La valorizzazione delle tradizioni della nostra terra può trovare una ricca fonte nella riscoperta della canzone popolare. Varie le iniziative canore che negli ultimi anni sono state attivate in tal senso soprattutto nel basso Polesine.
Per mettere a confronto le molteplici esperienze e offrire la possibilità di accostarsi al patrimonio folcloristico canoro, Corbola, paese rivierasco bassopolesano, è stato al centro di un'importante festa della tradizione popolare polesana. Un'idea scaturita dal parroco del luogo, don Giorgio Zanforlin, appassionato cultore delle antiche tradizioni nostrane, premiata da un grande successo di pubblico accorso nell'accogliente teatro parrocchiale.
Interpreti della serata il locale coro parrocchiale diretto dallo stesso don Giorgio, il Gruppo Folkloristico "Bontemponi & Simpatica Compagnia" di Bottrighe diretto da Loris Cominato, i cori adriesi "Soldanella" diretto da Piero Barzan ed il femminile "Edelweiss" guidato da Rita Zenato, il coro "Voci del Delta" di Taglio di Po diretto da Egi Pregnolato ed il Gruppo "Ande, cante e bali" di San Martino di Venezze assieme agli alunni della scuola media "Alessandro Manzoni" di Adria.
I sodalizi, ognuno con proprio stile originale, hanno condotto l'attento auditorio nell'ambiente tipico polesano in un alternarsi di canzoni, filastrocche, balli e mimiche spesso accompagnate anche da insoliti strumenti quali "El Liron" (o "Bidofono" in italiano) e "l'Ocarina".
Da "Polesine" brano del rodigino Gigi Fossati a "Polentina e scopeton" racconla tra le genti del Delta; da "La bionda di Bonei" (Bonei = Bonelli, località dell'estremo Delta Portotollese ndr) a "Nineta barcarola"; da "Sota la pergolara" a "Sùso pel camin", si è assistito ad un susseguirsi di gustose e genuine interpretazioni. Ed ancora "El balo d'la bela vilana", "El bal di gobi" e via di seguito con le danze dei "Sette passi", "La Polesana", la "Manfrina", "Saltin" e "Paris", sino ad arrivare nel finale con l'immancabile befana ed il suo "Balo d'la Vecia".
Bravi tutti gli interpreti della serata, davvero ricca di contenuti culturali, che hanno riportato alla memoria i sacrifici del lavoro contadino, le fatiche dell'uomo, i momenti di "Gaxega" sull'aia (la tradizionale festa di fine mietitura) e quelli del filò nelle stalle o sotto la cappa del camino. Autentici ricordi di vita paesana che si perdono nella notte dei tempi, riscoperti e rivitalizzati in una manifestazione che, per la sua completezza, merita senza dubbio di poter proseguire in successive edizioni.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Roberto Marangoni. “Festa della canzone popolare”. Ventaglio Novanta, n. 17, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/festa-della-canzone-popolare/