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MUSICA & TEATRO

“I Lusiani” di Lusia

Una compagnia fatta di giovani che hanno scoperto l’amore per il teatro

di Ventaglio Novanta

Ventaglio Novanta n. 31 2005 pp. 110–112

È forse l’ultima nata fra le compagnie teatrali amatoriali polesane, ma è già molto conosciuta la compagine de “I Lusiani”.

Infatti, si è data molto da fare rappresentando, in vari paesi, le tre commedie del Goldoni in repertorio e riscuotendo ovunque notevole successo. Applausi a scena aperta anche al Don Bosco dove “I Lusiani” si sono esibiti il 29 Novembre dello scorso anno con “Il Servitore di due padroni” nell’ambito di una rassegna promossa in collaborazione fra la FITA, il Don Bosco, e il Comune di Rovigo.

Le numerose persone presenti in sala, fra cui alcune Insegnanti di una scuola superiore del centro, hanno avuto parole d’elogio per il brio e la vivacità con cui è stata rappresentata la commedia.

La compagnia è composta di ragazzi fra i 16 e i 37 anni, quasi tutti reduci da precedenti esperienze teatrali “ed è per questo – dice la regista Delfina Sgobbi – che era un peccato lasciar cadere nel nulla il desiderio di molti di loro di continuare un’esperienza tanto gratificante”.

“Quale miglior mezzo per avvicinare i giovani al teatro? – osserva la D.ssa Bruna Lombardi che aggiunge – le commedie messe in scena da “I Lusiani” sono curate nei minimi dettagli: la scenografia si avvale di particolari accorgimenti che consentono il cambio di scena in uno stesso atto, i costumi sono particolarmente adatti ai ruoli e al momento storico e soprattutto i ragazzi in scena sono brillanti e coinvolgenti”.

Su questo giudizio concordano gli Insegnanti e gli alunni della Scuola Media di Badia Polesine che, in una rappresentazione al Politeama, hanno seguito l’intero spettacolo con viva attenzione e partecipazione.

E che dire degli abitanti di Lusia? Sono fieri della loro compagnia teatrale, che ha avuto il merito di avvicinarli al teatro. La stessa Amministrazione Comunale, la locale Banca di Credito Cooperativo, gli Esercenti e i Commissionari sostengono i loro beniamini contribuendo alle spese.

Per esprimere il pensiero e le emozioni dei giovani “attori” vale per tutti quanto ha scritto – Andrea Baccaglini – uno studente universitario di 21 anni:

“Il teatro è sempre stato per me una maniera di aprirmi e trasmettere le mie emozioni, i miei desideri, di comunicare agli altri quel lato della mia persona che, nella vita quotidiana, non riesco ad esprimere appieno a causa della mia timidezza. Per questo cerco di arrivare al momento della messa in scena il più preparato possibile affinché ciò che voglio comunicare non sia frainteso.

Ovviamente la componente emotiva m’influenza, soprattutto negli attimi antecedenti alla rappresentazione: ecco allora che sorgono paure, dubbi, inquietudini che spariscono solo una volta entrato in scena. Una volta in ballo, tutto si dissolve e in quelle due ore non sono più il ragazzo introverso, ma divento un’altra persona che, attraverso il personaggio, può far trasparire quell’io che le “convenzioni sociali” al di fuori bloccano.

Proprio in questo il teatro mi è servito, vale a dire nel cercare di essere realmente me stesso nella realtà. Può apparire strano che sia il mondo della finzione a far riscoprire il mio io. Che sia forse la realtà a fondarsi ormai in modo tale sulla falsa apparenza che è difficile essere veri? Fino ad ora la compagnia “I Lusiani”, della quale faccio parte, ha preparato tre commedie goldoniane (Sior Todero Brontolon, Il Servitore di due padroni, La famiglia dell’antiquario) che puntano principalmente sul far divertire le persone, e per me è importantissimo veder la gente sorridere ed essere allegra perché così riesco a prendere due piccioni con una fava: gli spettatori escono più felici dal teatro e anch’io mi sento gratificato. Quando termina la commedia, rientro in palco insieme ai miei compagni attori a ricevere gli applausi del pubblico e, in quell’istante, mi passano per la testa i sacrifici che ho fatto e il cuore mi batte all’impazzata come se seguisse il ritmo dei battiti delle mani; emozioni che auguro a chiunque di provare almeno una volta nella vita.

Anche dopo un po’ di volte che si è rappresentata la stessa commedia le emozioni sono sempre le stesse e non diminuiscono, perché ogni volta mi rimetto in discussione cercando nuovi stimoli e di migliorare sempre di più. Ecco perché la rappresentazione del “Servitore di due padroni” (commedia nella quale divento Truffaldino) che mi ha reso più contento e più soddisfatto del risultato finale non è stata la “prima”, bensì una successiva, più precisamente quella tenuta per la scuola media di Badia Polesine al Politeama. Il teatro, l’intesa con gli altri miei compagni attori, un pubblico, quello di ragazzi, solitamente difficile da tenere interessato che invece ha seguito attentamente dall’inizio alla fine; tutto ciò ha reso indimenticabile quella giornata.

Infine voglio chiudere ringraziando la regista Delfina Sgobbi che ha portato nuova linfa vitale al paese di Lusia, e i compagni attori che mi hanno permesso di portare avanti quest’esperienza fondamentale per la mia crescita e la mia maturazione.”

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Come citare questo articolo

Ventaglio Novanta. ““I Lusiani” di Lusia”. Ventaglio Novanta, n. 31, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-lusiani-di-lusia/

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