Pubblicità

INCONTRI

Fermate i rivoltosi

Un romanzo storico, ai tempi della Carboneria. A colloquio con l’autore dott. Franco Gemelli

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 50 2015 pp. 170–171

“Fermate i rivoltosi”, è il titolo del romanzo storico, ambientato ai tempi della Carboneria, scritto da Franco Gemelli. La frase, con accento perentorio, è pronunciata da Vogel, direttore generale della polizia asburgica con sede a Venezia. E’ indirizzata a Lancetti, commissario capo di Rovigo, il quale non mancherà di attivarsi preparando immediatamente le condizioni per dar vita alla retata che porterà all’arresto dei principali adepti alla Carboneria polesana.

I fatti sono noti, emersi con chiarezza soprattutto dalle ricerche storiche sviluppate nell’ultimo ventennio. Dalle quali non affiora però completamente la psicologia dei vari personaggi, la complessa trama delle relazioni interpersonali, le problematiche intime ed anche familiari di ognuno di loro. Insomma Franco Gemelli, medico da poco in pensione con la passione della storia, ora vicepresidente del Consiglio di Amministrazione dell’Accademia dei Concordi, col suo libro ha dichiaratamente inteso riproporre i fatti in una versione che, delineando i caratteri dei personaggi e creando momenti di suspense, renda agevole la lettura.

L’idea alla base del volume è in definitiva quella di far sì che il lettore possa immedesimarsi nella vita dei carbonari polesani, seguendoli con passione nella trama del racconto, con l’obiettivo di far meglio conoscere ed apprezzare una pagina di storia di indubbio rilievo, che ha avuto come teatro il nostro Polesine.

Per saperne di più ci incontriamo con l’autore.

Dott. Gemelli, quando ha concepito l’idea del romanzo dedicato alle vicende della Carboneria Polesana? Quale è stato lo stimolo fondamentale?

“Rovigo appartiene a quell’elenco di città che vivono in un grigio anonimato: contrariamente a tante altre città italiane, difficilmente riusciamo ad associare a Rovigo il nome di un evento, di un monumento o di un personaggio famoso che le possa conferire una certa notorietà. Confesso che non ho mai accettato di buon grado questa modesta reputazione, e ho sempre cercato di trovare qualche conforto nella storia di Rovigo, il cui interesse mi ha attratto fin dagli anni della mia giovinezza. Le vicende della Carboneria (Rovigo era sede di una vendita carbonara) mi hanno incuriosito e ho tentato di approfondire le conoscenze di quel periodo storico attraverso i suoi protagonisti, primo fra tutti Antonio Oroboni da Fratta ma anche Lenta, Cecchetti, Zona e gli altri carbonari che diedero vita ad una società patriottica a Rovigo. Spero che in futuro si possa associare il nome della nostra città alle gesta di questi primi martiri che con il loro sacrificio hanno diffuso l’ideale di patria, ben presto divenuto il tema dominante del Risorgimento Italiano.”

Per legare i fatti, e creare anche un po’ di suspense, lei introduce, in uno snodo della storia, dei personaggi che solitamente non appaiono nelle ricerche storiche della Carboneria polesana, come lo 007 Valtancoli e il marchese Manfredini…

“Valtancoli è un personaggio storico realmente esistito, che si era infiltrato nelle vendite carbonare dell’Emilia-Romagna e agiva per conto del Granduca di Toscana; i suoi resoconti arrivavano fino alla corte di Vienna che poteva così informare la polizia del Lombardo-Veneto. Ovviamente non vi è traccia di una sua reale presenza a Rovigo, tuttavia ho pensato di inserirlo nella vicenda dei carbonari rodigini in quanto la sua presenza descrive bene l’ambiente sospettoso e ingannevole nel quale si muoveva il protagonista Antonio Oroboni.

Il marchese Federigo Manfredini (così come altri personaggi citati, quali l’erudito Girolamo Silvestri, il collezionista Giovanni Francesco Casalini…) era un personaggio di primaria grandezza nel frammentato mondo politico italiano dell’epoca. Rovigo in quel momento storico era una città situata presso il confine meridionale della vasta area sulla quale dominava l’autorità austro-ungarica; una città marginale dal punto di vista della sua collocazione geografica, ma tutt’altro che irrilevante dal punto di vista della sua vivacità culturale e politica; ho pensato di conferire un ruolo ai personaggi citati per delineare più compiutamente il dinamico clima culturale della città.”

Il suo libro si conclude rivendicando a Rovigo la “prima scintilla” patriottica a livello nazionale, una sorta di primogenitura nell’ambito del Risorgimento…

“A Rovigo e nei suoi dintorni avvennero le prime repressioni contro i patrioti che avevano un programma politico ben preciso: un’Italia libera, unita e indipendente. I seguaci di questa idealità miravano alla realizzazione di un valore che non avevano mai conosciuto ma che avevano elaborato come piano politico, che doveva sfociare nella creazione di una patria italiana. Quindi non erano dei nostalgici che volevano recuperare una esperienza passata, ma dei sognatori che anticipavano di qualche decennio l’evolversi della storia. Il loro sogno finì con la carcerazione allo Spielberg o a Lubiana, ma il loro progetto anticipava le vicende del Risorgimento italiano. Credo che dobbiamo rivendicare la primogenitura di questi moti carbonari avvenuti in terra polesana (Silvio Pellico a Milano, Santorre di Santarosa a Torino e Guglielmo Pepe a Napoli furono posteriori) e che ci dobbiamo pertanto riappropriare di questi personaggi che con le loro gesta e con il loro sacrificio hanno consentito che Rovigo e il suo circondario diventassero la culla del patriottismo italiano.”

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Fermate i rivoltosi”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/fermate-i-rivoltosi/

Pubblicità