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RIFLETTORI SULL’ARTE

Germano Sprocatti e la fotografia

Personaggio di talento, ha sempre documentato interessanti aspetti del mondo naturale e della società rurale in mutamento

di Annalisa Marini

Ventaglio Novanta n. 68 2026 pp. 114–115

Osservare, studiare, catturare l’immagine e raccontare le emozioni con l’obiettivo. Sono queste le costanti sequenze di vita di Germano Sprocatti, il narratore della natura e delle architetture padane.

A lui appartengono storie di fatti quotidiani, situazioni, personaggi caratteristici ed eventi raccontati attraverso foto divenute preziose documentazioni d’archivio. Sprocatti ha prestato la sua grande abilità di fotografo a testate locali e nazionali, lasciando traccia anche nelle prime edizioni di Ventaglio Novanta.

Conoscitore attento della nostra terra si è dedicato a documentarne la trasformazione della società attraverso la fotografia, in bianco e nero inizialmente, a colori in seguito. Molti articoli a carattere naturalistico sono stati corredati dai suoi scatti didascalici, capaci di cogliere gli aspetti più originali e peculiari delle zone padana e non solo.

Germano Sprocatti nasce nel 1940 a Ceneselli, nell’Alto Polesine. Dopo la formazione scolastica di base, frequenta a Torino la scuola di Fotografia e ben presto inizia la sua carriera di fotografo e artista. A 20 anni, durante il servizio militare, produce foto come paracadutista. Documenta la vita all’interno della scuola di paracadutismo a Pisa, ottenendo riconoscimenti e soddisfazioni.

All’età di 24 anni apre il negozio di artigiano fotografo a Castelmassa in piazza Libertà condotto fino al 2007. La sua vita professionale si sviluppa tra le richieste dei clienti e il desiderio di esplorare la natura, le civiltà e il territorio.

Interessanti gli scatti sulle architetture rurali: i fienili, le barchesse, le case padronali e quelle dei braccianti. In questo periodo si colloca la sua collaborazione come fotografo ufficiale con le grandi testate: Airone, Europeo e Eurodot. A tal proposito, Germano riferisce esperienze legate al Reportage durato 10 giorni sul Delta del Po per il periodico l’Europeo, finalizzato a studiare il fenomeno del bradisismo causato dall’estrazione del metano a secco, senza l’introduzione di altro materiale nella sacca.

E ancora, sempre per l’Europeo, un’indagine studio sull’Istituto di Ficarolo che analizzava il fenomeno sociale legato al gran numero di giovani del meridione che lo frequentavano, spesso disadattati e talvolta privi di famiglia. L’individuazione e la documentazione fotografica delle cause, come la povertà, la promiscuità, la ricerca degli strumenti necessari ad affrontare una vita dignitosa, il bisogno di inserirsi in un territorio economicamente più sviluppato, ha fatto sì che il problema venisse conosciuto a livello nazionale. “Cercavano un ambiente adeguato, afferma il fotografo, per acquisire gli strumenti necessari ad affrontare una vita dignitosa”.

Germano ha amato molto viaggiare, tant’è che ogni volta, dal ritorno dal viaggio, si sentiva arricchito nell’esperienza e nell’anima grazie ad un evidente cambiamento del punto di vista che inevitabilmente ogni viaggio regala. Ma che anche fa ritrovare.

Attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, riscopre le bellezze del suo territorio e, in quanto cultore della civiltà contadina, ne documenta le radici. È il momento dell’affermazione della sua identità, della sua appartenenza all’ambiente padano e della memoria. Soprattutto in questo ambito Germano si sente maggiormente coinvolto e appassionato.

Studia le caratteristiche della sua gente attraverso le immagini ritrovate in archivio, dove si legge la fatica del lavoro dei campi nelle espressioni dei volti scavati dei contadini e delle loro famiglie, ed anche i momenti di vita quotidiana vissuta nelle case rurali condivise con altre famiglie durante le feste.

Le sue immagini raccontano la lunga storia della cultura rurale, non come semplice rappresentazione di un mondo scomparso ma piuttosto come traccia viva di una continuità che approda nella società attuale dove alcune tradizioni e riti sopravvivono ancora.

Gli anni ‘70 / ‘80 – evidenzia Germano – hanno rappresentato il periodo d’oro della fotografia in bianco e nero; l’impiego della fotocamera con obiettivi intercambiabili è stata un’esplosione sia artistica che professionale ed economica. Germano si era dotato di una Rolleiflex 6 x 6 biottica munita, appunto, di 2 obiettivi: uno per inquadrare e mettere a fuoco il soggetto, l’altro per scattare le foto.

Importante è divenuta poi la presenza sul mercato delle macchine digitali che nascono negli anni ‘90, mentre le telecamere nel 2000. Era dunque necessario adeguarsi ai tempi attraverso lo studio continuo e l’impiego costante delle nuove tecnologie. In effetti il suo luogo di lavoro, anche oggi è uno “studio fotografico personale” per continuare a definire la sua attività artistica che è in continua evoluzione.

Anche la natura ha avuto il suo ruolo dominante, il mondo degli uccelli e degli insetti, piante e fiori campestri, acqua e territorio. E qui si inserisce la sua attenta ricerca per immagini rivolta alle api e alla loro utilità, ricerca attualmente in atto.

Per contribuire a far conoscere il territorio polesano Germano Sprocatti pubblica tre libri fotografici con testi di accompagnamento: Zelo in 200 scatti, in cui viene descritto il periodo vissuto da una comunità di 1500 abitanti con tutti i servizi per effetto di una base aeronautica militare, oggi trasformato in dormitorio; La campagna tra il Po e il Tartaro che descrive per immagini il crepuscolo della civiltà contadina; ed infine Corte Borellona – dalla zappa al computer-.

Immagini dell’articolo

Germano Sprocatti e la fotografia

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Come citare questo articolo

Annalisa Marini. “Germano Sprocatti e la fotografia”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/germano-sprocatti-e-la-fotografia/

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