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ARTEOGGI

I paesaggi padani di Marisa Occari

Nelle incisioni dell’apprezzata artista, la poesia del Po e del delta polesano

di Roberta Fava

Ventaglio Novanta n. 21 2000 pp. 89–92

Chi osserva le incisioni di Marisa Occari, rimane subito colpito dalla delicatezza con la quale delinea i paesaggi fluviali, le valli, le dimore, i casoni polesani e le nature morte. Delicatezza, sensibilità e dolcezza sono sostantivi adeguati per indicare la predisposizione d’animo con cui l’artista realizza le sue opere.

Nata a Stienta nel 1926, ma abitante a Ferrara, ha alle spalle una lunga carriera artistica iniziata nel dopoguerra a Bologna dove è stata allieva di grandi maestri come Gianni Romagnoli e Giorgio Morandi.

Le sue acqueforti ci riportano quasi immediatamente, con il pensiero, ai grandi pittori e artisti del 600, a Durer, Rembrandt; è come se l’arte antica avesse ritrovato in lei una sua continuatrice e portatrice di antichi valori.

La pazienza nell’incidere segni su segni per raccontare la storia e la suggestione degli argini dell’alto o del basso Po, delle antiche case, dei castelli, degli alberi tipici di questo paesaggio, o la vita dei pescatori, è una dote che sembra innata nella Occari; una capacità che le consente di guardare e di segnare i particolari e nello stesso tempo di dare ampio spazio alla composizione.

Con i paesaggi padani si è confrontata fin da giovanissima mentre frequentava l’Istituto d’Arte di Ferrara e il Liceo Artistico di Venezia. L’Accademia delle Belle Arti di Bologna le ha dato poi la possibilità di avere Giorgio Morandi e Giovanni Romagnoli come grandi maestri. E sotto la guida di Morandi ha imparato ed amato l’arte dell’acquaforte e della puntasecca.

“Figlia” del grande fiume, segue con trepidazione la drammatica alluvione del 1951 e nello stesso tempo ne è attratta, come artista.

Prepara disegni, incisioni e partecipa in seguito al Concorso Nazionale “Alluvione e Ricostruzione del Polesine”, ottenendo il premio acquisto del Governo. Oggi parte di quei disegni sono raccolti all’Accademia dei Concordi di Rovigo.

Nel 1954 le viene assegnato il premio dell’Accademia per la miglior prova d’incisione, il premio per il miglior esame di decorazione e il premio “Tullo Moy” per il paesaggio. Dall’Università di Bologna, ottiene infine il primo premio per il Bianco e il Nero.

Il 1955 la vede partecipare ad una Mostra Collettiva di grafica a Ferrara, alla galleria "Cosmé", con i suoi compagni dell'Accademia: De Vita, Roda, Leoni e Contini. Morandi, nel frattempo, le aveva proposto di diventare sua assistente, ma la sua timidezza e il suo non sentirsi all'altezza, le impediscono di continuare la sua produzione accanto al grande maestro in un luogo di grande creatività e di fermento artistico.

Marisa Occari ritorna allora a Stienta, presso la sua famiglia e incomincia l'insegnamento nei luoghi più dispersi del delta del Po, dove comincia a conoscere un altro volto del fiume.

Sognava grandi viaggi legati all'arte, Parigi, ad esempio; desiderava continuare a lavorare con l'acquaforte e con la puntasecca, ma non sempre i progetti diventano realtà, talvolta rimangono nel cassetto.

Il matrimonio prima, i figli poi, l'hanno distolta per un lungo periodo, dall'arte, assorbendola completamente negli impegni familiari e quotidiani.

Il destino, però, come si suol dire, è sempre in agguato ed assume l'aspetto di una sua ex-allieva, del Liceo Scientifico di Ferrara, Laura Gavioli, insegnante di Educazione Artistica a Ravenna, ex-direttrice e organizzatrice delle mostre del Castello di Mesola, collaboratrice di Sgarbi, abitante a Goro in una casa-laboratorio d'arte da lei stessa allestita. Laura Gavioli non ha mai dimenticato la sua insegnante e la invita a lavorare nella sua casa-laboratorio a Goro: per Marisa Occari è la seconda primavera.

Il 1980 la rivede in pieno fermento prima presso la Gavioli, poi, per una mostra personale a Ravenna e di seguito a Padova, Mesola e Ferrara e poi ancora attiva in mostre collettive a Ferrara, Firenze e Mantova. Riprendere in mano la matita, usare l'incisione per riprodurre i paesaggi del Po e del delta polesano, è un riallacciare un antico amore, mai dimenticato, come se un filo invisibile la legasse al grande fiume, un filo riscoperto dopo tanto, ma mai spezzato e ancora vivo.

Le lunghe distese della pianura polesana, che fanno ricordare i paesaggi olandesi degli artisti rinascimentali, sono riportate segno su segno sulle lastre d'incisione con gli alberi, gli animali, le nobiliari dimore dei signori veneziani e le case dei poveri pescatori. Marisa Occari opera con la minuziosa attenzione di chi sa raccontare le antiche storie, sempre valide, di chi fa propria la poesia della terra amata, dopo averla osservata, cullata e protetta, come un'antica madre.

Paziente e laboriosa, quest'artista fa rivivere le terre e le valli del Polesine sotto una luce nuova e raffinata, ottenendo in più occasioni riconoscimenti e premi. Infatti nel 1981 espone al Palazzo Roncale di Rovigo, in ricordo dei trent'anni della grande alluvione, invitata dall'Accademia dei Concordi e dall'Amministrazione Provinciali. Nel 1991 è presente alla rassegna "Nati sotto Fetonte", organizzata dall'Accademia dei Concordi di Rovigo a cura di Antonio Romagnolo e alla mostra organizzata dal comune di Mantova: "Il Po padre e padrone".

Nel 1992 al Centro Culturale Polivalente di Bagnacavallo sono presenti alcune sue incisioni, così nel 1994 partecipa al Concorso Nazionale di Grafica "Premio città di Casale 1994" della regione Piemontese, e successivamente è a Ferrara con una sua personale nella casa "Giorgio Cini". In questa occasione presenta incisioni di alcune nature morte, nuovo tema del suo lavoro. Laura Gavioli questa volta ne cura il catalogo, testo critico di Vittorio Sgarbi.

Segue la sua personale alla Pinacoteca civica di Pieve di Cento e alla Rocca Possente di Stellata. Poi, nel 1955, è a Mesola, al castello estense nella rassegna "Il Po del '900": arte, cinema e letteratura, sezioni, disegni, acquerelli, incisioni e dipinti". Nel 1996 a Modica (RG), a S. Agostino (Fe).

Riceve nel 1997, a Ferrara, il premio "Lascito Nicolini"; nel 1998 di nuovo a Ferrara e poi a Urbino, dove ha modo, come afferma lei stessa, "di incontrare persone delle quali aveva sentito parlare per catalogo".

Il suo è un dialogare continuo con il Po, con il grande fiume, con le sue valli. Sapiente è l'equilibrio tra i segni decisi, forti, pieni e quelli delicati, vibranti di luce, semplici, lineari.

I vuoti e i pieni si alternano, creando serenità e contemplazione. È come se avesse nel suo strumento d'incisione un'invisibile cinepresa e riproponesse bellezze naturali su lastra e foglio con tale precisione e raffinatezza contemplativa da placare le nostre quotidiane apprensioni.

La calma che ci trasmette ci fa immergere in tale paesaggio, tanto che ci sembra di esserci dentro e di far parte di tale atmosfera. Ci fa amare ancora di più la natura che l'uomo non sempre rispetta e protegge e ci fa diventare paladini dell'ordine naturale.

La sua opera ha valicato i confini della sua regione e dell'Italia; le sue "valli" hanno conquistato tutti.

Le sue ultime fatiche, del 1999, l'hanno vista ospite a Ca' Cornera, una tipica villa polesana, trasformata dai coniugi Antonella Bianchi e Paolo Gasparetto, in ristorante e atelier di artisti, dove ha riproposto le sue opere, ottenendo grande successo e afflusso di visitatori. Ed infine la troviamo a Ferrara per un'ultima mostra, il cui catalogo è stato curato da Laura Gavioli, con pagine critiche anche di Vittorio Sgarbi, suscitando, ancora una volta, l'ammirazione di tutti coloro che l'hanno vista.

Il suo cammino l'ha portata a toccare alte vette. Il Po l'aspetta ancora per altri racconti visivi, per altre favole da narrare con la matita e con l'incisione per addolcire le sue acque, talvolta turbolente, e per ammaliare continuamente coloro che seguono quest'antica arte dell'incisione.

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Come citare questo articolo

Roberta Fava. “I paesaggi padani di Marisa Occari”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-paesaggi-padani-di-marisa-occari/

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