Dopo un ventennio di oblio, è tornata a farsi sentire, autorevole, la voce di Giuseppe Marchiori, grazie ad importanti mostre dei pittori oggetto delle sue annotazioni critiche (vedasi in Ventaglio n. 43, “L’attualità di Marchiori” e “Marchiori ed il Fronte Nuovo” di Luigi Crivellari, pag. 100 e successive) ed in virtù alla qualificante iniziativa sostenuta dalla Fondazione della Banca del Monte di cui pure si parla in questo numero della rivista.
E’ così che, anche nel Delta, si è risvegliato l’interesse per l’apprezzato critico d’arte, il quale ebbe frequentazioni non episodiche col territorio caratterizzato dalla foce del grande fiume.
“A Porto Tolle veniva con una certa frequenza – ricorda il prof. Luciano Scarpante-. Eravamo a metà degli anni Settanta, il periodo in cui era attivo il circolo LA BATANA, con le prime edizioni del premio di poesia “Il gabbiano d’argento” e alcune qualificate mostre di pittura, e si stava già costruendo la centrale termoelettrica di Polesine Camerini”.
– Qual era in proposito il pensiero di Marchiori?
“Giuseppe Marchiori era seriamente preoccupato per l’impatto che la centrale avrebbe potuto avere sull’ambiente. Ho ben presente un aneddoto del maggio 1976, quando ci fu il terremoto del Friuli. Ci eravamo sentiti pochi giorni prima per un’iniziativa che poi non è andata in porto. Il 7 maggio, il giorno dopo il terremoto, mi telefona per confermare un appuntamento nella sua casa di Venezia. La prima cosa che mi chiede è: Il camino è caduto? Dopo il mio no, osserva con un sospiro: Peccato!”.
– Non solo critico d’arte, dunque, ma anche interessato alla salvaguardia dell’ambiente…
“Sulla necessità di salvare l’ambiente, fece in particolare sentire ufficialmente la sua voce quando, nel 1975, organizzò a Porto Tolle quella che egli stesso ha definito “Una mostra di amici”, mettendo insieme alcuni grandi maestri (tra i quali Giuseppe Migneco, Ernesto Treccani, Tono Zancanaro) con un gruppo di giovani pittori polesani e veneziani. E lo scopo dichiarato era quello – parole sue – di “Ravvivare l’interesse per gli aspetti più singolari e tuttora conservati nella loro integrità primordiale del Delta Padano”.
– L’amore per la natura di Marchiori aveva a quanto pare salde radici…
“E’ così. Marchiori ha amato la natura fin da bambino: parlava volentieri della sua infanzia nella villa di famiglia, a Lendinara, ricordando specialmente il tempo trascorso nel grande giardino. Nel Delta gli pareva di aver ritrovato questi ricordi, e credo che il nostro legame e la reciproca stima siano nati proprio dal comune attaccamento di polesani a questa terra, ai grandi spazi e ai silenzi del Delta dove, come diceva Marchiori, perdi la nozione del tempo. Un giorno, verso la fine degli anni Settanta, guardando alcune mie chine per una mostra che lui stesso avrebbe presentato, mi raccontò delle sue esperienze come pittore, inizialmente proprio come pittore di paesaggio, intorno al 1925, in Africa, quando fu ospite del conte Volpi, insieme al pittore Teodoro Wolf Ferrari”.
– Una pagina pressoché sconosciuta della vita di Marchiori questa…
“È vero. Marchiori stesso non amava parlarne. E nessuno di questi quadri con vedute della terra d’Africa ed altri dello stesso periodo con scorci del suo giardino o dell’Adigetto di Lendinara – che pure sono documentati – è stato esposto nella mostra organizzata a Rovigo nel 1993. È più conosciuta la sua seconda esperienza come pittore, alla metà degli anni ‘30, quando dipingeva soggetti astratti; con questi ultimi quadri, alla galleria Due Torri di Bologna è stata fatta una mostra nel novembre del 1975. A Bologna i quadri sono stati presentati come opera di ANONIMO DEL NOVECENTO: l’Anonimo era lui e, in uno degli incontri a Porto Tolle, mentre stava preparando la mostra, lo raccontava a me e a qualche amico, tra i quali Sandro Zanotto, in gran segreto, ma si aveva l’impressione che avesse una gran voglia che lo raccontassimo in giro”.
– Un suggerimento per valorizzare ulteriormente il pensiero dell’illustre polesano?
“Marchiori teneva un accuratissimo e dettagliato diario su cui annotava tutti i fatti e gli incontri della giornata, una preziosa testimonianza del suo rapporto con il mondo dell’arte e non solo, che meriterebbe sicuramente di essere recuperata e valorizzata”.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Giuseppe Marchiori e il Delta”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/giuseppe-marchiori-e-il-delta/