Tra le personalità che nel passato hanno lasciato a Lendinara un'orma significativa, un posto certamente di rilievo spetta a G.B. Conti (1741-1820), letterato, giurista e uomo politico, che ebbe fama soprattutto come traduttore in italiano di poesie spagnole dei secoli XVI e XVII. L'opportunità di approfondire la conoscenza dell'uomo e delle interessanti relazioni che seppe tessere, si è fatta viva con l'approssimarsi del 250° anniversario della nascita e si è concretizzata in un convegno (slittato per ragioni organizzative di un anno rispetto al progetto) articolato in due giornate, di cui la prima a Rovigo e la seconda a Lendinara.
"Veneto e Spagna nel Settecento – L'opera letteraria di G.B. Conti", questo il tema dell'importante iniziativa culturale sostenuta dall'Amministazione lendinarese, dall'Accademia dei Concordi di Rovigo, e varata con il patrocinio della Regione Veneto e dell'Ambasciata di Spagna in Italia.
Fu il Conti un uomo dagli interessi alquanto poliedrici, che nella sua vita manifestò comunque un amore predominante: quello per la letteratura spagnola. Il suo primo incontro con la cultura ispanica ebbe luogo a Padova, quando il giovane lendinarese, dalle origini nobiliari, studente di giurisprudenza, all'età di vent'anni (1761), strinse amicizia con lo spagnolo Casimiro Ortega, interessato agli studi letterari, nonostante la sua attività professionale fosse indirizzata verso il mondo della botanica. Analoga doveva essere la situazione psicologica del Conti, impegnato negli studi giuridici (si laureò nel 1776), ma molto attratto dal mondo della letteratura.
Nel 1769 G.B. Conti ebbe modo di soggiornare in Spagna, raggiungendo lo zio, il conte Tullio Antonio, che in terra spagnola aveva ottenuto il grado di ufficiale delle "Guardias de Corpos", e di cui il giovane successivamente sposò la figlia.
Da allora il conte lendinarese tornò più volte nella penisola Iberica, ove, grazie alle parentele e alle amicizie altolocate, ebbe facilità ad introdursi negli ambienti culturali e politici di Madrid, divenendo ben presto un elemento di spicco. Si dedicò con tenacia all'approfondimento della lingua e della cultura ispanica, allacciando stretti rapporti in particolare col poeta Nicolàs Moratin e ritrovando l'amico padovano Casimiro Ortega sempre più animato da vivi interessi per il mondo delle lettere.
Ben presto G.B. Conti realizzò un primo lavoro di traduzione dallo spagnolo in italiano: la positiva accoglienza dell'opera lo portò a concepire un vasto programma, consistente nella traduzione in italiano di un'ampia scelta antologica della poesia spagnola dei secoli d'oro. Il primo volume veniva alla luce nel 1782 col titolo: "La Collecciòn de poesìas castellanas traducidas en verso toscano y ilustradas". L'opera del Conti, che era nata sotto il benestare regio, con l'assicurazione di un appannaggio reale allo stesso estensore, si interrompeva però al quarto volume, ed anche i rapporti del Conti con la corte dovevano entrare in crisi, visto che ben presto gli veniva tolto il sussidio regio, inducendolo a far ritorno in patria.
Rientrato a Lendinara, il Conti riprese le relazioni col mondo dell'università patavina e proprio a Padova diede alle stampe un poemetto a carattere religioso intitolato "Incoronazione della Immagine di Maria Vergine, detta del Pilastrello, venerata a Lendinara".
Dopo quest'opera il suo prestigio, già vivo tra i concittadini, crebbe notevolmente permettendogli di prendere parte attiva alla vita politico-amministrativa col ruolo di giudice civile, accordatogli nel 1797 dai francesi che avevano appena occupato il territorio polesano, e riconfermato l'anno successivo dagli austriaci subentrati alle truppe napoleoniche.
Nel frattempo il Conti continuò ad mantenere il suo interesse per la letteratura spagnola, pubblicando fra l'altro a Padova l'opera dal lungo titolo: "Scelta di poesie castigliane del secolo XVI tradotte in lingua toscana dal conte Giovanbattista Conti e opere originali del medesimo".
Tra gli estimatori del letterato lendinarese, che si spense nel dicembre del 1820, quasi ottantenne, va citato in particolare Carlo Gozzi, che lo additò come salvatore della poesia dagli influssi corruttori del secolo.
La prossima pubblicazione degli atti del convegno, tenutosi a Lendinara e Rovigo nel Maggio scorso, permetterà di conoscere in modo più approfondito la personalità di G.B. Conti e di comprendere il contesto culturale nel quale si formò ed operò, procurandosi la stima di quanti lo frequentarono o ne lessero le opere.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Giovanbattista Conti (1741-1820)”. Ventaglio Novanta, n. 6, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/giovanbattista-conti-1741-1820/