre ad essere una grande opera ingegneristica che non smette di affascinare per la sua genialità. Inoltre, pur avendo una personalità così “forte” è molto duttile e sta bene, se mi passa la metafora, con gli altri suoi simili: la più grande musica d’insieme raramente può fare a meno del mio strumento senza risultare, alla fine, in qualche modo impoverita di un elemento essenziale. E poi, mentre alcuni peraltro magnifici strumenti come ad esempio il clavicembalo denotano un’epoca ben precisa, un passato più o meno remoto, il violino ha un ‘sound’ sempre moderno”.
Lo scorso 14 settembre lei ha ricevuto a Taglio di Po, il premio alla carriera ‘Eccellenza del Delta’. Complimenti. Ci vuole ora illustrare i suoi progetti per il futuro?
“Ovviamente il riconoscimento di Taglio di Po mi ha fatto molto piacere, ed è uno stimolo in più a proseguire nel percorso intrapreso. Riguardo al futuro prossimo sono in programma due nuove uscite discografiche per l’etichetta Naxos entro la primavera del 2014, sempre in duo con Massimo Giuseppe Bianchi e dedicate ad altrettanti grandi compositori italiani. Inoltre diversi concerti e il mio debutto negli Stati Uniti, un viaggio cui guardo con particolare soddisfazione ed emozione”.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Emy Bernecoli e la musica classica”. Ventaglio Novanta, n. 48, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/emy-bernecoli-e-la-musica-classica/