Pubblicità

PERSONAGGI ILLUSTRI

Girolamo Silvestri (1728-1788)

Personaggio di grande spessore culturale, con il fratello Rinaldo implementò in modo significativo la collezioni libraria e d’arte rodigine. In particolare donarono all’Accademia dei Concordi la loro pregevole collezione libraria nel 1858, mentre erano ancora in vita; quella pittorica, destinata all’Accademia dei Concordi e al Seminario Vescovile, divenne operativa dopo la loro morte nel 1877.

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 65 2024 pp. 58–63

La bella mostra “Il Conte e il Cardinale, la Collezione Silvestri”, allestita dal 30 novembre 2023 al 10 marzo 2024 a Palazzo Roncale, ci ha dischiuso le porte ad una duplice bellezza fatta di quadri coinvolgenti (di cui alcuni di notevoli dimensioni e grande pregio) e di immagini di due antichi preziosi codici miniati del XIV e XV secolo. Tesori splendidi, di cui Rovigo può andare fiera, custoditi presso l’Accademia dei Concordi, di cui abbiamo dato conto nel n. 64 di questa rivista (testo di Rosanna Beccari, pag. 8 e successive).

Oltre ad ammirare le autentiche meraviglie d’arte (solitamente celate agli occhi dei visitatori) l’esposizione del Roncale è stata anche l’occasione per lumeggiare la storia della nobile famiglia Silvestri.

L’attenzione si è concentrata in particolare sui due ultimi rappresentanti citati nel titolo della mostra – il Conte Girolamo (1809-1874) ed il Cardinale Pietro (1803-1875) – che, non avendo eredi diretti, lasciarono il loro ricco patrimonio ad istituzioni rodigine. In particolare donarono all’Accademia dei Concordi la loro pregevole collezione libraria nel 1858, mentre erano ancora in vita; quella pittorica, destinata all’Accademia dei Concordi e al Seminario Vescovile, divenne operativa dopo la loro morte nel 1877.

I Silvestri del ‘700

La mostra ha suscitato anche interesse e curiosità nei confronti di vari antenati dei due citati ultimi discendenti della famiglia rodigina. La riproduzione ingrandita di un albero genealogico, realizzato nell’Ottocento da Eugenio Piva, e una serie di riquadri con notizie biografiche relative ad alcuni importanti personaggi del nobile casato hanno dato ai visitatori un’idea della storia della famiglia Silvestri, le cui notizie iniziali risalgono al XIII secolo.

Di origine ferrarese, arricchitasi nel corso dei secoli, la famiglia ebbe dimora nel palazzo Silvestri, di fattura quattrocentesca, che sorge sull’omonima via, un tempo denominata S. Francesco, per la presenza in loco della chiesa e del convento (questo non più presente) dedicati al Santo.

E in questo palazzo furono ospitate le due collezioni, implementate da esponenti della famiglia Silvestri nel XVII e soprattutto al XVIII secolo.

Per quanto riguarda la collezione pittorica, dobbiamo far riferimento in particolare al conte Rinaldo (1729-1807); per quella libraria al canonico Girolamo (1728-1788): il primo, indicato nell’albero genealogico come Rinaldo VI; il secondo, individuato come Girolamo V. Va citato anche un terzo fratello, Camillo IV, che lasciò ben presto la famiglia scegliendo la vita monastica dei Benedettini di Monte Oliveto, col nome di dom Silvestro.

Toccò dunque a Rinaldo, l’unico dei tre che non prese i voti, assicurare la continuazione della dinastia, generando Carlo II (1776-1833) destinato poi a divenire padre del “Conte” e del “Cardinale”, i due donatori delle collezioni.

Dei tre succitati fratelli Silvestri, vissuti in pieno ‘700, fu Girolamo V a primeggiare, lasciando una traccia significativa del suo operato. Un personaggio davvero illustre che è opportuno conoscere.

Girolamo V Silvestri (1728-1788)

Nato dal prolifico matrimonio (benedetto dalla nascita di ben 11 figli) di Carlo I Silvestri (1681-1754) con Arapalice Paoli, Girolamo Silvestri venne alla luce nel 1728, ricevendo fin da fanciullo una educazione umanistica, sfociata poi nella frequentazione dell’Università di Bologna. Stupì, appena diciasettenne componendo un’orazione recitata a fine mandato del podestà dell’epoca; e ben presto si distinse con composizioni letterarie e relazioni su temi di vario argomento. Seguì studi filosofici e teologici sentendosi chiamato alla vita religiosa: divenne sacerdote nel 1752 all’età di 24 anni, venendo poi nominato canonico della Collegiata rodigina di Santo Stefano¹.

Girolamo amava i libri e gli studi, rifuggendo le occasioni mondane e le iniziative di intrattenimento fine a se stesse. “Natura lo soccorse dei precipui doni di perspicacia ed aggiustato intelletto e di cuore”, ci informa uno scritto redatto nell’Ottocento² che così prosegue: “A questi doni questo accoppiò di una potente memoria per cui formò sempre l’ammirazione di quelli che con lui conversavano”. Lo stesso scritto ci parla della sua riconosciuta capacità di intervenire mettendo fine alle liti tra famigliari o cittadini, con grande soddisfazione: “Unico compenso e conforto di lui era vedere avvicinati gli animi, tolti da quella ira o rancore che le liti promuovono”.

Girolamo amava la concordia ed aveva una concezione altamente morale della vita, che riteneva da vivere con impegno, promuovendo il benessere sociale e il miglioramento delle condizioni di vita dei più disagiati. E proprio per tale motivo, il suo interesse si rivolse anche alle materie scientifiche, ritenendo che lo sviluppo di queste discipline potesse veramente aiutare l’avvio di iniziative economiche a vantaggio della collettività.

Di Girolamo Silvestri si conserva un bel ritratto, opera di A. Cavallucci (1752-1795), che raffigura un personaggio dal fisico asciutto, il volto un po’ scarno, ma regolare e tranquillo, con un quasi impercettibile segno di sorriso. Uno studioso, nero vestito, assiso dietro al tavolo di lavoro, con una penna impugnata con la mano destra, mentre la sinistra è appoggiata su un libro presente con altri sullo scrittoio, assieme ad alcune monete antiche e piccoli reperti archeologici della collezione di famiglia. Alle spalle del personaggio una scaffalatura occupata da tanti volumi oggetto di studi. Un quadro eloquente, che ci fornisce l’immagine di uno studioso interessato ad indagare, con l’ausilio di dotti libri, lo scibile umano.

Ma Girolamo Silvestri non si dedicò solo allo studio, dovendosi anche accollare l’amministrazione della composita famiglia dopo la morte del padre, avvenuta due anni dopo la sua ordinazione a sacerdote. E dedicando anche tempo e sostanze all’acquisto di volumi per implementare la pregevole biblioteca attivata dai progenitori, in particolare dal nonno Camillo (1646-1719) e dal padre Carlo I (1681-1754).³ In alcuni casi volumi davvero rari (e costosi) che accrescevano il valore della ricca raccolta libraria, richiamando a casa Silvestri studiosi provenienti da ben oltre i confini della provincia.

Tra gli acquisti in campo librario, da ricordare, tra l’altro il “salvataggio” della ricca biblioteca della studiosa rodigina Cristina Roccati, precipitata in povertà dopo che il padre, coinvolto in scorrette operazioni economiche, aveva precipitosamente lasciato la città. Interessatissimo ad incrementare da dotazione libraria di Rovigo, da autorevole uomo di chiesa Girolamo si occupò anche della biblioteca del Seminario, procedendo all’acquisto di volumi sia per gli insegnanti che per gli scolari e prestando anche attività di docente.

Sempre in questo periodo a palazzo Silvestri cresceva anche la collezione di quadri, curata principalmente dal fratello Rinaldo, il quale però per gli acquisti doveva avere pur sempre l’avallo del fratello Girolamo, amministratore del patrimonio familiare.

In ogni caso l’interesse principale del Canonico rodigino fu verso i libri, sia per rifornire la ricca biblioteca di famiglia (aperta a consultazioni di quanti fossero interessati ad approfondire le conoscenze) sia per agevolare i suoi studi che non si rivolgevano soltanto a materie legate alla storia, alla filosofia classica, alla filologia e alla teologia, ma sempre più verso gli scritti dell’epoca, permeati dalle nuove idee dell’Illuminismo; testi che guardavano all’emancipazione dei popoli, nell’intento di dar vita ad una società meno classista, e a risolvere problemi basilari, a cominciare da quello alimentare, assicurando un vitto adeguato anche alle classi più umili.

In vista di questo obiettivo Girolamo dedicò studi ed anche iniziative pratiche finalizzate a migliorare le produzioni dei campi. Troviamo testimonianza di questo impegno specie in vari suoi scritti, pubblicati nel periodico Il Giornale d’Italia che si stampava a Venezia, nei quali il Silvestri trattò tematiche sociali, guardando con speranza a nuove tecniche produttive ed incentivando la ricerca e la sperimentazione.

Seguendo questi suoi interessi, egli fu inoltre tra i promotori, in seno all’Accademia dei Concordi (di cui era socio e collaboratore attivo) della creazione dell’Istituto delle Scienze (anno 1871), tenendo poi seguite lezioni settimanali. Relazioni su argomenti pratici, di stampo economico, con l’obiettivo di veder attivate iniziative volte allo sviluppo del territorio polesano. Sorprendente scoprire oggi che un ecclesiastico si sia tanto interessato di problemi connessi al miglioramento delle pratiche colturali. La sua preparazione in campo agronomico ebbe importanti riconoscimenti, ed il Silvestri venne anche interpellato per consulenze dal governo della Serenissima.

Tra i vari scritti, a mo’ di esempio, si può citare quello relativo all’allevamento ovino in Polesine, del cui impoverimento il Silvestri si amareggiava. Nei suoi interventi egli sottolinea il danno dovuto alla tendenza a trascurare questo aspetto legato all’agricoltura, auspicando la nascita di una filiera produttiva che partendo dall’allevamento ovino e dalla produzione di lana, si estendesse all’attivazione di aziende di lavorazione, con la produzione di panni e capi di pregio. Si sarebbero così creati posti di lavoro e quindi ricchezza, con un ciclo virtuoso a beneficio dell’economia e al miglioramento delle condizioni di vita degli strati popolari della società.

Girolamo Silvestri badava al concreto. “L’uomo deve operare – scrisse e ripeté più volte – per lasciare nel mondo una prova concreta della sua esistenza”. Dunque una vita improntata all’operosità e alla ricerca del bene comune. Una visione, quella del canonico rodigino, in cui il trascendente doveva armonizzarsi con la quotidianità: le spinte democratiche desunte dal pensiero illuminista, dovevano fondersi con gli insegnamenti della Chiesa per dar vita ad una società che progredisse su basi di fratellanza, mirando al bene comune.

Per perseguire i suoi obiettivi Girolamo non trascurò di avvalersi di persone competenti. A questo proposito vanno ricordati in particolare due personaggi: Francesco Bartoli e Gioacchino Masatto.

Figura singolare il primo, attore di professione, ma anche vero amante dell’arte ed autore in questo settore di varie guide. Costui, abbandonate le scene dopo il tradimento e la fuga della moglie (anche lei attrice), si stabilì a Rovigo, aprendo una libreria, ed attivandosi per fornire al Silvestri vari libri di pregio. Fu anche consulente in campo artistico, e a lui si deve fra l’altro l’importante testo “Le pitture, sculture ed architetture della città di Rovigo”, pubblicato nel 1793 (quindi dopo la morte di Girolamo), in cui viene descritta la quadreria dei Silvestri e quella di altre nobiliari famiglie rodigine.⁴

L’altra figura di riferimento fu Gioacchino Masatto (1756-1820), anche lui canonico come Girolamo Silvestri. Si occupò prevalentemente della biblioteca, portando a termine la catalogazione dei circa 36.000 volumi e svolgendo a tutti gli effetti il ruolo di bibliotecario dei Silvestri. Incarico che continuò ad esercitare fino alla fine della sua vita, per alcuni decenni dopo la morte di Girolamo.⁵

Una curiosità va ricordata soprattutto relativamente alle modalità di acquisto di volumi portati a termine da Girolamo a Venezia che giungevano a Rovigo in barca seguendo le vie fluviali: il pagamento non infrequentemente avveniva “in natura”, ovvero con la fornitura di generi alimentari polesani, apprezzati e spesso richiesti a Venezia per la convenienza economica riscontrata.

Un’altra attività seguita per tutta la vita da Girolamo Silvestri fu quella epigrafica, legata in particolare ai rinvenimenti archeologici di lapidi recanti iscrizioni romane, portate alla luce specie nell’area adriese. Testimoniano ciò i frequenti scambi epistolari tenuti con Francesco Girolamo Bocchi e Alvise Grotto di Adria: missive in cui spesso appaiono disegni di lapidi o di frammenti di vasi greci dipinti, recuperati in varie occasioni.

Fu quella di Girolamo un’esistenza impegnata, ricca di relazioni con personaggi di rilievo, che non infrequentemente venivano accolti a casa Silvestri per agevolare i loro studi o per ammirare le collezioni d’arte.

Morì quasi sessantenne, il 30 luglio 1788, dopo una vita dedicata al bene collettivo e al progredire della cultura, in vista di un miglioramento delle condizioni sociali della collettività.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Girolamo Silvestri (1728-1788)”. Ventaglio Novanta, n. 65, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/girolamo-silvestri-1728-1788/

Pubblicità