Predomina più il colore che la forma nei quadri di Guya Solari, pittrice rodigina, tutta tesa ad esprimere il suo mondo intimo: gli affetti familiari, le emozioni, la gioia, la tristezza, i fiori.
Ha cominciato da piccola a disegnare ed è stata poi seguita dalla professoressa Brisighello la sua maestra, che Guya ama ricordare. È lei infatti che per prima l’ha capita, l’ha spinta a continuare, l’ha incitata a dipingere perché esprimesse con intensità se stessa.
La Solari ha fatto suo questo invito e, dopo la maturità ottenuta al liceo artistico di Venezia, ha cominciato a muoversi nel mondo dei colori.
Inseguiva però anche un’altra aspirazione: le corse automobilistiche, sogno rimasto nel cassetto, per una scelta di vita più tranquilla con l’approdo all’insegnamento nella scuola media. Il lavoro ha assorbito molto del suo tempo e gli impegni hanno per un attimo rallentato la sua attività artistica.
La perdita della madre, avvenuta alcuni anni fa, l’ha scossa profondamente: Guya ha sentito la necessità di riprendere in mano e con più intensità i pennelli e dare sfogo al suo dolore.
La madre che per la pittrice è sempre stata una figura positiva, un sostegno, un’ancora, appare in diversi quadri, come una presenza diafana o misteriosa che l’autrice trasforma in elemento della natura: diventa, infatti, un viso floreale in una natura fluviale nel quadro che rappresenta il Po; oppure un’apparizione tra l’albero di una mimosa in un quadro intitolato “Irreali Ineluttabili Presenze”.
Altri elementi ed altri soggetti sono trattati nei suoi quadri: il Crocefisso, trovato a Lama, durante l’alluvione del 1951 tra le acque limacciose, diventa nella sua tela una speranza e una luce per il nostro Polesine; una Madonna è rappresentata in modo quasi stilizzato e statico.
Guya Solari è colpita anche dai ricordi: un viaggio dei suoi, verso Salerno e la costa amalfitana, le dà spunto per un dipinto: “Le case del Sud” dove i tetti non sono di colore marrone, ma di rosso rubino perché lei ama trasformare la realtà, attraverso la fantasia, in un discorso personale.
Nei suoi ultimi lavori, che ha presentato al Concorso di giugno a Fratta 1994, la “Primavera” e “l’Inverno” ha adoperato la spatola e i colori acrilici, con prevalenza del grigio, del verde e del blu, colori che indicano, talvolta, uno stato d’animo di solitudine, mentre per la “Primavera” i peschi e i ciliegi sono il simbolo della sua gioia interiore.
La semplicità delle forme esprime il suo modo di pensare, di vivere tradizionale, tranquillo, familiare, ispirandosi a molteplici forme espressive: il surreale e il classico vengono mescolati con estrema pulizia e con semplicità, talvolta avvicinandosi al naif e talvolta distaccandosi completamente dalle regole tradizionali della pittura.
Usa poco lo sfumato: anziché sfumare i colori, l’autrice ricorre a gradazioni di tonalità perché, attraverso il colore esprime tutto il suo mondo, fatto di emozioni, di stati d’animo, di sentimento.
Futuro tema sarà il paesaggio del delta, che ella sente molto e che trasporterà nelle sue tele con la sua visione interiore, con l’intento di immergersi nella natura che ci sta intorno, per ritrovare l’equilibrio e l’incantesimo che tutti sempre rincorriamo.
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Come citare questo articolo
Roberta Fava. “I colori di Guya Solari”. Ventaglio Novanta, n. 10, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-colori-di-guya-solari/