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UN RICORDO

Gisella Breseghello (1905-1979)

Un ricordo dell’artista che dedicò tutta la sua vita alla pittura e all’insegnamento delle basi per il bel dipingere

di Paolo Zambonin

Ventaglio Novanta n. 50 2015 pp. 114–116

A trentacinque anni dalla scomparsa, avvenuta a Rovigo il 29 gennaio 1979, è doveroso un ricordo della pittrice Gisella Breseghello. Così era conosciuta e firmava le sue tele, ma il suo cognome da ragazza era Zanella. Breseghello era il cognome del marito Gino.

Gisella nasce a Rivà d’Ariano il 27 agosto 1905. Dopo gli studi magistrali si diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia, allieva di Ercole Tito.

Nel 1927 si sposa e va a vivere con il marito a Sant’Elena d’Este (Padova). Nei primi anni di matrimonio si dedica alla casa e alla famiglia che, in breve tempo, si arricchisce di tre figli: Pietro Romano, Loredana (l’unica che seguirà la passione della madre come pittrice) e Silvana.

In questo paese del padovano rimarrà fino al 1945. Poi – sia per favorire gli studi dei figli che frequentano le scuole di Rovigo, sia per il desiderio di mettere a frutto il suo diploma – si trasferisce nel capoluogo polesano, dedicandosi all’insegnamento di architettura, figura e storia dell’arte presso le scuole medie inferiori e superiori.

Oltre all’impegno di insegnante nelle scuole pubbliche, Gisella ben presto avvia anche una sua scuola privata in alcuni locali della propria abitazione, dapprima in quella di via Verdi e poi in quella di via Baroni, nella quale si trasferisce in un secondo tempo. I suoi corsi di disegno e pittura sono frequentati da numerosi ragazzi sia della città che della provincia.

Una vita, dunque, completamente imperniata sull’attività artistica. Nella pittura Gisella Breseghello per decenni ha infatti profuso le sue forze, i suoi entusiasmi, cercando inoltre di trasmettere la sua grande passione anche ai suoi allievi. Cosicché generazioni di artisti, professionisti ed insegnanti uscirono da questo suo studio; allievi che con il suo aiuto scoprirono i segreti dell’arte pittorica, sia per quanto riguarda l’aspetto tecnico, sia per le suggestioni poetiche che quest’arte sa infondere.

Donna volitiva, energica e generosa – per la sua particolare vocazione di donarsi agli altri – ha trasmesso a questi suoi ragazzi la propria cultura, la grande esperienza e un ampio patrimonio di conoscenze, unitamente a quella forte determinazione che caratterizzò tutta la sua vita artistica. Si può dire che l’insegnamento, condotto sempre con grande abnegazione professionale, sia stato per lei una vera missione.

Ma, a fianco dell’insegnamento, Gisella Breseghello ha portato avanti, pressoché segretamente (lo si è scoperto soltanto negli ultimi anni della sua esistenza) una produzione artistica di alto livello: un lavoro intenso e quotidiano, probabilmente notturno, tenuto in un rigoroso riserbo, come se volesse dipingere solo per se stessa, e le sue opere non fossero da condividere con gli altri.

Fortunatamente, negli ultimi anni della sua intensa e laboriosa esistenza – cioè negli anni settanta del secolo scorso – le insistenti stimolazioni degli amici più stretti e degli estimatori a conoscenza della sua valida produzione vinsero la sua inspiegabile ritrosia e la convinsero a portare in pubblico le sue opere. Come se soltanto a questo punto della sua attività artistica si sentisse veramente matura per affrontare il giudizio degli altri.

Si aprì così il tempo delle mostre: alla Galleria “Brotto” di Cornuda e alla Galleria “Giraldo” di Treviso nel 1973, e in seguito all’Accademia dei Concordi di Rovigo nel 1974, presso la villa Badoera di Fratta Polesine, alla Galleria “Etruria” di Adria, alla “Ca Tiepolo” di Albarella nel 1975, e ancora al “Quisisana” di Abano Terme e al Centro Artistico di Ferrara nel 1976 e al “The Judgement” di Padova e alla Galleria “Il Circolo” di Bologna nel 1977.

Esposizioni che ottennero un vivissimo successo da parte del pubblico e della critica, e che servirono ad evidenziare le sue grandi capacità artistiche e ad integrare la sua immagine di insegnante con quella della pittrice: una vera e grande artista come in realtà dimostrò di essere.

Dopo queste felici esposizioni, la Breseghello fu insignita di numerose onorificenze. Di una in particolare fu molto fiera: quella di socio dell’Accademia dei Concordi di Rovigo.

Ampi i consensi manifestati per le sue tele, raffiguranti paesaggi del suo Polesine o delle montagne dove villeggiava, ritratti e figure. Molto apprezzati i quadri con i fagiani dalle piume variopinte ed altri trofei di caccia o animali domestici. Altrettanto dicasi per le delicate marine o le nature morte con frutta e verdura della sua terra e oggetti, vasi e brocche della propria casa. E i fiori… fiori di ogni specie e colore: rose ed azalee, tulipani e zinnie, ortensie e gladioli, papaveri e ciclamini; fiori di ogni stagione, regalati dalla natura per essere ammirati e goduti, sia nella realtà che nelle sue riproduzioni pittoriche. Piante vive nel vaso o rami recisi, immersi in brocche di ceramica o contenitori trasparenti, sempre portatori di quella forza incisiva del colore, in una atmosfera fresca e luminosa, immersa nella luce intensa del giorno o nel crepuscolo della sera.

Un linguaggio accessibile a tutti, quello della Breseghello, determinato da un rigoroso verismo, interessato all’essenzialità delle forme espresse con una esemplare chiarezza e una naturale semplicità. I suoi quadri manifestano una pennellata rapida eppure attenta a cogliere effetti di luce e atmosfere in grado di infondere emozioni e sentimenti intensi: la gioia e l’ardore, la passione, ma anche la malinconia e, a volte, una profonda tristezza.

Le sue opere sono disperse un po’ in tutta Italia ed anche all’estero. In particolare va ricordata la pala d’altare di metri 3 per 1,80 con l’Assunzione della Vergine che ella dipinse per la chiesa di Rivà d’Ariano.

Nel 1984, a cinque anni dalla sua scomparsa, per ricordare questa grande pittrice polesana fu pubblicata una bella monografia voluta e sostenuta dai familiari e da diverse istituzioni rodigine, dal titolo “Il lirismo pittorico di Gisella Breseghello” a cura di Augusto Alessandri e con testimonianze di amici, colleghi ed allievi e con la riproduzione di una sessantina delle sue opere più significative. Una antologia postuma che testimonia in modo esauriente l’attività artistica della pittrice, che, per tutto il suo percorso pittorico, è restata fedele e coerente alle proprie origini, alla concezione di quella che doveva essere per lei la pittura, seppure con quegli immancabili mutamenti dovuti all’evolversi dell’esperienza e delle tecniche.

Testimonianze e apprezzamenti furono riportati anche nelle recensioni pubblicate per l’occasione dai giornali della provincia, come già in precedenza era stato fatto a seguito delle diverse esposizioni pittoriche.

Insomma una pittrice ed insegnante di grande valore, della quale io, con un po’ di rammarico, posso dire di essere stato un allievo mancato. Infatti nel maggio 1977 le telefonai per chiederle di inserirmi nel gruppo di ragazzi che avrebbero frequentato i suoi corsi di pittura nel successivo anno scolastico. Mi rispose che in quel periodo aveva problemi di salute, per cui non sapeva se poteva riprendere le lezioni; che le telefonassi nel mese di settembre. Cosa che feci, quindi, in settembre, ma, persistendo la malattia, mi disse che aveva deciso di chiudere definitivamente con l’insegnamento. Come, infatti, avvenne.

Ne fui dispiaciuto. Avevo veramente desiderato frequentare la sua scuola per beneficiare dei suoi insegnamenti, ma ero arrivato troppo tardi. Nel frattempo cresceva in me il desiderio di dedicarmi alla pittura, per cui, non essendoci allora altre scuole a Rovigo, mi rivolsi a Ferrara frequentando i corsi di pittura del maestro Marcello Tassini… senza mai dimenticare i luminosi quadri della Breseghello.

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Come citare questo articolo

Paolo Zambonin. “Gisella Breseghello (1905-1979)”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/gisella-breseghello-1905-1979/

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