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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Il Centro Francescano di Ascolto

Un gruppo di 25 giovani, impegnati in un’azione di volontariato per gli ultimi

di Francesca Magon

Ventaglio Novanta n. 21 2000 pp. 162–165

Ho conosciuto l’esistenza dell’Associazione "Centro Francescano di Ascolto" nel 1992 in occasione di un articolo pubblicato in questa rivista¹ relativo ai volontari dell'ospedale ex psichiatrico di Granzette (RO). Tornando oggi ad interessarmi di questo Centro di volontariato ho scoperto quanto amore si può dedicare al prossimo. Perché solo l'amore può spingere quel gruppo costituito di 25 giovani volontari ad agire in settori che la società bene preferisce ignorare sia per indifferenza sia per rifiuto di qualunque forma di inquietudine. Mi riferisco in particolare all'ambiente carcerario e ai malati di Aids, i due arcipelaghi più dolorosi in cui si consuma la fragilità umana. Informati da un convinto spirito francescano, questi volontari spendono il proprio tempo libero per "ascoltare" gli ultimi, i più abbandonati e trascurati nella scala sociale.

L'Associazione Centro Francescano di Ascolto, attiva in Rovigo fin dal 1988, fonda le sue radici nel messaggio evangelico di accoglienza allo straniero, al carcerato, al "lebbroso" del nostro tempo, il malato di Aids, ma anche si rivolge a coloro che soffrono per solitudine, emarginazione, alcool, droga, ai malati mentali, ai senza fissa dimora e a chiunque viva in situazioni di difficoltà. Per questi derelitti è nato il "Servizio di Ascolto", una risposta immediata al disagio per portare speranza mediante progetti di riabilitazione e di sostegno personalizzati, in collaborazione anche con il Ser.T. di Rovigo.

Sono sempre più numerosi gli extracomunitari con gravi problemi di alloggio e di lavoro che passano per il Centro e per tutti si cerca una risposta. Ma le maggiori energie l'associazione le profonde, da alcuni anni, nell'ambito degli interventi rivolti alle persone detenute e in generale nel campo della giustizia nel quale sono stati raggiunti degli obiettivi di intervento fondamentali per operare come volontari, ma anche per far operare a livello di Istituzioni.

Il Centro Francescano di Ascolto aderisce a tanti organismi nazionali: SEAC, Antigone, Libera, ad esempio, che agiscono nel settore giustizia. Come aderente al SEAC (Coordinamento Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario), di ispirazione cristiana che raccoglie circa un centinaio di singole associazioni presenti in 18 Regioni², il Centro si propone di alimentare percorsi di prevenzione e di coordinare collegamenti fra Enti e Associazioni di Volontariato soprattutto a livello regionale e locale. Qui a Rovigo, altri organismi che operano nel settore giustizia sono: il Coordinamento Assistenti Volontari della Casa Circondariale di Rovigo, l'Associazione Portaverta, la Società San Vincenzo De' Paoli, l'UISP per lo sport, a testimonianza della forte attenzione al pianeta carcerario così complesso e nello stesso tempo, purtroppo, sempre così attuale nell'occhio della cronaca.

Forte dell'esperienza di tanti anni, Livio Ferrari, l'instancabile direttore dell'Associazione Francescana, nel progetto denominato "Interventi in area penitenziaria" è riuscito a coinvolgere, non senza difficoltà, il "Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Rovigo e l'Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Rovigo con interventi economici presso le Cooperative di solidarietà sociali "Nike Kai Dike" di Fiesso Umbertiano e "Progetto 81" di Rovigo per offrire un'opportunità lavorativa ai detenuti in semilibertà. Il Centro Francescano di Ascolto si fa carico anche del problema che si apre al momento della cessazione della pena, quando il detenuto necessita di inserimento sociale, di occupazione, di denaro. Rispondendo a tale emergenza, il Centro media affinché alla scarcerazione del recluso il Comune intervenga secondo le sue competenze e nei tempi utili.

Il volontariato carcerario negli ultimi anni è cambiato e ha conquistato nuovi spazi e nuove funzioni, tanto da considerarsi più propriamente un "volontariato per la giustizia", perché gli interventi dei volontari in carcere oggi sono dettati dai drammi e dalle ingiustizie sociali, e su questo piano i volontari si impegnano a "richiamare un po' tutti alle proprie pertinenze". È quanto afferma Livio Ferrari che è anche membro dell'Osservatorio Nazionale del Volontariato presso il Ministero degli Affari Sociali, Osservatorio costituito dopo la legge quadro sul volontariato. Impegnato da sempre in prima linea nella lotta contro l'indifferenza e l'abbandono degli "ultimi", in qualità di coordinatore nazionale del SEAC, il quale raccoglie diverse anime di volontariato cattolico e laico (Fivol, Arci ora d'aria, Caritas … ), è stato tra i più attivi promotori della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia di cui è presidente. L'importante iniziativa trae origine dalla necessità di unificare le innumerevoli risorse del volontariato per la giustizia al fine di ottenere azioni efficaci relative ad interventi progettuali sul territorio nazionale e regionale. La Conferenza nasce ufficialmente a Roma nel giugno del 1988 dopo quattro anni durante i quali 200 associazioni si sono confrontate per definire l'identità e il ruolo del volontariato nel proprio impegno operativo e nei confronti delle Istituzioni. La sua ideazione è stato un grosso successo ed ha evidenziato la crescita del volontariato nella capacità di porsi come interlocutore con le Istituzioni sollecitandole nell'adempimento dei loro compiti all'interno dei progetti, qualora ne venisse meno la consapevolezza. Per una collaborazione davvero efficace fra Stato, Enti Locali e Volontariato, l'8 giugno 1999 fu firmato anche un protocollo d'intesa tra questa Conferenza e il Ministero di Grazia e Giustizia, secondo il quale “…il Volontariato si pone come protagonista a pari dignità con l’Amministrazione della Giustizia e con le autonomie locali anche per il reinserimento sociale di coloro, adulti e minori, che sono entrati nel circuito penale…”.

Tornando alla realtà territoriale ove agiscono i nostri Volontari dell’Ascolto, possiamo osservare quanto siano davvero insospettate le attività progettate e promosse con (e per) i detenuti a Rovigo al fine di elevarne la dignità di persone. Da tre anni, infatti, con i detenuti essi curano l’edizione di un periodico “Prospettiva Esse” ad uso interno della Casa Circondariale di Rovigo, con il contributo dell’Assessorato alle Politiche Sociali e della Provincia di Rovigo. Qui, sia maschi che femmine possono esprimere opinioni, raccontare esperienze e storie di vita, pubblicare lettere o poesie. È uno strumento di comunicazione importantissimo per consentire a chi ha sbagliato di ritrovare la propria dimensione interiore di essere umano che sa riflettere e anche rinascere. Fa parte di quelle attività trattamentali utilizzate nel cammino di reinserimento sociale proposto ai detenuti. “Prospettiva Esse” in futuro uscirà a colori e forse c’è bisogno proprio di colore in un ambiente prevalentemente grigio come il carcere. I detenuti potranno utilizzare anche il computer così stenderanno gli articoli interamente da soli.

Sempre tramite il Centro di Ascolto è stato possibile realizzare un’idea straordinaria: portare il teatro in carcere! E quale migliore terapia per gli attori, tutti detenuti, bisognosi di ricostruire la propria identità e dignità personale? Quell’evento eccezionale ha avvicinato la “Città chiusa” il Carcere, alla Città aperta, ignara spesso di una realtà dolorosa così vicina e nel contempo tanto lontana. Registi, due giovani coraggiosi animati da una passione fortissima per tale forma di comunicazione, Sara Piffer e Simone Brunello, della Compagnia teatrale rodigina “Nexus”. Con “Caramelle a uno sconosciuto”, dopo un anno di lavorazione è stata portata in scena l’“integrazione”, come ha commentato Il Resto del Carlino di Rovigo.

Nel giugno del 1999, in occasione della partecipazione di tale lavoro alla rassegna teatrale “Opera Prima”, la compagnia “Nexus” con il progetto “Arancio Chimera”, un percorso di ricerca popolare e sociale nelle realtà in cui opera (la città, il carcere, la scuola), era riuscita in un’impresa difficile, ma ampiamente premiata dall’incoraggiante favore del pubblico. Cinque attori detenuti avevano interpretato un dramma autobiografico scritto da un detenuto stesso, Ben Garsi Mohamed, nel quale venivano rappresentati i temi della diversità razziale, del prezzo da pagare all’integrazione sociale e del grande valore della libertà che si impara a riconoscere purtroppo tardi, quando essa è stata persa dietro le sbarre di un carcere. Al di là delle oggettive difficoltà ad operare in una struttura carceraria, l’interessantissima esperienza ha spinto i giovani registi a cimentarsi in una seconda impresa teatrale, che presenteranno quanto prima al pubblico.

Ma se il Centro Francescano di Ascolto è presente nelle situazioni di maggior disagio, certamente non possono mancare dei Volontari, eccezionali, che, sulle orme del Poverello d’Assisi, si mostrano capaci di farsi prossimo nei confronti anche dei malati di Aids. Insieme ai carcerati, sono questi infelici a ricevere le attenzioni maggiori e più coinvolgenti, perché il tipo di malattia stesso esige un rapporto umano delicato e diretto, sia con i malati che con le loro famiglie. Sono gli “appestati” del nostro tempo, si dice, e non è spontaneo per nessuno condividere con loro un sorriso, un gesto di accoglienza e di conforto. È innegabile che ci vuole coraggio e superamento di pregiudizi per portare assistenza domiciliare o accompagnare le persone nella fase terminale della malattia, altrimenti condannate all’emarginazione totale e alla solitudine. Questi volontari, pochi purtroppo, in rapporto alle richieste di aiuto, collaborano con il reparto “Malattie infettive” dell’Azienda ULSS 18 di Rovigo, che fornisce supporto formativo e informativo unitamente agli operatori di Casa “Santa Chiara” di Padova, considerata la palestra per i volontari del Centro di Ascolto. Questa è una struttura di 12 posti letto nata cinque anni fa e sempre al completo. Prima di tutto dà accoglienza a ragazzi privi di riferimenti familiari e sociali, ragazzi di strada tossicodipendenti. Le aspettative di vita dei malati di aids oggi si sono allungate, ma si continua inesorabilmente a morire. I Volontari si trovano nei reparti a fianco di malati terminali spesso incapaci di sopportare la propria condizione di emarginati, li aiutano nella situazione terapeutica pesante e li accompagnano ad una morte dignitosa.

Un’ulteriore attività svolta dal Centro Francescano di Ascolto è il “Laboratorio di Studi” con il duplice scopo: informativo delle attività di solidarietà, e di agenzia, in quanto fornisce strumenti per l’informazione, la formazione, la ricerca e la prevenzione. Il Laboratorio produce da quattro anni il bimestrale “SEAC Notizie”, periodico di informazione e formazione per il volontariato penitenziario distribuito in tutta Italia; inoltre, aggiorna una biblioteca attualmente con quattromila titoli tra libri, fascicoli, opuscoli, video con servizio gratuito di prestito in particolare a studenti universitari, i maggiori fruitori³.

In rapporto alla richiesta e al bisogno i Volontari sono pochi; sono in aumento i pensionati che chiedono di poter fare qualcosa di utile. Ma per fare il Volontariato bisogna sentire dentro che cosa si desidera fare e dove ci si può collocare nell’attività di servizio. In ogni caso serve sempre una formazione che il Centro di Ascolto fornisce.

Condivido le parole del direttore quando afferma che è ancora valido oggi il messaggio rivoluzionario d’amore di S. Francesco. È vero, il mondo parla altre lingue, diverse da pace, riconciliazione, accoglienza, ma necessita continuare a portare speranza, e i nostri Volontari sono ampiamente coerenti su questa strada.

NOTE

¹ Cfr. Ventaglio Novanta, 1992 n. 6, “I Volontari del disagio”, pag. 161.

² Un giornalista di Repubblica, Nanni Vella, sta scrivendo un libro sulla storia del SEAC.

³ “Laboratorio di Studi” Centro Francescano di Ascolto, via Mure Soccorso, 5 – Rovigo – tel. (0425) 200009 – Fax (0425) 28385 – http://users.iol.it/centroascolto – e-mail: centroascolto@iol.it.

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Come citare questo articolo

Francesca Magon. “Il Centro Francescano di Ascolto”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-centro-francescano-di-ascolto/

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